Nella corsa all’intelligenza artificiale c’è chi vende i mattoni e chi costruirà le case. Finora Wall Street ha premiato soprattutto i primi, i fornitori di infrastruttura a partire dai produttori di chip di memoria, ma una parte degli analisti comincia a guardare ai secondi, le aziende destinate a raccogliere i frutti più consistenti quando l’adozione dell’AI entrerà davvero nel vivo.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

È con questa logica che Finimize ha inserito Microsoft nel proprio portafoglio modello, alleggerendo nello stesso tempo l’esposizione ai produttori di hardware. Una scelta che va controcorrente rispetto all’umore del mercato. Per anni il gruppo di Redmond è stato una formidabile macchina da cassa: Windows e Office generavano profitti enormi senza chiedere grandi investimenti per continuare a crescere. Il boom dell’intelligenza artificiale ha rovesciato questo equilibrio, e oggi Microsoft spende cifre ingenti in data center, semiconduttori e infrastrutture, trasformando un business un tempo leggero in un’attività ad alta intensità di capitale.

Gli investitori non hanno accolto la svolta con entusiasmo, e due dubbi in particolare hanno compresso la valutazione del titolo: quanto costeranno davvero le ambizioni di Microsoft nell’AI e se quegli investimenti produrranno mai utili all’altezza della spesa. Secondo Finimize, però, il mercato sta sottovalutando ciò che verrà.

Il modello di valutazione elaborato dagli analisti indica che i nuovi investimenti creeranno valore reale e sosterranno una rivalutazione delle azioni, con un potenziale di rialzo che dipende da due variabili: la redditività effettivamente generata da quella spesa e il multiplo che il mercato sarà disposto a riconoscere al gruppo negli anni a venire. L’analisi costruisce tre scenari e attribuisce a quello più favorevole una probabilità concreta di realizzarsi: è su quel terreno che si misurano le condizioni perché la scommessa riesca e l’ampiezza del rialzo possibile per il titolo.