Essere consapevoli delle proprie radici è condizione necessaria per avere le idee chiare sul futuro. Ne è ben consapevole la Liuc di Castellanza, che compie 35 anni e si guarda indietro soprattutto per guardare avanti. «L’università nasce da una scelta che per l’epoca era particolarmente innovativa», racconta il presidente Roberto Grassi: un gruppo di imprenditori del territorio varesino decise di investire direttamente nell’alta formazione, convinto che «la competitività delle imprese dipende innanzitutto dalle competenze delle persone, la risorsa più preziosa che abbiamo». Un investimento che, ricorda Grassi, «rimane tutt’oggi il più importante realizzato in Italia da una comunità locale di imprenditori nell’ambito dell’alta formazione».

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A partire da quella intuizione, negli anni il legame tra università e sistema produttivo si è rafforzato, di recente anche grazie al piano strategico Varese 2050, costruito con un ampio ascolto del territorio – imprese, parti sociali, sindaci, ma anche, per un quarto, i giovani. Ne è nato il progetto MILL (Manufacturing, Innovation, Learning and Logistics), che porterà nella sede Liuc anche Confindustria Varese e le fondazioni ITS: «Da una parte l’università con i suoi laboratori esperienziali, dall’altra i ragazzi, con la possibilità di creare le loro start up con l’aiuto di Confindustria», spiega Grassi. «Il sapere e il saper fare messi insieme in un unico sito: un unicum in Italia».

Le sfide, di certo, non mancano. «Stiamo entrando in una fase di trasformazione epocale, la più grande degli ultimi decenni, che sta sconvolgendo temi come la demografia, con la trasformazione del mondo del lavoro e l’avvento dell’intelligenza artificiale». Le analisi condotte dall’ateneo mostrano che le competenze richieste dalle imprese cambieranno rapidamente entro il 2030: «La vita utile delle competenze, che un tempo era di decenni, oggi è inferiore ai 5 anni e con l’IA e il digitale può scendere anche intorno ai 2 anni o meno. I percorsi di formazione devono adeguarsi a questi scenari». Per Grassi si tratta di leggere questi cambiamenti «non come minacce ma come opportunità», soprattutto per un ateneo di piccole dimensioni come la Liuc: «Questo, che poteva essere un limite, oggi può diventare un vantaggio competitivo, perché ci permette di essere molto più specializzati». Essendo «direttamente un’emanazione del mondo industriale e imprenditoriale», aggiunge, «questa vicinanza alle imprese ci permette di costruire percorsi di studio molto vicini alla domanda occupazionale». L’obiettivo, conclude, è «un’università sempre più riconoscibile, specializzata, innovativa, con ricerca e impresa a misura di studenti e di imprese».

La cifra identitaria della Liuc resta proprio la stretta collaborazione con le imprese, come conferma Grassi: «È il suo DNA e la sua particolarità». E i numeri lo confermano: «In termini di ranking e di employability siamo ai vertici delle classifiche, sia per tempistiche di assunzione – addirittura a meno di un mese dalla presentazione della tesi – sia per il livello qualitativo dei primi impieghi dei nostri ragazzi, con una retribuzione superiore alla media». Un risultato che nasce da un orientamento preciso: «Il percorso è costruito guardando alle capacità professionali richieste dalle nostre imprese». Un tessuto imprenditoriale che a Varese non è fatto solo di piccole e medie imprese – che restano il 95% del manifatturiero italiano – ma comprende anche grandi gruppi come Sea, Leonardo e MV Agusta: realtà «particolarmente interessate a trovare ragazzi giovani e preparati da inserire al loro interno».