La decisione di Mercedes-Benz di vendere la propria intera quota del 3,8% in Nissan segna la conclusione di un periodo importante nei rapporti tra due gruppi storici dell’automotive mondiale. Il valore dell’operazione, che si aggira intorno ai 346 milioni di dollari, è stato determinante per il pesante scivolone del titolo Nissan alla Borsa di Tokyo, dove ha perso oltre il 6% in poche ore.

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La mossa

Dietro questa mossa si nasconde una lunga storia di cooperazioni industriali, iniziata formalmente nel 2010 e cresciuta negli anni in vari settori: dai crossover e dai motori elettrici fino alla produzione di pickup e piattaforme condivise, con investimenti congiunti in Mexico e Spagna. Tuttavia il settore sta vivendo una fase di ridefinizione. Negli ultimi anni, le strategie di Mercedes-Benz si sono orientate verso una razionalizzazione del portfolio; l’azionariato Nissan non costituiva più una leva strategica, ma piuttosto un investimento gestito dal fondo pensione interno fin dal 2016. La complessità e l’internazionalizzazione delle alleanze in atto, soprattutto tra Renault, Nissan e Mitsubishi, ha portato i player a rivedere partecipazioni e sinergie, cercando maggiore autonomia e flessibilità.

Il contesto di mercato

Oltre alle motivazioni di portafoglio, pesa il difficile contesto di mercato del 2025: Mercedes-Benz ha registrato nel primo semestre utili e ricavi dimezzati, sotto la pressione dei dazi e della contrazione in Cina, principale mercato di sbocco. Di fronte a margini più sottili e all’esigenza di concentrare risorse sui segmenti core – soprattutto l’elettrico e l’alto di gamma – ogni asset non funzionale alla strategia viene messo in liquidazione. Per Nissan, il colpo non è solo borsistico: dopo anni di difficoltà, la casa giapponese sta tentando una svolta credibile verso la redditività, con tagli e riorganizzazioni profonde promesse dal nuovo piano “Re:Nissan”.

La duplice volontà

La vendita delle azioni a uno sconto rispetto al prezzo di mercato segnala dunque una duplice volontà: chiudere rapidamente posizioni considerate non più redditizie e contenere l’esposizione in un ambiente industriale dove ogni euro di liquidità può fare la differenza. Anche Renault ha progressivamente diminuito la propria quota in Nissan, evidenziando un riequilibrio dei vecchi assetti. In definitiva, la scelta di Mercedes-Benz risponde a logiche di disciplina finanziaria e focalizzazione: in uno scenario di rischio e volatilità crescenti, il gruppo tedesco preferisce liberare risorse per investire sui suoi pilastri, mentre Nissan si ritrova a dover dimostrare al mercato la capacità di resistere senza il supporto di investitori di lungo periodo.