Criptovalute Banca d'Italia

La partita sull’oro di Bankitalia si chiude con un compromesso che salva la sostanza, rassicura Francoforte e consente al governo di rivendicare un risultato politico. Dopo settimane di tensioni e richiami della Banca centrale europea, l’esecutivo ha trovato l’intesa sulla riformulazione dell’emendamento alla manovra che aveva riacceso il dibattito sulla proprietà delle riserve auree italiane. L’annuncio arriva dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha informato i senatori della commissione Bilancio dell’accordo raggiunto con la Bce.

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Il nuovo testo, che confluirà nell’emendamento a prima firma Fratelli d’Italia, mette nero su bianco un equilibrio delicato: la gestione e la detenzione dell’oro restano in capo a Bankitalia, nel pieno rispetto dei Trattati Ue, mentre viene esplicitato per legge il principio secondo cui le riserve auree appartengono al popolo italiano. Una formula che prova a tenere insieme sovranità simbolica e vincoli europei.

Il nodo sciolto dopo l’altolà di Francoforte

La versione originaria della proposta aveva fatto scattare l’allarme a Francoforte. Per due volte la presidente della Bce, Christine Lagarde, aveva invitato il governo italiano a correggere il tiro, segnalando il rischio di una violazione dell’indipendenza delle banche centrali nazionali e del quadro normativo europeo. Da qui la necessità di riscrivere l’emendamento, fino alla soluzione condivisa annunciata dal Tesoro.

Il perimetro ora è chiaro: nessuna messa in discussione del ruolo della Banca d’Italia né del sistema europeo delle banche centrali. Le riserve auree restano iscritte nel bilancio di via Nazionale e continuano a essere gestite secondo le regole del Sebc, di cui Bankitalia è parte integrante.

Trattati Ue come argine giuridico

Nel nuovo impianto normativo il richiamo ai Trattati europei non è solo formale. Il testo fa riferimento esplicito agli articoli 123, 127 e 130 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, quelli che definiscono competenze, obiettivi e indipendenza delle banche centrali. Un modo per blindare la norma e fugare ogni dubbio di incompatibilità con l’ordinamento comunitario.

Dal punto di vista tecnico, viene anche chiarito che l’oro è contabilizzato nel bilancio di Bankitalia, rafforzando il principio di continuità nella gestione delle riserve. Nessun trasferimento, nessuna ingerenza diretta del governo: la linea rossa tracciata dalla Bce resta intatta.

La bandierina politica: “oro del popolo”

Sul piano politico, Fratelli d’Italia può però rivendicare l’inserimento di un passaggio dal forte valore simbolico: la legge affermerà esplicitamente che le riserve auree appartengono al popolo italiano. Una precisazione che, nei fatti, fotografa una situazione già esistente, ma che assume un peso diverso una volta scolpita in una norma dello Stato.

È questo il punto di caduta del compromesso: nessuna rivoluzione nella governance monetaria, ma un riconoscimento formale che consente alla maggioranza di chiudere la querelle senza perdere la faccia davanti al proprio elettorato.

Un messaggio ai mercati

La chiusura del dossier oro ha anche una lettura economico-finanziaria. In una fase in cui la credibilità dei conti pubblici e il rispetto delle regole europee sono osservati con attenzione dai mercati, l’accordo evita tensioni inutili e ribadisce l’allineamento dell’Italia al quadro istituzionale dell’Eurozona. Un segnale di pragmatismo, più che di ideologia, che riduce il rischio di attriti con le autorità monetarie europee. Con l’approvazione definitiva della manovra, la disputa sull’oro di Bankitalia dovrebbe dunque archiviarsi. Almeno per ora.