Washington guarda al petrolio venezuelano per rafforzare la propria sicurezza energetica e ridisegnare gli equilibri nel mercato globale del greggio. L’amministrazione Trump sarebbe infatti vicina a un’intesa con il governo ad interim di Caracas per ottenere una partecipazione diretta in alcuni dei principali giacimenti del Paese, che possiede le maggiori riserve accertate di petrolio al mondo. Un’operazione ancora in fase negoziale, ma dalle dimensioni potenzialmente senza precedenti.
Un’intesa da 90 miliardi di barili
Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, il negoziato riguarda oltre una dozzina di giacimenti produttivi, nei quali sarebbero concentrati circa 90 miliardi di barili di riserve accertate. Non si tratterebbe quindi dell’intero patrimonio venezuelano, stimato attorno ai 300 miliardi di barili, ma di una quota vicina a un terzo. L’eventuale accordo potrebbe comunque più che raddoppiare le riserve petrolifere attribuibili agli Stati Uniti.
Il ritorno delle compagnie americane
Lo schema allo studio prevederebbe una partecipazione statunitense nei campi petroliferi e, parallelamente, l’ingresso di società private, comprese compagnie americane, nello sviluppo degli impianti e nell’aumento della produzione. Caracas otterrebbe in cambio maggiori entrate petrolifere e nuovi capitali per rilanciare infrastrutture che hanno risentito per anni di investimenti insufficienti, cattiva gestione e dell’incertezza legata alle precedenti nazionalizzazioni. I termini definitivi dell’operazione, tuttavia, non sono ancora stati concordati.
Energia e geopolitica dietro la svolta
A spingere Washington verso Caracas non c’è soltanto il valore economico delle riserve. Secondo Axios, le tensioni internazionali e le guerre in Iran e Ucraina hanno aumentato la pressione sulle forniture globali e sui prezzi dell’energia. A questo si aggiunge il livello particolarmente basso della Strategic Petroleum Reserve americana, indicato dalla testata statunitense ai minimi da circa quarant’anni. Il Venezuela diventerebbe così uno snodo della strategia americana per ridurre l’esposizione agli shock energetici internazionali.
Washington rafforza la presa sull’emisfero
L’operazione avrebbe anche una forte valenza strategica. Alcuni dei campi interessati sarebbero stati in passato legati a interessi venezuelani e a soggetti riconducibili alla sfera cinese, mentre Washington punta ora a riportare investimenti e capacità produttiva sotto una maggiore influenza occidentale. Il negoziato si inserisce quindi in una più ampia partita per il controllo energetico dell’emisfero americano, nella quale petrolio, sicurezza degli approvvigionamenti e competizione con Pechino finiscono per convergere.
















