L’Unione europea allenta le proprie regole sulla filiera della difesa pur di garantire continuità alla produzione militare Ucraina. Bruxelles ha infatti autorizzato Kiev a utilizzare una parte dei fondi del nuovo programma europeo per la difesa per acquistare componenti prodotti in Cina destinati alla realizzazione di droni, riconoscendo di fatto che, almeno nel breve periodo, alcune tecnologie non sono disponibili sul mercato europeo in quantità sufficienti.
La decisione, anticipata dal Financial Times, mette in luce una delle principali fragilità industriali dell’Europa: la dipendenza da fornitori extra-Ue per componenti considerati strategici proprio mentre l’Unione punta a rafforzare la propria autonomia nella difesa. La deroga riguarda la prima tranche da 5,9 miliardi di euro destinata all’acquisto di droni, parte di un più ampio pacchetto di prestiti europei da 60 miliardi di euro pensato per sostenere gli approvvigionamenti militari dell’Ucraina.
La deroga dell’Ue all’Ucraina per acquistare componenti cinesi
Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico, l’esenzione consentirà all’industria ucraina di acquistare specifici componenti cinesi indispensabili per la costruzione dei droni, quando prodotti equivalenti non siano disponibili in Europa con tempi e volumi compatibili con le necessità operative del conflitto.
La scelta rappresenta un passaggio delicato anche sul piano geopolitico. Da mesi Bruxelles accusa infatti Pechino di rappresentare un fattore determinante nel sostegno indiretto alla macchina bellica russa attraverso la fornitura di componenti destinati all’industria militare di Mosca. Allo stesso tempo, però, riconosce che anche la capacità produttiva dell’Ucraina continua a dipendere dalla manifattura cinese per alcune parti considerate essenziali.
Droni, la produzione non basta a sostenere il fronte
Negli ultimi due anni l’Ucraina ha sviluppato una delle industrie della difesa più innovative d’Europa, accelerando la produzione interna soprattutto dopo i continui bombardamenti russi contro le infrastrutture strategiche. Nonostante gli investimenti, la domanda di droni continua però a superare la capacità produttiva nazionale e quella dei partner occidentali.
Secondo funzionari ucraini citati dal Financial Times, gli aeromobili senza pilota sarebbero oggi responsabili di circa l’80% delle perdite inflitte alle forze russe sul campo di battaglia. Una quota che spiega perché la disponibilità di componenti rappresenti ormai una priorità assoluta per Kiev.
Come funzionano i fondi europei per la difesa
Le regole del nuovo strumento finanziario europeo prevedono che gli armamenti acquistati con fondi Ue provengano prevalentemente dal mercato unico europeo, dall’Ucraina o da Paesi partner autorizzati, come il Canada. Possono inoltre partecipare altri Stati che abbiano sottoscritto un partenariato di sicurezza con l’Unione europea, contribuiscano al programma e forniscano un sostegno concreto all’Ucraina. Tra questi figura ora anche il Regno Unito, che ha aderito recentemente al meccanismo.
Per i fornitori esterni a questo perimetro, il regolamento stabilisce che non oltre il 35% del valore complessivo di un contratto possa essere costituito da componenti provenienti da Paesi terzi. Lo stesso testo precisa inoltre che gli acquisti non devono compromettere gli interessi di sicurezza e difesa dell’Unione.
Perché Bruxelles ha autorizzato l’eccezione
Le norme europee prevedono tuttavia una clausola di flessibilità. Quando determinati prodotti o componenti non possono essere reperiti in tempi rapidi o nelle quantità richieste presso fornitori europei o partner autorizzati, l’Ucraina può chiedere una deroga alla Commissione europea. È proprio questa eccezione che Bruxelles avrebbe applicato alla prima tranche da 5,9 miliardi di euro dedicata ai droni, autorizzando l’acquisto di specifici componenti cinesi ritenuti indispensabili per mantenere operativa la produzione.













