La competitività delle imprese dipende solo dalla disponibilità di capitale o anche dalla qualità delle competenze manageriali? Nel contesto imprenditoriale italiano, caratterizzato prevalentemente da Pmi, molte delle quali a carattere familiare, il tema della limitata managerializzazione e della formazione sta diventando sempre più centrale. Molte aziende, infatti, non hanno la capacità interna di sviluppare percorsi formativi strutturati che siano efficaci ed efficienti. Spesso il trasferimento delle competenze dipende dalla disponibilità del singolo responsabile e non da un percorso organizzativo di crescita professionale.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

La formazione avviene prevalentemente “on the job”, modalità di sicuro utile, ma non più sufficiente per gestire la complessità crescente della funzione amministrazione, finanza e controllo.A questo aspetto si aggiungono altri due importanti elementi che influenzano la formazione. Stanno cambiano rapidamente le aspettative dei giovani professionisti, i quali non valutano più l’azienda solo in base all’aspetto retributivo, ma anche per la sua capacità di offrire possibilità di crescita, sviluppo delle competenze e confronto con esperienze concrete e trasversali. La formazione diventa quindi un elemento importante anche dal punto di vista organizzativo in quanto catalizzatore di talenti. Inoltre, la funzione del Cfo si è arricchita di nuovi ruoli e responsabilità. Accanto all’amministrazione e alla finanza si affiancano oggi compiti legati alla sostenibilità, alla digitalizzazione, alla gestione dei rischi e al supporto di tutti processi aziendali.

Per affrontare queste nuove sfide diventa rilevante conoscere e saper utilizzare nuovi metodi e strumenti, arricchire conoscenze in modo trasversale e dinamico. Nello scenario appena descritto, i percorsi di formazione post-universitaria, quali Master e Business Academy, si stanno orientando sempre di più verso un modello “ibrido”, capace di integrare approccio accademico ed esperienza manageriale. Un caso reale di controllo di gestione, di budgeting o di trasformazione digitale della funzione finance diventa così l’occasione per mettere a confronto modelli teorici, strumenti operativi ed esperienze maturate sul campo, trasformando l’analisi e la risoluzione di problemi concreti nell’obiettivo comune dell’intero percorso formativo. 

Il modello “ibrido” non si presenta, pertanto, come una semplice alternanza tra teoria e pratica, ma come un percorso di apprendimento nel quale lo stesso problema viene affrontato da due prospettive complementari. Da un lato, infatti, l’Accademia offre la conoscenza di modelli interpretativi, rigore metodologico, capacità di analisi e di sintesi, ed una visione sistemica dell’impresa. Tutte queste conoscenze consentono di accrescere una serie di competenze, quali, ad esempio: sviluppare capacità critica; aggiornare e sistematizzare le conoscenze; interpretare fenomeni complessi.

L’Università consente di mettere insieme differenti approcci scientifici e competenze disciplinari differenti. Dall’altro lato, Il coinvolgimento di Cfo, manager, consulenti, professionisti e rappresentanti del sistema imprenditoriale permette di condividere problemi reali, esperienze, errori, soluzioni organizzative e processi decisionali concreti. Il confronto con il management consente di comprendere come le conoscenze teoriche acquisite possano essere adattate alle dimensioni dell’impresa, al settore, alla governance, alla cultura organizzativa e alla fase del ciclo di vita aziendale.

Le esperienze congiunte di docenti universitari e di manager di azienda finiscono così per rappresentare un “ecosistema formativo”, nel quale docenti, aziende, associazioni, ex allievi, imprenditori, consumatori e finanziatori contribuiscono alla costruzione e alla diffusione di nuove conoscenze e competenze.

Quando Accademia e management riescono a confrontarsi sui problemi reali delle organizzazioni, la formazione smette quindi di essere un semplice trasferimento di conoscenze e diventa uno strumento di crescita per le persone e di competitività per le imprese. Sarà questa la vera sfida della formazione manageriale nei prossimi anni: creare valore attraverso il confronto tra chi studia i modelli e chi li applica quotidianamente nelle imprese.