In un momento storico tra i più difficili di sempre, bisogna imparare ad accontentarsi. Così, un rialzo di oltre 2 punti percentuali (+2,23%) merita di essere salutato con un pallido ottimismo. Siamo a quota 15.336 punti per il Ftse Mib, fortunatamente ben lontani da quei 12.295 registrati il 24 luglio del 2012 che sono il fondo più nero toccato dal nostro listino principale. È successo qualcosa di particolare? Non esattamente, nel senso che all’indomani della pubblicazione del decreto Cura-Italia, i mercati rimangono ancora in attesa di saperne di più.
Nel frattempo l’Europa si è riscoperta un po’ più fragile e anche chi inneggiava al darwinismo sociale oggi sembra decisamente più cauto. Donald Trump – bontà sua – si è accorto che l’emergenza è tutt’altro che una banale influenza e ha deciso di correre ai ripari, garantendo pieno sostegno a industrie e filiere colpite. Basterà? Sicuramente non per evitare una recessione globale che cambierà un po’ lo scenario internazionale almeno nel prossimo biennio.
Tornando a Milano, buone performance di Telecom, Banco Bpm, Eni (che beneficia di una leggera risalita dei prezzi del petrolio) e Ubi, mentre prosegue il momento nero di Fca che ha dovuto annunciare lo stop alla produzione per almeno una settimana. Infine, lo spread: è salito anche oggi, e siamo a quota 284. Un valore pericoloso, soprattutto per un Paese che dovrà per forza di cose indebitarsi per mantenere in piedi – o almeno tentarci – la propria economia.
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