Più esogeno di così, restava solo l’asteroide. Lo shock economico che il mondo sta affrontando (ma siamo solo all’inizio) non ha natura economica né finanziaria e gli analisti brancolano nel buio, o quasi, senza riferimenti storici a cui affidarsi. Ma non per questo rinunciano a fare previsioni. «Questa volta è una situazione davvero inedita», spiegano Joachim Fels e Andrew Balls, rispettivamente consulente economico globale e Cio Global Fized Income di Pimco. «Dopo aver conosciuto la più lunga espansione della storia, l’economia mondiale sta precipitando in quella che potrebbe facilmente diventare una delle recessioni più profonde ma anche più brevi dei tempi moderni. La storia dei cicli economici offre però poche indicazioni sui probabili sviluppi nel nostro orizzonte ciclico dei prossimi sei-dodici mesi con conseguente maggior incertezza delle prospettive di quanto normalmente accadrebbe». Se è vero che le recessioni di norma sono dovute all’intrecciarsi di gravi squilibri economici e/o finanziari che si accumulano durante un’espansione e una politica monetaria tipicamente più restrittiva nella fase finale del ciclo, talvolta aggravata da un deciso aumento delle quotazioni petrolifere, stavolta siamo di fronte a un unicum. Per fronteggiare il contagio e non mandare in tilt i sistemi sanitari, la maggior parte dei governi ha stoppato, o quasi, le attività economiche e sociali. «Il brusco calo della produzione e della domanda aggregata in molte economie occidentali nella seconda metà di marzo (ad esempio, sono precipitati gli indici compositi dei responsabili degli acquisti) verosimilmente continuerà nel breve termine in quanto le misure di contenimento del virus vengono non solo mantenute ma intensificate. Stiamo pertanto assistendo alla prima recessione in assoluto per decreto governativo», spiegano gli analisti. Non possiamo dire che non ce ne fossimo accorti.
«Nonostante la durata record del ciclo espansivo terminato con ogni probabilità a marzo, la maggior parte delle economie avanzate non presentava squilibri economici interni di rilievo: i consumi erano meno esuberanti che nel ciclo precedente, non vi era alcun eccesso di investimenti in capacità da parte delle imprese, i mercati immobiliari, salvo poche eccezioni, non erano surriscaldati e l’inflazione era generalmente contenuta e stabile. Tutto ciò dovrebbe favorire una ripresa più agevole, non frenata da questioni pregresse, quando il virus sarà sotto controllo». Notato l’uso del condizionale? Perché tra “frenata” e “ripartenza” c’è in mezzo la rapidità e l’entità delle risposte di politica monetaria e di politica di bilancio alla crisi. Senza precedenti, sen’zaltro, ma non necessariamente adeguate. E soprattutto, per lo meno nel caso italiano, non così veloci, anzi. Sommersi da decreti su decreti, con provvedimenti attuativi e circolari in gran parte ancora da emanare e garanzie solo parziali, che di fatto bloccano le imprese, l’Italia sta combattendo la crisi con arma spuntate. Riusciranno i nostri eroi a impedire che la recessione si trasformi in una depressione duratura costellata di fallimenti di imprese e disoccupazione di massa di lungo periodo? Francamente, nutriamo seri dubbi. E non siamo i soli: «Quando ci sono un unico Tesoro e un’unica banca centrale il coordinamento di politica monetaria e di politica di bilancio è più agevole», spiegano gli analisti, ma riiguardo all’Area Euro, come per la risposta di politica monetaria, anche per la risposta di politica di bilancio e le sue implicazioni a breve e medio termine, vi è maggiore incertezza alla luce della logica operativa dell’area».
Ci vorranno dai sei ai dodici mesi
E quindi? Quindi aspettiamoci un lungo periodo di ripulitura e aggiustamento: ci vorranno dai sei ai docici mesi, secondo Fels e Balls, «una volta che il nuovo coronavirus verrà portato sotto controllo e verranno meno le restrizioni. Il nostro scenario di base resta tuttavia una ripresa a U piuttosto che a V poiché le restrizioni alle attività economiche verranno verosimilmente rimosse in via graduale e a diverse velocità nei diversi settori e aree geografiche. Inoltre, il ripristino delle filiere produttive e il superamento delle strozzature nei trasporti e nella logistica richiederanno un po’ di tempo. Pertanto, dopo la caduta verticale dell’ attività economica attualmente in corso (il tratto discendente a I della U), ci aspettiamo un processo di stabilizzazione di qualche mese dopo che il virus sarà messo sotto controllo (il tratto che forma la L nella U) prima che la produzione e la domanda risalgano per attestarsi su livelli di maggiore normalità con il sostegno della politica fiscale e della politica monetaria (il tratto ascendente a I della U)».
Signori, scegliete la vostra lettera
E se le cose non andassero come previsto nei prossimo sei-12 mesi? Gli scenari di rischio che si profilano all’orizzonte sono due: prolungata stagnazione o ripresa e ricaduta. Per utilizzare un linguaggio caro agli analisti, una traiettoria a L prolungata o una ripresa interrotta da una ricaduta, in pratica una W. «I due principali fattori che potrebbero spingere verso questi scenari più avversi sono la forma della curva pandemica e la forma della curva delle insolvenze di imprese ad alto grado di indebitamento nei settori ciclici dell’economia che potrebbero non avere accesso diretto al sostegno delle banche centrali e/o dei governi», spiegano. «Una stagnazione prolungata potrebbe essere un esito probabile qualora le misure attualmente adottate dai governi per fermare il virus si rivelassero insufficienti a rallentarne la diffusione in modo significativo e si rendesse necessario prolungarle oltre le 6-8 settimane attualmente previste. In un tal scenario le attività sarebbero ridotte per un periodo prolungato e molte delle imprese con il maggior grado di indebitamento in settori ciclici dell’economia andrebbero verosimilmente incontro a insolvenza con ripercussioni negative sull’occupazione e la domanda». E se le misure di contenimento del virus avranno successo nel breve termine? Non illudiamoci: «potremmo assistere a una seconda ondata di contagio nella seconda parte dell’anno e a rinnovati blocchi delle attività economiche. Una ricaduta dopo la ripresa sarebbe probabilmente acuita dal verificarsi di insolvenze di imprese cicliche sopravvissute alla prima ondata». Morale: se già abbracciavamo col pensiero una ripresa a V, in teoria possibile, diciamo che sarà altamente improbabile.
E dopo il coronavirus?
Aspettiamoci un’accelerazione al processo di deglobalizzazione: il coronavirus ha tirato fuori il peggio delle supply chain e dei rapporti fra Stati. «Le imprese si apprestano a valutare la riduzione di complessità delle loro filiere produttive globali che si sono dimostrate vulnerabili non solo ai conflitti commerciali ma anche a improvvise interruzioni per disastri naturali o sanitari.», osservano gli analisti di Pimco. «Inoltre, i governi potrebbero adottate ulteriori limitazioni agli scambi commerciali, ai viaggi e alle migrazioni sulla scorta dei timori per la salute pubblica. Ne conseguirebbe verosimilmente un danno ben più che temporaneo per il modello economico di aziende, settori e paesi che dipendono largamente dagli scambi commerciali e dal turismo.
In secondo luogo, i livelli dei debiti pubblici e privati saranno verosimilmente significativamente più elevati dopo questa crisi. Ciò potrebbe erodere ulteriormente l’indipendenza delle banche centrali con il crescente ricorso alla politica monetaria nell’allocazione delle risorse alle imprese non finanziarie (essenzialmente una misura fiscale) e la necessità di assicurare che i costi di servizio dei debiti pubblici rimangano contenuti. Se i governi continueranno a intraprendere politiche più espansive anche dopo la crisi, il predominio fiscale della politica monetaria potrebbe infine comportare tassi di inflazione significativamente più elevati di quelli attualmente scontati dai mercati, ma con le banche centrali a limitare gli incrementi dei rendimenti nominali che normalmente conseguirebbero da una maggiore inflazione, i tassi reali tenderanno a diminuire all’aumentare dell’inflazione». Si salvi chi può.


















