Assogestioni: raccolta netta trimestrale a quota 9,5 miliardi

Milano – Oltre 90 miliardi di euro l’anno: è quanto l’Italia spende per gli interessi sul debito pubblico, risorse sottratte a sanità, infrastrutture e riduzione delle imposte. Il dato ha fatto da sfondo al Cnpr forum “Spread, debito e fiducia: quanto costa il futuro dell’Italia?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

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Debito pubblico, il nodo della produttività

Per Alessandro Cattaneo, parlamentare di Forza Italia in Commissione Trasporti della Camera, nuovo debito non è di per sé negativo se finanzia investimenti capaci di generare crescita, il “debito buono” più volte evocato da Mario Draghi. “Il punto centrale è aumentare il Pil e rafforzare la produttività, che in Italia si è progressivamente indebolita”, osserva, indicando innovazione, digitale e intelligenza artificiale come leve da sostenere.

Vanessa Cattoi, esponente della Lega in Commissione Bilancio a Montecitorio, rivendica il calo del rapporto deficit/Pil nel corso della legislatura, nonostante il peso del Superbonus: “dall’8,1% al 3,1%: cinque punti percentuali, equivalenti a circa 100 miliardi di euro“. Cattoi richiama inoltre i 43 miliardi destinati alla riduzione del carico fiscale e la necessità di selezionare investimenti di qualità.

Welfare, famiglie e qualità della spesa

Di segno diverso la posizione di Luigi Nave, senatore di Avanti Psi – Progetto Civico Italia in Commissione Ambiente del Senato: la riduzione del debito “non deve avvenire a scapito della sanità, dell’istruzione e dell’innovazione”. La leva indicata è la qualità della spesa pubblica, con il taglio degli sprechi e la rinuncia alla spesa in armamenti a favore del welfare e della sanità pubblica.

Gianangelo Bof, deputato di Futuro Nazionale in Commissione Ambiente della Camera, ricorda come il quantitative easing della Bce e i tassi bassi abbiano reso sostenibile un debito cresciuto dopo il Covid, senza un adeguato rafforzamento dello sviluppo. Nel breve periodo servono misure contro caro bollette e costo della vita; nel lungo, politiche per la natalità: “dal futuro delle nuove generazioni dipendono la tenuta economica e sociale del Paese”.

Titoli di Stato, spread e scudo europeo

Il punto di vista dei professionisti, nel dibattito moderato da Anna Maria Belforte, è stato portato da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari, che invita a definire priorità capaci di conciliare conti e sviluppo. “Il ritorno a rendimenti interessanti dei titoli di Stato apre inoltre una riflessione sul loro ruolo nel risparmio delle famiglie”, aggiunge.

Nelle conclusioni Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, ha messo in fila vulnerabilità e fattori di tenuta. Il costo degli interessi espone l’economia alle variazioni dei tassi e riduce i margini in caso di shock; sul fronte opposto pesano il saldo primario positivo, il successo delle emissioni per i risparmiatori e il TPI (Transmission Protection Instrument), lo strumento europeo contro tensioni ingiustificate sui mercati del debito sovrano.