“Vogliamo costruire un canale stabile attraverso il quale il sistema italiano possa candidarsi a intercettare ulteriori risorse europee e diventare un vero hub di ricezione e investimento dei fondi destinati alla casa sostenibile. Il fatto che questo modello utilizzi risorse europee e sia stato approvato a livello europeo rappresenta un elemento importante. Ora dobbiamo metterlo a terra come abbiamo fatto con i progetti che ho menzionato: con gli Enti, naturalmente, ma soprattutto con il mercato. Se riusciremo a farlo funzionare, non avremo semplicemente creato un fondo. Avremo costruito un’infrastruttura finanziaria capace di collegare stabilmente risorse europee, capitale privato, patrimonio pubblico e bisogni abitativi. Ed è esattamente questa, per noi, la direzione: meno gestione passiva del patrimonio e più capacità di costruire ponti tra Stato, mercato e città”: così Stefano Scalera, Amminstratore Delegato di Invimit SGR, alla seconda edizione del “Real Estate tra capitale e progetto. Dinamiche e logiche di sviluppo” promosso da Pambianco.
“In questi due anni – prosegue l’AD – Invimit SGR ha scelto, anche sul patrimonio degli uffici pubblici, di cambiare prospettiva. Il bando che abbiamo indetto, con scadenza il 30 settembre, nasce infatti dall’idea di ricercare investimenti non per gestire direttamente gli immobili, ma per costruire forme di partenariato con il mercato. L’obiettivo è investire in fondi immobiliari gestiti da altre SGR, assumendo quindi il ruolo di investitore e contribuendo ad attivare competenze, capitali e capacità gestionali che già esistono sul mercato. È un modello che riteniamo più efficiente perché consente di moltiplicare le leve disponibili: Invimit SGR non deve necessariamente fare tutto direttamente, ma può utilizzare il proprio capitale e la propria capacità istituzionale per mobilitare risorse private e competenze specialistiche. È lo stesso approccio che abbiamo seguito nel progetto housing, attraverso modelli differenti. Il primo è quello della gestione diretta dell’operazione. Il secondo modello è quello bilanciato che passa per l’affidamento a operatori e professionisti specializzati. Il terzo modello è quello della costruzione di fondi dedicati in cui investire.
Questa è, in fondo, la nostra impronta. Voluta dalla norma e dall’azionista MEF. Non la semplice ristrutturazione di un edificio. E neppure la rigenerazione immobiliare come fine a sé stessa, termine che rischia di diventare una formula utilizzata indistintamente. La nostra ambizione è avere una sensibilità particolare verso ciò di cui le città italiane hanno realmente bisogno, nelle grandi aree metropolitane come nei centri di dimensione più contenuta” conclude Scalera.
















