Jonni Pancaldi

di Diletta Talenti

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Le figure professionali della vendita digitale si avvicinano al riconoscimento accademico. Freedom University, che forma alle competenze commerciali online, ha ottenuto l’accreditamento come polo universitario dell’Università Telematica degli Studi IUL. I dati Istat pubblicati il 2 ottobre fotografano un mercato in espansione: ad agosto 2026 il commercio elettronico è risultato l’unica forma distributiva in crescita sia in valore (+5,4%) sia in volume (+3,6%) rispetto all’anno precedente, mentre il dettaglio nel suo insieme ha ceduto l’1% in volume.
Proprio in questo canale operano chatter, setter e closer, le professionalità su cui si concentrano i percorsi di Freedom University, che ora mira a certificarle a livello universitario.«Siamo stati accreditati da poco come Polo Universitario per IUL, per cui, a breve i nostri percorsi rilasciano crediti formativi, i famosi CFU», afferma Jonni Pancaldi, founder dell’organizzazione, che precisa: «È il primo riconoscimento che ci siamo presi».Nato dall’iniziativa di formazione a distanza promossa dall’INDIRE, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, l’ateneo IUL è accreditato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con decreto del 2 dicembre 2005.

L’accreditamento permette di agganciare percorsi formativi esterni ai crediti universitari, un passaggio che rende confrontabili credenziali oggi assegnate con criteri differenti a seconda dell’operatore.Tre sono i profili coinvolti, ciascuno legato a una fase del processo di vendita a distanza. Dalla prima conversazione fino alla firma del contratto, i ruoli restano distinti: il chatter gestisce il rapporto con il potenziale cliente nelle chat private e sui canali social, il setter qualifica il contatto e organizza l’appuntamento commerciale, il closer porta avanti la trattativa fino all’acquisto.
Si tratta di attività che il marketing diretto pratica da decenni nella vendita telefonica, oggi spostate su messaggistica e videochiamata. «Tutti e tre io dico sempre che dobbiamo immaginarli come un’evoluzione del processo di vendita, e sono ruoli che fanno da tramite tra l’azienda e il cliente interessato all’acquisto di un prodotto o servizio», spiega Pancaldi. L’attribuzione dei crediti segue norme definite dal decreto ministeriale 931 del 4 luglio 2024, adottato dal Ministero dell’Università e della Ricerca d’intesa con il Ministro per la Pubblica Amministrazione. Il provvedimento stabilisce in 48 il tetto massimo di crediti riconoscibili nelle lauree triennali e nelle magistrali a ciclo unico, e in 24 per le magistrali. Impone una forte coerenza con gli obiettivi formativi del corso e lega il riconoscimento alle competenze effettivamente dimostrate da ogni studente. All’ente presso cui si è svolta l’attività spetta rilasciare una certificazione che riporti ore, valutazione dell’apprendimento e competenze maturate.«Quando tu decidi di voler istituzionalizzare e certificare un percorso di studi emergente come quello del settore vendite devi avere degli step ben chiari», rimarca Pancaldi.Sul fronte degli iscritti, la società indica un pubblico di riferimento tra i 20 e i 50 anni, formato da persone che cercano maggiore autonomia nella gestione del proprio tempo, liberandosi dagli orari rigidi del lavoro tradizionale.
La finalità è armonizzare l’attività professionale con la sfera privata, recuperando spazio da dedicare a sé, alle proprie passioni e alla famiglia, e insieme costruire nuove fonti di reddito grazie a competenze utilizzabili nel mercato digitale.Questa autonomia, però, richiede che alla flessibilità si affianchino capacità concrete. Il percorso intende preparare gli studenti all’ingresso nel mercato del lavoro digitale, mettendo a disposizione anche momenti di confronto con aziende partner in cerca di profili qualificati.«Devi veramente formarti, e quindi a volte questo messaggio forse passa troppo poco», aggiunge Pancaldi, che insiste sulla necessità della preparazione e smentisce la lettura della vendita online come scorciatoia verso il guadagno.Dall’avvio dell’attività Freedom University dichiara oltre 600 persone formate e indica nel rilascio dei crediti formativi tramite l’ateneo convenzionato il prossimo obiettivo.Il bacino è quello degli adulti, in un Paese dove la formazione per questa fascia resta distante dagli standard europei.
Il Rapporto Formazione e Lavoro 2026 dell’Osservatorio Proxima, diffuso il 5 ottobre 2026 su dati Eurostat (Adult Education Survey), fissa al 29% la quota di adulti italiani che prende parte ad attività formative, a fronte del 39,5% della media UE.La domanda di competenze digitali da parte delle imprese ha ormai oltrepassato il confine dei ruoli tecnici. L’indagine Excelsior 2025 di Unioncamere e Ministero del Lavoro, costruita sui dati previsionali relativi a professioni e competenze richieste, rileva che il 61,2% delle entrate programmate richiede competenze collegate alle tecnologie Internet e agli strumenti di comunicazione digitale, circa 3,5 milioni di profili. Per i laureati, il 93,7% delle entrate prevede competenze digitali di base, mentre circa 1,6 milioni di assunzioni, pari al 28% del totale, esigono almeno una competenza digitale di elevata importanza.La stessa tendenza emerge negli investimenti delle aziende: l’approfondimento Excelsior pubblicato il 1° luglio 2026 segnala che il 72% delle imprese ha investito nella trasformazione digitale. Tra quelle che impiegano soluzioni di intelligenza artificiale, gli utilizzi più frequenti riguardano la gestione dei clienti (43,6%) e il marketing digitale e l’e-commerce (31,3%).Lo sfondo è quello di un mercato in cui il commercio digitale costituisce ormai una componente rilevante dell’economia nazionale. Il Rapporto ICE 2024-2025 «L’Italia nell’economia internazionale» riferisce che nel 2024 l’e-commerce B2C in Italia ha toccato i 58,8 miliardi di euro, con 35,2 milioni di consumatori digitali. Cifre che aiutano a collocare lo scenario in cui competenze di comunicazione, gestione dei contatti e vendita online possono trovare impiego.