Alcuni anni fa, al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, presso la Clinica ematologica, sperimentammo un percorso di benessere per i giovani pazienti denominato G-Web, affidato alla creazione di un sito web basato su un accuratissimo sistema di protezione dei dati, sull’approvazione del comitato etico e sul reclutamento di una bravissima ematologa.

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Quest’ultima aveva il compito di coordinare l’attività di una psicologa, che seguiva on demand le esigenze e i desideri espressi dai giovani pazienti, con l’obiettivo di programmare attività creative e di potenziare le dinamiche relazionali. Purtroppo il percorso fu interrotto dalle inevitabili ripercussioni di alcuni trasferimenti, cui si aggiunse una vicenda meravigliosa: il parto trigemellare della giovane dottoressa.

Sono passati alcuni anni e, con la crescita dei progetti della Fondazione per l’Umanizzazione della Cura che presiedo e con le innovazioni introdotte dall’intelligenza artificiale, i tempi sono diventati maturi per rilanciare e rinnovare il progetto con un nuovo orientamento: quello di una porta perennemente socchiusa, dunque sempre accessibile, con entrate diversificate per pazienti, caregiver e personale sanitario, ma con potenzialità interattive tali da facilitare tutti gli aspetti relazionali, mantenendo un rigoroso assetto di privacy.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale è legato all’ottimizzazione non solo del funzionamento del progetto, ma anche al potenziamento dei percorsi di umanizzazione, attraverso l’attivazione di processi di crescita della consapevolezza, di interazione e di comunicazione tra i medici e il personale sanitario.

Questo processo dovrebbe svilupparsi attraverso il ruolo di coordinamento di psicologi clinici addestrati e pienamente consapevoli di questo compito, con effetti potenziali di contenimento del burnout e di crescita della riflessività costante di tutti gli attori coinvolti nei percorsi di cura, nelle varie fasi terapeutiche, inclusa la dimissione e il ritorno alla vita attiva dei pazienti.

Il progetto è rivolto innanzitutto ai reparti più critici e a quelli che necessitano di strategie mirate per potenziare il benessere dei pazienti, dei caregiver e degli operatori, come la rianimazione, l’oncologia e la pediatria. Una grande opportunità si sta delineando all’ospedale Pierantoni di Forlì, dove questi reparti sono in procinto di essere ospitati in un unico edificio, con significative economie di scala, in un progetto di per sé non costoso, come abbiamo già sperimentato nel breve percorso realizzato in passato a Bologna.

Crediamo molto nelle potenzialità dell’IA per la crescita della consapevolezza partecipata della cura e nella cura.