Nel cuore dell’estate, quando i mercati rallentano e le aziende tirano il fiato, Apple decide invece di accelerare. A inizio settembre Tim Cook lascerà il ruolo di amministratore delegato, chiudendo un ciclo lungo quattordici anni alla guida della società più capitalizzata al mondo. Al suo posto – a partire da settembre 2026 – arriverà John Ternus, figura interna cresciuta all’ombra dei prodotti simbolo della casa di Cupertino.
La notizia, ufficializzata dalla stessa Apple, sorprende più per i tempi che per i protagonisti. Ternus era da tempo indicato come il candidato naturale alla successione, ma il passaggio di consegne non era atteso così a breve. Cook, 65 anni, non uscirà comunque di scena: assumerà la carica di presidente esecutivo del consiglio di amministrazione, mantenendo un ruolo strategico nella governance.
Il bilancio dell’era Cook è difficilmente contestabile. Entrato in Apple nel 1998, ha raccolto nel 2011 il testimone di Steve Jobs, in un momento delicatissimo per il gruppo. Da allora, la società ha ampliato in modo significativo il proprio perimetro, consolidando l’iPhone come prodotto di punta e sviluppando nuovi segmenti, dai servizi digitali ai dispositivi indossabili. Il risultato è nei numeri: una capitalizzazione che ha sfiorato i 4 trilioni di dollari, trasformando Apple in un benchmark globale per investitori e competitor.
Nel comunicato ufficiale, Cook ha definito la guida dell’azienda “il più grande privilegio della mia vita”, sottolineando il valore della fiducia ricevuta. Un passaggio che ha il sapore di un commiato calibrato, più che di un addio improvviso. Anche perché il nuovo assetto lascia intendere una transizione morbida, in cui continuità e controllo restano saldamente intrecciati.
A certificare il peso dell’eredità è stato Arthur Levinson, presidente uscente del board, che ha attribuito a Cook una leadership “senza precedenti” capace di trasformare Apple nella “migliore azienda al mondo”. Levinson, oggi presidente non esecutivo, diventerà lead independent director, rafforzando ulteriormente l’architettura di governance.
Il vero protagonista della prossima fase sarà però Ternus. Classe 1975, formazione da ingegnere e carriera costruita tutta “dentro casa”: Ternus si laurea nel 1997 all’Università della Pennsylvania con un Bachelor of Science in ingegneria meccanica. Non solo libri: durante gli anni universitari è anche atleta nella squadra di nuoto. Il suo progetto finale è già indicativo dell’approccio concreto: sviluppa un braccio meccanico controllabile con i movimenti della testa per persone con tetraplegia.
Prima di entrare in Apple, lavora come ingegnere alla Virtual Research Systems, dove si occupa di progettazione di visori per la realtà virtuale, un dettaglio che oggi suona quasi profetico. Nel 2001 entra in Apple nel team di progettazione prodotti. È l’epoca del rilancio guidato da Steve Jobs e Ternus inizia lavorando su hardware come l’Apple Cinema Display.
La vera svolta arriva nel 2013, quando viene nominato vicepresidente dell’ingegneria hardware. È il momento in cui entra nella stanza dei bottoni, supervisionando lo sviluppo di prodotti chiave come Mac, iPad e AirPods.
Negli anni successivi il suo perimetro si allarga ulteriormente: nel 2020 prende in carico anche l’hardware dell’iPhone; nel 2021 diventa Senior Vice President of Hardware Engineering, succedendo a Dan Riccio, dal 2022 supervisiona anche Apple Watch
A differenza di Tim Cook, cresciuto nella supply chain e nella finanza operativa, Ternus è un uomo di prodotto puro. È coinvolto direttamente nello sviluppo di iPhone, Mac (inclusa la transizione ad Apple Silicon), iPad, Apple Watch, AirPods.
Gli viene attribuito anche un ruolo chiave nel rilancio delle vendite dei Mac e nelle scelte strategiche sull’hardware, inclusa la gestione dell’innovazione senza compromettere i margini. Dentro Apple è considerato un dirigente “low profile” ma molto efficace: collaborativo, metodico, poco incline ai riflettori ma capace di guidare team complessi.
Nelle sue prime dichiarazioni, Ternus ha sottolineato la dimensione personale della nomina, ricordando di aver lavorato sotto la guida di Jobs e di aver avuto Cook come mentore. Un passaggio che racconta molto della filosofia Apple: successioni costruite nel tempo, senza strappi, con una forte attenzione alla stabilità.
Per il mercato, la domanda chiave resta una: cosa cambierà davvero? Nel breve termine, poco o nulla. La combinazione tra la presenza di Cook nel board e la lunga esperienza interna di Ternus suggerisce una continuità strategica, soprattutto in un momento in cui Apple deve affrontare sfide cruciali, dall’intelligenza artificiale alla ridefinizione delle catene globali di fornitura.
















