Milano – Gli enti del Terzo Settore italiani possono da oggi ottenere da Banca Etica prestiti fino a 60mila euro assistiti dalla garanzia pubblica di Mediocredito Centrale. Si tratta di finanziamenti garantiti ed erogati a tassi vantaggiosi, che passano attraverso il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese: uno strumento nato per sostenere il sistema produttivo e ora esteso anche al mondo non profit.
Banca Etica e Terzo Settore: chi può accedere
La platea dei beneficiari è ampia. Oltre agli enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), possono chiedere il finanziamento anche quelli che non risultano iscritti al registro delle imprese (REA) e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che non compaiono in nessuno dei due registri. È un passaggio tecnico ma decisivo: l’accesso non è vincolato alla natura imprenditoriale dell’ente, requisito tipico degli strumenti pensati per le aziende.
Il meccanismo è quello del credito garantito: lo Stato, attraverso il Fondo gestito da Mediocredito Centrale, si affianca alla banca nel sostenere il rischio del prestito, e questo consente di applicare condizioni più favorevoli. Per accedere, gli enti interessati possono fissare un appuntamento negli sportelli di Banca Etica oppure chiedere una consulenza online scrivendo all’indirizzo sviluppo.crediti@bancaetica.com.
Il ruolo del Mimit e del Fondo di garanzia PMI
La possibilità nasce da una decisione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che nel settembre 2026 ha attivato la Sezione speciale per gli Enti del Terzo Settore del Fondo di garanzia per le PMI. Il provvedimento recepisce una delle richieste centrali del documento “Garanzie pubbliche per l’economia sociale”, presentato a Roma il 16 luglio da Banca Etica con un ampio fronte di firmatari, tra cui Acli, Arci, Caritas, Emergency, Forum Terzo Settore, Legacoop-Coopfond, Libera e Oxfam.
Per Banca Etica il credito al non profit resta un’attività centrale. “Siamo nati dal Terzo Settore e per il Terzo Settore”, spiega Nazzareno Gabrielli, direttore generale dell’istituto, ricordando che, pur con un perimetro di finanziamenti ormai esteso a tutta l’economia sociale, associazioni e cooperative sociali restano destinatarie di circa il 40% dei finanziamenti erogati dalla banca.
Un credito per i territori e le comunità
La banca rivendica di essere stata tra le prime a dare attuazione a un intervento sollecitato da tempo e che, osserva Gabrielli, “rende finalmente concreto uno strumento di facilitazione allo sviluppo di un settore molto importante per la crescita e il sostegno al tessuto sociale dei territori e delle comunità”.
Il banco di prova sarà ora la diffusione. Quanti altri istituti di credito daranno attuazione alla Sezione speciale, e con quale rapidità gli enti ne faranno uso, determineranno il peso reale della misura per l’economia sociale e la sua capacità di trasformare una garanzia pubblica in investimenti sui territori.















