Cina e Giappone escono indebolite dal quadro economico di ottobre. Il Pil cinese del terzo trimestre registra un +4,9%, in calo rispetto al +7,9% del secondo trimestre. Positivi però servizi ed esportazioni, con le esportazioni di settembre in aumento del 28,1% su base annua, e l’indice Pmi Caixin Service che rimbalza a settembre a 53,4 da 46,7. Persiste invece la carenza di semiconduttori, nonché la presenza di colli di bottiglia logistici in settori chiave come l’elettronica di consumo e la produzione di automobili, cosa che mette in difficoltà l’industria dell’export di Giappone e Corea del Sud.
«Le esportazioni dall’Asean continuano a vedere una crescita a due cifre», commenta Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity (nella foto a lato). 
Quali saranno dunque i prossimi scenari? «Ci aspettiamo che la Federal Reserve tagli presto il sostegno straordinario all’economia, il che dovrebbe portare a un aumento dei rendimenti a lungo termine», spiega Zimmermannn. «Per quanto riguarda le nostre posizioni di investimento, rimaniamo coperti sullo yen e sul dollaro di Hong Kong. Abbiamo aumentato leggermente la nostra esposizione in Indonesia, aumentando così ulteriormente il sovrappeso nell’Asean. Gli investimenti in Cina sono orientati verso la new economy, i materiali di base e l’industria dell’export ma la ponderazione assoluta rimane inferiore al benchmark. Il Giappone rimane molto attraente in termini di approccio di valutazione e i rischi d’inflazione sono limitati al segmento aziendale, poiché i loro bilanci hanno una leva molto bassa».
















