Il tema della protezione dei dati personali si fa sempre più stringente in Europa. Dopo il bando dei cookies di terze parti, ora a rischio è anche Analytics, lo strumento di Google che consente di “spacchettare” il traffico sui siti per conoscere meglio abitudini degli utenti e tipologia di popolazione. Andrea Boscaro, partner di The Vortex, ha provato a spiegare a Economy quali sono i risvolti.

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È vero che Analytics verrà sospeso in Europa?

Due importanti Authority nazionali per la protezione dei dati, la CNIL francese e la Datenschutzbehörde austriaca ne hanno rilevato l’incompatibilità con i loro ordinamenti in relazione al trasferimento dei dati degli utenti al di fuori dell’Unione Europa ed è attualmente in corso un confronto per verificare se, sul piano giuridico, vi siano elementi tali da portare alla sospensione del più diffuso strumento di monitoraggio del traffico dei siti web. Anche per affrontare questo rischio, oltre che per adeguarsi allo scenario di una navigazione online più rispettosa della privacy ed al conseguente prossimo blocco dei cookie di terze parti, Google ha annunciato che, dal 1° luglio 2023, la versione standard di Google Analytics cesserà di processare nuovi dati con l’invito a migrare a Google Analytics 4, un sistema disegnato esplicitamente attorno ai nuovi paletti alzati dai browser.

 

Il tracciamento rende più o meno opache le procedure di acquisizione dei dati?

Il rischio è che le preoccupazioni legate alla privacy da un lato rendano più opache le procedure di acquisizione dei dati perchè basate, anzichè sullo standard trasversale dei cookie di terze parti, su tecnologie proprietarie (i Mobile Advertiser ID di Apple e Android o gli alternative User ID gestiti da specifici vendor) e dall’altro non intacchino, anzi accrescano, il peso dei “walled garden”. Gli OTT infatti, all’interno dei quali la navigazione ha luogo sempre dietro login, non solo non sono influenzate dal blocco dei cookie di terza parte, ma beneficeranno probabilmente del bisogno, ad esempio da parte di aziende ed editori, di replicare la propria attività al loro interno per servirsi al meglio delle funzionalità offerte. Se la Rete sarà un insieme di recinti separati, non sarà certo un vantaggio nè per i consumatori nè per gli operatori.

 

Il Gdpr è un freno allo sviluppo dell’economia digitale?

L’adeguamento al Gpdr costituisce sicuramente un freno perchè rappresenta una cesura rispetto al tempo precedente: la difficoltà, ad esempio, di servirsi di contatti raccolti in forme incoerenti con le nuove norme per comunicare con loro via newsletter ha per molte aziende ed organizzazioni rappresentato la necessità di ripartire da zero. Occorrerà però vedere se, nel medio-lungo periodo, quando tecnologie e processi saranno sviluppati nel rispetto del nuovo contesto, questo fenomeno continuerà a limitare lo sviluppo dell’economia o, al contrario, faciliterà un uso più sicuro della Rete e una navigazione maggiormente improntata alla fiducia e al rispetto di un più attento trattamento dei dati personali.

 

Negli Usa ci sono norme ugualmente stringenti?

Il provvedimento più simile al nostro Gdpr è il California Consumer Privacy Act ed è opportuno considerarlo da parte delle tante imprese italiane il cui modello di business e il cui sviluppo di contenuti multi-lingua hanno l’intento di raggiungere utenti statunitensi al fine di raccoglierne il contatto e metterlo al servizio di iniziative di business e comunicazione.