La crisi dell’ex Ilva guadagna qualche settimana di tregua sul fronte occupazionale, ma il conto alla rovescia sul futuro industriale di Taranto continua a correre. Le imprese dell’indotto hanno deciso di accogliere l’invito del governo e di sospendere i licenziamenti, almeno fino alla pronuncia della Cassazione. Una scelta che congela per ora l’emergenza sociale, senza però sciogliere il nodo dell’area a caldo e della continuità produttiva del più grande polo siderurgico italiano.
Una tregua per oltre 2.500 lavoratori
Aigi, l’associazione che rappresenta una parte rilevante delle aziende dell’indotto di Acciaierie d’Italia, ha annunciato la disponibilità a fermare nuovamente le procedure. Il dossier riguarda oltre 2.500 lavoratori di 28 imprese che il 4 settembre avevano avviato i licenziamenti collettivi. Il presidente Nicola Convertino ha spiegato che le aziende intendono rispondere positivamente all’appello arrivato da Palazzo Chigi; sulla stessa linea la Confederazione AePI, che parla di un nuovo atto di responsabilità. Tempi e modalità operative della sospensione dovranno essere definiti nelle prossime ore.
L’area a caldo e la scadenza di ottobre
Dietro la crisi dell’indotto resta il problema industriale che ha innescato le procedure: lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La Corte d’Appello di Milano ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia, confermando il provvedimento che impone il fermo entro il 28 ottobre 2026. Contro la decisione è stato presentato ricorso in Cassazione, mentre il pronunciamento dei giudici milanesi ha riaperto immediatamente l’allarme nelle aziende che lavorano all’interno e attorno al siderurgico.
Ammortizzatori, il governo studia una protezione speciale
La sospensione dei licenziamenti serve dunque a comprare tempo anche sul versante delle tutele. Il governo sta lavorando a strumenti specifici per l’indotto e, secondo quanto riferito dall’ANSA, ha indicato l’obiettivo di costruire un modello di cassa integrazione diverso da quello previsto per la cessazione dell’attività. Nei giorni precedenti erano state valutate anche misure straordinarie di accompagnamento per i lavoratori maggiormente esposti. Il confronto con Fim, Fiom, Uilm, Usb e Federmanager a Palazzo Chigi è il ventesimo tavolo sull’ex Ilva dall’inizio della legislatura: segno di una vertenza che resta al centro della politica industriale nazionale.
La partita industriale resta aperta
Il congelamento delle procedure allontana nell’immediato lo scenario dei licenziamenti, ma non risolve il problema economico delle imprese che dipendono dalle commesse siderurgiche. Il governo continua a indicare come prospettiva la trasformazione verso un acciaio a minore impatto ambientale, con forni elettrici alimentati attraverso Dri, insieme alla prosecuzione della gara per gli impianti e ai progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto. La vera partita resta quindi quella della continuità produttiva: senza un percorso industriale definito, la tutela del reddito può contenere l’emergenza, ma non sostituire volumi, ordini e lavoro per l’intera filiera.
















