di Marco Gemelli

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Quando uno dei gruppi vinicoli più importanti d’Italia decide di investire su un vitigno storicamente estraneo alla Toscana, difficilmente si tratta di una semplice curiosità enologica. Dietro la nascita di “Villa di Corte” Toscana IGT, il nuovo Pinot Nero firmato Marchesi Frescobaldi e prodotto a Luco di Mugello, cè infatti una lettura precisa dell’evoluzione climatica e delle opportunità che questa sta aprendo per alcuni territori fino a pochi decenni fa considerati marginali per la viticoltura di qualità. Il Mugello non è comunque una novità assoluta per il Pinot Nero: prima dell’arrivo di Frescobaldi avevano già creduto nel vitigno realtà come Il Rio di Paolo Cerrini, Frascole, Podere Fortuna, Bacco del Monte e Fattoria di Cortevecchia. L’ingresso di un marchio internazionale come Frescobaldi rappresenta però un segnale diverso, perché certifica come il cambiamento climatico stia modificando le strategie di investimento delle grandi aziende del settore. A spiegare la logica del progetto è stato l’enologo Niccolò d’Afflitto, intervenuto proprio alla Fattoria di Corte, proprietà della famiglia dal Settecento. “Con il cambiamento del clima il Mugello, ch- era una zona da patate o da seminativi, diventa di interesse anche per la viticoltura. Inoltre il lago di Bilancino svolge una funzione importante di mitigazione termica, contribuendo a ridurre gli eccessi sia di caldo sia di freddo”. In altre parole, mentre alcune aree tradizionalmente vocate devono confrontarsi con estati sempre più torride e maturazioni accelerate, territori più freschi e ad altitudini maggiori stanno acquisendo un nuovo valore agricolo. Una trasformazione che riguarda l’intero comparto vitivinicolo e che spinge i produttori a ripensare la distribuzione delle colture sul territorio. La storia del vino nasce quasi per caso: Niccolò D’Afflitto ha raccontato che inizialmente il Pinot Nero era stato impiantato pensando a una possibile base spumante, in seguito a un confronto con il presidente Lamberto Frescobaldi. “Io non lo volevo piantare, lui invece sì”, ha ricordato sorridendo. L’idea dello spumante venne però accantonata a causa di una gradazione alcolica ritenuta troppo elevata per l’obiettivo iniziale. Le uve furono quindi vinificate e il vino rimase in cantina finché uno stagista francese, già collega dell’enologo durante una vendemmia in Oregon, non suggeri di assaggiarlo nuovamente. Da quel momento cambiò tutto. “Scoprii un Pinot Nero dalla personalità fortissima e dovetti ammettere che Lamberto aveva avuto ragione”. Secondo d’Afflitto, il punto di forza del Mugello risiede proprio nelle sue caratteristiche pedoclimatiche. Circondato dalle montagne ma privo di escursioni termiche eccessive, il territorio conserva temperature mediamente più fresche rispetto ad altre zone della Toscana, creando condizioni favorevoli per un vitigno delicato e sensibile come il Pinot Nero. Anche la strategia commerciale riflette il forte legame con il territorio. La produzione prevista si attesta tra le 4.000 e le 5.000 bottiglie annue, con una distribuzione concentrata soprattutto nell’area locale. “Vendere questo vino senza raccontare il Mugello è impossibile”, ha spiegato l’enologo, sottolineando come il valore del prodotto sia strettamente connesso all’identità del luogo in cui nasce. La vinificazione punta a preservare eleganza e precisione aromatica. Il vino matura per otto mesi in barrique di rovere francese e si presenta con un profilo giocato sulla finezza: piccoli frutti rossi, note floreali, tannini delicati e una freschezza che rappresenta forse la testimonianza più evidente del nuovo equilibrio climatico che sta ridisegnando la mappa del vino toscano.