Nel dibattito sull’intelligenza artificiale, tra entusiasmi e timori per il futuro delle professioni, i Consulenti del Lavoro sono già dentro la trasformazione. A guidare la categoria in questa fase cruciale è Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, che in questa intervista racconta come cambiano studi, tutele e regole del gioco.
Lei è alla guida della categoria dei Consulenti del Lavoro. Ritiene che l’intelligenza artificiale rappresenti un rischio per gli studi professionali o una leva di sviluppo?
L’intelligenza artificiale non rappresenta più una prospettiva lontana, ma una realtà già presente negli studi professionali. Come accade in molti altri ambiti, anche la nostra professione è coinvolta in una trasformazione che sta incidendo profondamente sui processi di lavoro e sui modelli organizzativi. Le tecnologie digitali permettono oggi di automatizzare attività ripetitive, ridurre gli errori e gestire grandi quantità di dati in modo più rapido ed efficiente. Questo consente ai professionisti di liberare tempo prezioso da dedicare alle specializzazioni, alla consulenza strategica, al supporto alle imprese e alla qualità della relazione con i clienti, che rimane un elemento centrale della nostra attività. Naturalmente ogni innovazione porta con sé anche alcune criticità e può generare incertezza, soprattutto per chi incontra difficoltà nell’aggiornare strumenti e competenze. Proprio per questo diventano essenziali la formazione continua e gli investimenti nelle competenze digitali. Si tratta di una trasformazione che deve essere accompagnata anche da un quadro di regole chiare e condivise. L’intelligenza artificiale non sostituisce il professionista, ma può rafforzarne il ruolo, a patto che venga utilizzata con consapevolezza e visione.
In un contesto di profonda trasformazione del lavoro e delle professioni, come giudica la riforma degli Ordini e quali sono le vostre principali istanze?
Si tratta di un intervento atteso da tempo, che aggiorna il sistema ordinistico ai cambiamenti del mondo del lavoro e delle professioni. Il disegno di legge delega valorizza le specializzazioni, rafforza il codice deontologico – anche con riferimenti all’uso dell’intelligenza artificiale – semplifica la disciplina delle società tra professionisti e ribadisce il principio dell’equo compenso. Positiva, anche, l’introduzione di nuove tutele per malattia, maternità e infortunio del professionista. Allo stesso tempo, sarà importante evitare indebiti sconfinamenti di competenze e assicurare che l’esercizio della professione e l’uso del titolo restino legati all’iscrizione all’Ordine, coerentemente con il percorso di accesso fondato su titolo di studio, tirocinio ed esame di Stato. Riteniamo inoltre necessario favorire l’utilizzo da parte dei giovani delle società tra professionisti, anche attraverso un regime fiscale meno penalizzante, e limitare la responsabilità civile dei professionisti all’effettivo esercizio delle attività proprie della professione.
La direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza salariale è al centro del dibattito. Qual è la sua valutazione?
Il principio che ispira il provvedimento è condivisibile: rafforzare la trasparenza per prevenire discriminazioni retributive. Tuttavia, l’applicazione va calibrata sulla struttura del nostro tessuto produttivo. In realtà con pochi dipendenti, la pubblicazione della retribuzione media per livello o mansione può rendere il dato facilmente riconducibile alla singola persona, con evidenti criticità rispetto alla normativa sulla protezione dei dati personali. La trasparenza deve quindi coordinarsi con la disciplina sulla privacy, evitando rigidità che possano entrare in conflitto con le indicazioni del Garante e con i compiti del responsabile della protezione dei dati. Diverso il caso delle imprese medio-grandi, dove dati aggregati e report strutturati consentono un equilibrio tra riservatezza e controllo. Allo stesso tempo, misure come l’indicazione del range retributivo in fase di selezione e il divieto di richiedere le retribuzioni pregresse possono contribuire a prevenire distorsioni. Positiva inoltre la previsione contenuta del D.Lgs. di recepimento della Direttiva europea di escludere i datori di lavoro con meno di cinquanta dipendenti dall’obbligo di rendere disponibili i criteri per la progressione economica. Una previsione coerente con la struttura del tessuto produttivo italiano, caratterizzato in larga parte da piccole e medie imprese che spesso dispongono di risorse limitate. In questo modo si evita che gli obblighi di trasparenza si traducano in un aggravio sproporzionato per le realtà di ridotte dimensioni.
Manca poco al Festival del Lavoro 2026. Cosa dobbiamo aspettarci dall’appuntamento più importante dell’anno per la vostra categoria?
Il Festival del Lavoro si presenta quest’anno come un evento ancora più ricco e dalla visione strategica. Il titolo scelto, “Le nuove sfide del lavoro”, riflette la volontà di mettere al centro la persona in una fase segnata da profonde trasformazioni tecnologiche e sociali. Il programma si articolerà attorno a tre grandi direttrici: un welfare ampliato e generativo, la sicurezza e la qualità dell’occupazione, e l’impatto dell’intelligenza artificiale sul sistema produttivo e sui diritti del lavoro. Con undici spazi tematici, circa 300 relatori e 150 eventi, il Festival offrirà un confronto ampio su sicurezza, produttività, salari, previdenza, fiscalità, inclusione e lavoro femminile. Tra le novità, il Forum della Salute e della Sicurezza, realizzato con Inail, che accompagnerà tutte e tre le giornate con l’obiettivo di trasformare il dibattito in proposte operative su prevenzione e reinserimento post-infortunio. Giunto alla 17ª edizione, il Festival è riconosciuto come l’appuntamento in cui contribuire concretamente al dibattito sulle politiche e sulla qualità del lavoro interloquendo con le istituzioni, le parti sociali e i vertici dei nostri enti di riferimento.
















