Il 17 settembre, al Teatro Italia di Roma, il progetto Pronti a contare ha portato al centro del dibattito una questione che riguarda sempre più da vicino le famiglie: come conciliare un accesso semplice e digitale al credito con una protezione effettiva dal sovraindebitamento. Al tavolo, associazioni dei consumatori, istituzioni, banche, intermediari e Authority hanno discusso la nuova direttiva europea CCD2, destinata a ridisegnare le regole del settore dal 20 novembre 2026.
Il credito è ormai entrato nella routine dei consumi. Non soltanto prestiti personali, finanziamenti per l’auto o carte revolving: un acquisto e-commerce può trasformarsi in una successione di rate nel giro di pochi secondi, grazie alle formule di Buy Now Pay Later. È una comodità, ma anche un cambio di paradigma: la spesa si scompone, il suo peso sul bilancio può diventare meno visibile e la somma di più piccoli impegni può sfuggire alla percezione del consumatore.
Da qui il senso di un appuntamento costruito non come una semplice presentazione di risultati, ma come un passaggio “dalla formazione alla proposta”: un confronto su ciò che la nuova disciplina richiederà a finanziatori, intermediari, regolatori e associazioni, e su come rendere l’educazione finanziaria un’infrastruttura concreta di prevenzione.
Il credito corre più dei mutui
Il quadro di mercato spiega l’urgenza. Nei primi sette mesi del 2026, lo stock dei finanziamenti alle famiglie — mutui, credito al consumo e altri prestiti — è salito di 12,92 miliardi, raggiungendo 696,81 miliardi di euro: un incremento dell’1,9% rispetto alla fine del 2025.
A crescere più rapidamente è stato il credito al consumo: da 131,17 a 135,78 miliardi di euro, cioè 4,61 miliardi in più e +3,5% nei primi sette mesi dell’anno. Nello stesso periodo i mutui sono aumentati di circa 9,2 miliardi, pari al 2,1%.
Il dato decisivo non è dunque l’esistenza del credito — che ha una funzione economica e sociale essenziale quando permette di affrontare spese necessarie e pianificate — ma la sua qualità. Conta il prezzo: a luglio il tasso medio sul credito al consumo risultava all’8,68%. Conta soprattutto, tuttavia, la capacità di chi lo richiede di misurare l’impegno complessivo assunto, non soltanto la rata mensile apparentemente sostenibile.
In un contesto di forte pluralità dell’offerta, la vulnerabilità non coincide necessariamente con il reddito più basso. Può riguardare chi accumula rate digitali su più piattaforme, chi ha entrate discontinue, chi fatica a decifrare condizioni contrattuali e costi accessori o chi, davanti a una spesa imprevista, usa il credito come sostituto strutturale del reddito.
Pronti a contare, dai bisogni ai servizi
Promosso da Adiconsum come capofila insieme a Codacons, Confconsumatori, CTCU, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino, Pronti a contare è stato finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito del D.D. 12 maggio 2025. Il progetto ha lavorato per rendere più consapevole l’uso del credito ai consumatori e degli acquisti rateali, con particolare attenzione ai rischi di sovraindebitamento.
La formula adottata è stata pragmatica: un’indagine sulle conoscenze e sulle abitudini dei cittadini, percorsi di aggiornamento per gli operatori delle associazioni, webinar e incontri sul territorio, oltre a un Hub comune per facilitare l’accesso a sportelli e servizi. Il punto è spostare la tutela dal momento dell’emergenza alla prevenzione: aiutare le persone a leggere un TAEG, confrontare offerte, capire che cosa comporti una dilazione, pianificare le uscite e individuare per tempo i segnali di un debito che sta diventando insostenibile.
Nel corso della mattinata sono stati presentati i risultati del progetto e le evidenze sui bisogni emergenti, con attenzione ai consumatori potenzialmente più esposti — donne, anziani, giovani e persone migranti — e alla partecipazione alle attività formative.
La CCD2 in breve
La CCD2, acronimo con cui si indica la seconda direttiva europea sul credito ai consumatori, è la direttiva UE 2023/2225. Sostituirà la precedente direttiva del 2008 e mira ad armonizzare in Europa le norme sui contratti di credito conclusi da persone fisiche per finalità non professionali. Le nuove regole hanno applicazione generale dal 20 novembre 2026.
La sua novità più importante è l’adeguamento della protezione al mercato digitale. Il perimetro di applicazione arriva ai finanziamenti fino a 100mila euro, rispetto alla soglia di 75mila prevista dalla normativa precedente, e ricomprende più diffusamente anche forme di credito di piccola entità e dilazioni digitali che nel vecchio quadro potevano restare ai margini delle tutele. Restano esclusi, fra gli altri, i crediti garantiti da ipoteca su immobili e quelli di importo superiore a 100mila euro.
La direttiva si muove lungo quattro direttrici:
Pubblicità più corretta: la comunicazione commerciale deve essere chiara, leggibile e non ingannevole. Non può suggerire che il credito migliori automaticamente la situazione finanziaria del cliente, sia una forma di risparmio o accresca da solo le risorse disponibili.
Informazioni precontrattuali più leggibili: prima della firma, il consumatore deve poter distinguere con evidenza importo, durata, tasso, TAEG, totale dovuto, rate, costi dei ritardi e conseguenze dell’inadempimento. Viene rafforzato anche il diritto a spiegazioni adeguate, affinché l’offerta sia valutabile in relazione alla situazione finanziaria effettiva della persona.
Merito creditizio più rigoroso: la concessione del finanziamento deve fondarsi su una valutazione reale e responsabile della capacità del cliente di rispettare gli impegni, utilizzando informazioni finanziarie pertinenti e non soltanto le dichiarazioni del richiedente.
Prevenzione e assistenza: la CCD2 disciplina il servizio di consulenza sul debito, cioè un’assistenza personalizzata — anche tecnica, giuridica o psicologica — per chi incontra, o rischia di incontrare, difficoltà nel rispettare i propri impegni finanziari.
La nuova disciplina non vieta la rateizzazione e non criminalizza il ricorso al credito. Chiede piuttosto di renderlo più proporzionato, comprensibile e sostenibile. Una differenza sostanziale, soprattutto quando la promessa di una rata piccola rischia di nascondere il costo complessivo, la durata del debito o l’effetto cumulato di più finanziamenti.
Il confronto romano
Ad aprire i lavori sono stati Giovanni De Cristofaro, presidente di Adiconsum, e Gianfranco Romeo, direttore generale della Direzione Consumatori e Mercato del Mimit. La sessione centrale ha riunito, accanto a De Cristofaro, Fabrizio Balassone della Banca d’Italia, Gianfranco Torriero di ABI, Federico Luchetti dell’OAM, Umberto Filotto di Assofin e Fabio Picciolini, consulente del Dipartimento Credito e Finanza di Adiconsum. La moderazione è stata affidata a Marina Marinetti, condirettrice di Economy.
Fra i punti aperti, l’effettiva preparazione degli operatori alla nuova disciplina, la valutazione del merito creditizio, il trattamento del BNPL, l’evoluzione dei compiti dell’OAM e la configurazione di una consulenza sul debito che sia realmente accessibile e indipendente. È emersa anche una questione di metodo: coinvolgere le rappresentanze dei consumatori nel confronto sulle misure applicative, perché l’efficacia delle regole dipende non soltanto dalla compliance, ma dalla loro comprensibilità nella vita reale.
L’eredità prospettata per il 2027 va in questa direzione. Non basta aggiornare fogli informativi, algoritmi e procedure interne: serve costruire un sistema in cui il credito continui a essere uno strumento di inclusione e di consumo responsabile, e non diventi un acceleratore silenzioso delle fragilità delle famiglie.
















