C’è un patrimonio economico che raramente compare nelle classifiche dei grandi distretti industriali italiani, ma che contribuisce in modo decisivo all’identità e alla competitività del Paese. È quello costituito dalle migliaia di piccole e medie imprese che operano nei settori dell’Economia della Bellezza: attività manifatturiere, artigianali e produttive che trasformano il saper fare italiano in valore economico, occupazione e reputazione internazionale.

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In Veneto questo patrimonio assume una dimensione particolarmente rilevante. Secondo le analisi condotte dall’Ufficio Studi di Banca Ifis, nella Regione ci sono circa 5.700 imprese attive nelle filiere dell’economia della Bellezza e che danno lavoro a ben 275 mila persone. Si tratta di un universo produttivo che genera oltre 90 miliardi di euro di fatturato in distretti come automotive, sistema casa, meccanica di precisione, cosmetica e gioielleria. È proprio per sostenere questo tessuto produttivo che Banca Ifis ha lanciato “Valore Venezia”, il programma di finanziamento dedicato alle Pmi venete orientato ad accompagnarne la crescita e gli investimenti di lungo periodo.

L’iniziativa si concretizza attraverso un plafond riservato alle imprese del territorio, con finanziamenti a medio-lungo termine con condizioni economiche dedicate, possibilità di accesso alla garanzia del Fondo Centrale e un processo di valutazione del merito creditizio costruito per offrire riscontri in tempi rapidi e flessibilità operativa. I finanziamenti prevedono importi a partire da 50 mila euro, una durata massima di otto anni e la possibilità di beneficiare di un periodo di preammortamento fino a ventiquattro mesi.

«Valore Venezia nasce dal connubio tra il nostro essere una banca specializzata nel sostegno alle Pmi e le nostre radici saldamente ancorate al territorio del Veneto. In un contesto che rischia di penalizzare l’eccellenza del Made in Italy, crediamo sia fondamentale rimanere al fianco delle molte piccole e medie imprese che oggi faticano a sostenere gli investimenti necessari a vincere le sfide del mercato», spiega Raffaele Zingone, Condirettore Generale di Banca Ifis.

Nell’idea di Banca Ifis, Valore Venezia è pensato come un supporto per consentire alle aziende di affrontare investimenti spesso decisivi per la loro competitività: ampliamento degli stabilimenti, acquisto di macchinari, sviluppo di marchi e brevetti, digitalizzazione dei canali commerciali e apertura verso i mercati internazionali. Si tratta di un tema che non riguarda soltanto l’accesso al credito, bensì una intera fase di trasformazione che stanno attraversando le imprese italiane. In un contesto globale di forte incertezza, queste devono da un lato preservare le proprie competenze e dall’altro sono chiamate a investire in innovazione, sostenibilità e internazionalizzazione per continuare a competere sui mercati globali.

«Con Valore Venezia vogliamo mettere a disposizione credito e competenze per accompagnare le imprese in un percorso di evoluzione che tenga insieme economia, cultura e identità. Siamo profondamente convinti che sia fondamentale sostenere quelle realtà artigiane che rappresentano il cuore produttivo e identitario del Veneto e un presidio fondamentale del Made in Italy» aggiunge ancora Zingone.

Uno degli aspetti più originali del progetto di Banca Ifis riguarda proprio il legame con il territorio. Valore Venezia è stato concepito come una piattaforma capace di coinvolgere associazioni, istituzioni e realtà locali, andando oltre la semplice erogazione di finanziamenti. Tra le collaborazioni già avviate figura quella con Unisve, l’Unione Stuccatori Veneziani, finalizzata a promuovere interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico regionale. Inoltre, al raggiungimento di specifici obiettivi di finanziamento, Banca Ifis si è impegnata a sostenere attività di recupero e restauro di beni culturali del territorio veneto. Si tratta di un approccio coerente con quella che è l’azione di Banca Ifis: sostenere l’impresa e restituire al territorio, proprio come fatto nella stessa Venezia con una delle opere più iconiche di Banksy. La Banca presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio ha infatti scelto di salvare “The Migrant Child”, il dipinto rivendicato da Banksy che raffigura una bambina migrante con i piedi nell’acqua mentre tiene in mano una torcia di avvistamento fatta di rovi. L’opera, per via della vicinanza all’acqua di uno dei canali veneziani più trafficati, rischiava di andare perduta: Banca Ifis l’ha salvata e, lo scorso 7 maggio, l’ha presentata restaurata alla città.

Quel che ispira il modello di Banca Ifis è il considerare l’impresa non come una realtà isolata, ma come parte integrante di un ecosistema economico, sociale e culturale. Un concetto particolarmente evidente in filiere storiche come quella del vetro artistico di Murano, probabilmente una delle espressioni più riconoscibili dell’economia della Bellezza italiana. Secondo l’Osservatorio realizzato dalla stessa Banca Ifis in occasione della prossima edizione di “The Venice Glass Week”, il distretto muranese continua, infatti, a rappresentare un caso emblematico di come tradizione artigianale e sviluppo economico possano procedere insieme. Attivo fin dal 1291, il distretto ospita oggi circa 160 realtà produttive e commerciali concentrate in appena un chilometro quadrato, con oltre 900 addetti e un fatturato complessivo vicino ai 180 milioni di euro.

I numeri raccontano una realtà tutt’altro che nostalgica. Negli ultimi vent’anni il distretto ha mantenuto un tasso medio di natalità imprenditoriale del 3% annuo e ha registrato una crescita del fatturato del 72% dal 2015 al 2025, dimostrando una capacità di adattamento che va ben oltre la conservazione della tradizione. Oggi il vetro di Murano è andato oltre la dimensione artigianale, per diventare linguaggio internazionale che dialoga con l’arte contemporanea, il design, l’architettura e il collezionismo. Si tratta di una trasformazione che ha consentito al distretto di rafforzare il proprio posizionamento globale e di attrarre nuove opportunità commerciali. Murano rappresenta in fondo l’esempio più evidente di ciò che costituisce il tessuto economico e imprenditoriale italiano: aziende radicate sul territorio, con una lunga storia e capaci di innovare, generando fatturato e custodendo competenze e patrimonio culturale.

In una fase in cui competitività e innovazione sono sempre più decisive, il credito può tornare a svolgere un ruolo strategico non soltanto come leva finanziaria, ma come fattore di sviluppo territoriale. Perché investire nelle imprese della Bellezza significa sostenere non solo un settore produttivo, ma una delle espressioni più autentiche del Made in Italy.