Il Tar del Lazio ha tagliato in modo significativo la sanzione record inflitta ad Amazon dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) nel dicembre 2021. La multa, originariamente pari a 1,128 miliardi di euro per abuso di posizione dominante, è stata infatti ridotta di circa la metà, pur confermando la sostanza delle accuse mosse al colosso dell’e-commerce.
La vicenda: dal 2019 all’istruttoria dell’Agcm
Tutto parte dall’aprile 2019, quando l’Antitrust avviò un’indagine su Amazon ipotizzando pratiche di “self-preferencing”, cioè l’uso della propria posizione per favorire i propri servizi rispetto a quelli di concorrenti. Nel dettaglio, l’Agcm contestava ad Amazon di aver privilegiato il servizio di logistica Fulfillment by Amazon (FBA), penalizzando venditori terzi che utilizzavano operatori alternativi. Un comportamento che, secondo l’Autorità, limitava la crescita di nuovi player nel mercato della logistica per e-commerce e nell’intermediazione delle vendite su marketplace.
La pandemia e il boom delle vendite online hanno reso questa dinamica ancora più rilevante: proprio quando il settore stava esplodendo, Amazon avrebbe consolidato ulteriormente la propria posizione, rendendo più difficile per i concorrenti affermarsi.
La decisione del Tar: condotta confermata, ma sanzione ricalcolata
Nella sentenza, i giudici hanno confermato la fondatezza dell’istruttoria, respingendo le eccezioni sollevate da Amazon in merito a presunti difetti procedurali o istruttori. La condotta è stata quindi riconosciuta come abuso di posizione dominante e classificata come “molto grave”.
Diverso, però, il giudizio sulla quantificazione della multa. Il Tar ha contestato l’incremento del 50% applicato dall’Agcm in ragione delle dimensioni globali del gruppo Amazon, ritenendo che la motivazione a supporto non fosse adeguatamente argomentata. Di conseguenza, la sanzione è stata rideterminata senza l’aumento, tornando alla misura base.
Un segnale per big tech e per il mercato
La decisione del Tar non assolve Amazon, ma ridimensiona l’impatto economico della sanzione. Al tempo stesso manda un messaggio chiaro: le autorità possono e devono vigilare sulle pratiche dei grandi operatori digitali, ma le sanzioni – soprattutto quando di importo miliardario – richiedono motivazioni rigorose e inattaccabili.
Per le imprese, la vicenda è un promemoria sull’importanza di una regolamentazione chiara nei mercati digitali, sempre più dominati da pochi player globali. Per Amazon, invece, resta una macchia sul piano reputazionale, pur con una multa alleggerita.
















