di Davide Savelli
Negli ultimi anni le banche stanno sperimentando un uso sempre più esteso dell’intelligenza artificiale (AI) nei sistemi di analisi e gestione del rischio. L’esperienza maturata nel settore mostra come l’integrazione di questi strumenti stia progressivamente modificando il modo in cui gli istituti di credito sviluppano, validano e monitorano i modelli di rischio.
Le tecniche di machine learning consentono infatti di analizzare grandi quantità di dati e individuare pattern complessi, aprendo nuove possibilità nella previsione dei rischi e nella gestione delle anomalie. La letteratura accademica evidenzia come questi strumenti possano rafforzare la capacità delle istituzioni finanziarie di:
individuare segnali precoci di rischio;
migliorare i sistemi di prevenzione delle frodi;
supportare processi di compliance sempre più articolati.
Questa evoluzione introduce però anche nuove questioni per la governance dei modelli e per i sistemi di controllo interno delle banche.
Modelli più potenti, ma anche più complessi
Il machine learning consente di sviluppare modelli di analisi del rischio capaci di elaborare quantità di dati molto più ampie rispetto ai modelli statistici tradizionali. Variabili comportamentali, dati macroeconomici e flussi informativi in tempo quasi reale possono essere integrati per produrre analisi più dinamiche e granulari.
Tuttavia, proprio la maggiore complessità degli algoritmi introduce nuove criticità. Numerosi modelli basati su tecniche di apprendimento automatico risultano infatti meno interpretabili rispetto agli approcci tradizionali. Questo rende più difficile ricostruire il processo decisionale che porta alla stima del rischio e valutare in modo trasparente il contributo delle diverse variabili.
Per gli istituti di credito ciò significa affrontare una sfida crescente: conciliare la maggiore capacità predittiva degli algoritmi con i requisiti di trasparenza, validazione e controllo richiesti dai sistemi di governance del rischio.
Il nodo della governance dei modelli
Nella pratica operativa delle banche, l’introduzione di tecniche di machine learning nei modelli di rischio pone una questione sempre più rilevante: come garantire che modelli sempre più sofisticati rimangano comprensibili, verificabili e coerenti con i framework di controllo esistenti?
I processi di model risk management prevedono infatti attività strutturate di validazione indipendente, monitoraggio delle performance e revisione periodica dei modelli. Quando gli algoritmi diventano più complessi, queste attività richiedono strumenti e competenze nuove.
La sfida non riguarda soltanto lo sviluppo di modelli più avanzati, ma anche la capacità di integrarli all’interno dei sistemi di governance già esistenti. In particolare, le istituzioni finanziarie devono garantire:
validazione indipendente dei modelli e verifica metodologica;
auditabilità delle decisioni algoritmiche e tracciabilità dei processi;
monitoraggio continuo delle performance dei modelli nel tempo;
gestione strutturata del model risk all’interno dei framework di controllo.
In questo contesto emerge una domanda sempre più centrale per molte istituzioni finanziarie: come governare modelli di rischio sempre più complessi quando incorporano tecniche di machine learning difficili da interpretare con gli strumenti tradizionali?
AI e controlli di compliance
L’artificial intelligence trova applicazioni anche nei processi di controllo e compliance. Sistemi di analisi automatizzata sono già utilizzati per supportare attività come:
monitoraggio delle transazioni;
prevenzione delle frodi;
identificazione di comportamenti anomali nei flussi finanziari.
In ambiti come l’antiriciclaggio (AML) o i controlli KYC, gli algoritmi possono contribuire a individuare schemi sospetti difficili da rilevare con approcci tradizionali. Tuttavia, anche in questi casi emergono questioni legate alla trasparenza delle decisioni automatizzate e alla possibilità di spiegare i risultati prodotti dai modelli.
Per questo motivo la crescente diffusione di sistemi basati su AI sta portando parecchie istituzioni finanziarie a rafforzare i presidi di governance dei dati, i processi di validazione dei modelli e i sistemi di monitoraggio delle performance.
Il quadro regolatorio europeo
L’attenzione verso questi temi si inserisce in un contesto regolatorio in rapida evoluzione. In Europa, il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nei servizi finanziari si intreccia con le iniziative normative volte a definire requisiti di trasparenza, affidabilità e controllo dei sistemi algoritmici.
Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act), per esempio, introduce una classificazione dei sistemi di AI in base al livello di rischio e prevede requisiti specifici per le applicazioni considerate ad alto impatto.
Tanti sistemi utilizzati in ambito finanziario potrebbero rientrare in queste categorie, richiedendo livelli più elevati di documentazione, test e supervisione.
Questo orientamento riflette una crescente attenzione verso la capacità delle istituzioni finanziarie di garantire non solo l’efficacia dei modelli algoritmici, ma anche la loro trasparenza e controllabilità.
Il rischio di omogeneità dei modelli
Un ulteriore tema riguarda i possibili effetti sistemici dell’adozione diffusa di tecniche di machine learning nel settore finanziario. Se le istituzioni utilizzano modelli simili, addestrati su dati analoghi, esiste il rischio che reagiscano in modo simile agli stessi segnali di mercato.
In determinate condizioni questo potrebbe amplificare comportamenti collettivi e aumentare la volatilità dei mercati. Per questo motivo alcune analisi accademiche sottolineano l’importanza di mantenere adeguati livelli di diversità nei modelli e di rafforzare i sistemi di monitoraggio del rischio.
Oltre l’algoritmo: la sfida della governance
Nel dibattito sull’intelligenza artificiale nel settore finanziario l’attenzione si concentra spesso sulle capacità predittive degli algoritmi. Tuttavia, per molte istituzioni, la vera sfida riguarda la capacità di governare modelli sempre più complessi all’interno di sistemi di controllo robusti e trasparenti.
In prospettiva, l’AI potrebbe svolgere un ruolo non solo nella costruzione dei modelli di rischio, ma anche nella loro governance: supportando il monitoraggio continuo delle performance, l’identificazione delle anomalie e la tracciabilità dei processi decisionali.
In questo scenario la sfida per le banche non è soltanto adottare strumenti analitici più sofisticati, ma garantire che tali strumenti rimangano pienamente integrati nei framework di controllo e nei sistemi di supervisione (per approfondimenti vedi l’articolo “Vigilanza BCE 2026: come le banche italiane possono prepararsi operativamente”) che sostengono la stabilità del sistema finanziario.
















