La sfida che ci attende è quella di diminuire il livello di carbonizzazione. La mia proposta è che si debba iniziare a programmare in forma olistica tale politica economica, ossia utilizzando fonti e vettori pluriformi e non tra loro alternativi: dalle fonti cinetiche come il vento e le onde dell’acqua, alle fonti di calore, solare o geotermico, sino alle fonti fossili sotto stretto controllo epidemiologico, sino a quelle atomiche di nuovissima generazione. Una delle leve che mi auguro si inveri, quindi, è quella di operare usando anche la leva dell’integrazione delle fonti energetiche a partire dalla rete dell’intermodalità logistica nazionale, autostradale, ferroviarie, portuale, di gomma e di ferro, con forte sviluppo dell’internet delle merci.

Covid e guerra: urge ripensare energia e trasporti 

Ma questo obbiettivo di grande ambizione e di lunga durata attuativa deve essere inserito in una congiuntura eccezionale. Quella in cui oggi -e per molti anni ancora -saremo immersi: l’incrociarsi di due eventi catastrofici e quindi exogeni al ciclo economico.

Dapprima la pandemia con i rischi di contaminazione e di rottura della riproduzione umana. Di poi la guerra di aggressione russa all’Ucraina, con la risposta tendenzialmente sinergica sia degli USA, sia dell’UE, sia della NATO con l’allargamento scandinavo-baltico di quest’ultima.

E’ prezioso, per capire il mondo in cui viviamo, riflettere su quell’assunto della teoria realistica delle relazioni internazionali che spiega come la politica, anche la politica economica, sia- innanzi tutto -politica estera e come quest’ultima s’intrecci spesso con quella tragica attività umana che, nonostante tutta la nostra modernità, non è stata affatto dismessa: la guerra.

Nazioni diverse, sanzioni difficili da applicare

La spinta sanzionatoria nordamericana si scontra oggi con le diversità ideologiche e strutturali dell’economie degli Stati aderenti ai trattati europei, con conseguenze storicamente rappresentate dalle diverse vie alla sostituzione energetica delle fonti fossili che si identificano come possibili: plessi geografici per plessi geografici, filiere industriali e dei servizi per filiere industriali e dei servizi. Tutto ciò si delinea dinanzi a noi nelle forme storiche con cui è storicamente avvenuta la costruzione dell’economia italiana, immersa tra il Mediterraneo e l’Arco Alpino.

Il primo, lago Atlantico, interconnette l’Italia con l’Africa, ricca di energia e minerali fossili e non fossili. Il secondo interconnette -e non divide- l’Italia con la pianura continentale franco -tedesca-olandese europeo- continentale, sino ad Amburgo e all’accesso all’Artico e quindi-da Nord-agli Oceani. In essi nuovamente domina l’Anglosfera: sempre più potente, sempre più decisiva dinanzi alla crisi irreversibile di una Russia patologicamente aggressiva e in decadenza profonda, mentre si affaccia il declino di una Cina che sta lentamente finendo la sua spinta propulsiva.

Tutto è in movimento e tutto è nuovo: ecco la nostra consapevolezza che deve divenire strategia di trasformazione e non di inerzia o-peggio-di desistenza. In questo contesto si è inverata la decisione nordamericana e dell’UE delle sanzioni economiche alla Russia. Diverse le  reazioni suscitate tra i partners europei con dibattito ancora in corso.

La pandemia ha accelerato la trasformazione

Ma il percorso verso una trasformazione economica che consenta la ripresa non può arrestarsi. Penso alla decisione di percorrere i sentieri dell’economia votata alla transizione energetica e che, attraverso la circolarità del sistema economico potrebbe essere la chiave di volta per la ripresa a breve termine e insieme il nocciuolo della grande trasformazione futura. Il lavoro a distanza, l’internet delle merci, la trasformazione delle catene di produzione e delle catene logistiche del commercio mondiale, altro non sono che l’accelerazione di processi profondi del capitalismo contemporaneo già in corso e che la pandemia non smorza ma, invece, accelera, come sempre accadde ed accadde nelle grandi crisi indotte dalle pandemie, dalla peste nera alla febbre “ spagnola”: tutte pandemie che determinarono immensi progressi tecnologici  nel trasporto e nella manipolazione topologica delle merci oltreché nella storia della medicina.

A questa trasformazione dobbiamo essere pronti. La chiave di volta sarà l’integrazione tra servizi all’ impresa e manifattura digitalizzata. Qui si porrà il  punto di sostegno per realizzare una ripresa sostenibile e interdipendente sul piano mondiale.