Bonus prima casa under 36

Rimettere a disposizione migliaia di abitazioni pubbliche oggi inutilizzabili e dare una risposta concreta all’emergenza abitativa. È questo il primo obiettivo del Piano Casa del governo Meloni, che si prepara a entrare nella fase attuativa con un programma di interventi destinato a recuperare circa 60mila alloggi popolari attraverso lavori di manutenzione e riqualificazione. Il bando, atteso inizialmente per la fine di settembre, dovrebbe essere pubblicato entro la fine del mese, dopo il via libera di Invitalia.

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L’iniziativa – si legge su Il Sole 24 Ore – rappresenta il primo dei tre assi su cui si articola il piano governativo e punta a valorizzare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica già esistente, riducendo il numero di abitazioni vuote perché in condizioni tali da impedirne l’assegnazione. Per la prima fase sono previsti 700 milioni di euro, nell’ambito di un programma che dispone complessivamente di 970 milioni per il periodo 2026-2030.

Piano Casa, Invitalia prepara il bando da 700 milioni

La gestione delle risorse e la selezione dei progetti sono affidate a Invitalia, sulla base della convenzione con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sarà l’agenzia a completare i passaggi necessari per la pubblicazione dell’avviso, attraverso il quale saranno individuati gli interventi da finanziare. Una seconda tranche di risorse potrebbe essere assegnata con un ulteriore bando.

Il programma si concentra sugli immobili pubblici che non possono essere abitati a causa di carenze manutentive. L’obiettivo è accelerare il ritorno sul mercato di queste abitazioni, evitando di puntare esclusivamente sulla costruzione di nuovi edifici in una fase caratterizzata da una forte domanda di case a prezzi accessibili.

Secondo quanto riferito dal commissario straordinario Felice Squitieri, è già stata completata una prima ricognizione degli immobili presenti sul territorio. Il lavoro coinvolge anche gli enti locali: Comuni e Regioni stanno valutando risorse proprie da affiancare ai finanziamenti statali ed europei. Le prime abitazioni recuperate potrebbero essere disponibili già in primavera, anche se le tempistiche effettive dipenderanno dall’avvio e dall’esecuzione dei lavori.

Assegnazioni più rapide per evitare nuovi ritardi

Tra gli aspetti operativi del programma – riporta Il Sole 24 Ore – c’è anche una revisione delle procedure di assegnazione. L’individuazione del beneficiario dovrebbe avvenire già nelle fasi conclusive della ristrutturazione, così da consentire l’ingresso nell’abitazione non appena gli interventi saranno terminati.

La misura punta a ridurre i tempi tra la fine dei lavori e l’effettiva consegna delle chiavi, limitando il rischio che gli alloggi restino vuoti oppure siano occupati abusivamente. Resta però la necessità di coordinare le attività dei diversi soggetti coinvolti, dalle amministrazioni territoriali agli enti che gestiscono il patrimonio residenziale pubblico, tra cui Ater e Aler.

Proprio la complessità amministrativa è uno dei possibili ostacoli alla realizzazione del piano. Il commissario ha sottolineato che il lavoro preparatorio è stato portato avanti in tempi ridotti, ma la fase successiva richiederà la collaborazione degli enti locali per trasformare i progetti in cantieri e completare gli interventi.

Emergenza abitativa, 1,5 mln di famiglie cercano casa a prezzi sostenibili

Le dimensioni del problema spiegano perché il recupero degli alloggi esistenti sia considerato una priorità. In Italia, secondo i dati riportati da Federcasa, circa 1,5 milioni di famiglie hanno bisogno di una soluzione abitativa a prezzi o canoni sostenibili. Di queste, circa 250mila sono in lista d’attesa per una casa popolare, mentre 1,25 milioni rientrano nella cosiddetta fascia grigia: nuclei familiari che non riescono ad accedere facilmente né all’edilizia pubblica né al mercato privato.

Il patrimonio da recuperare comprende circa 61.300 alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente sfitti perché necessitano di manutenzione. A questi si aggiungono circa 24mila immobili occupati abusivamente, secondo le stime della federazione che riunisce 85 aziende pubbliche impegnate nella gestione delle case popolari.

Il recupero delle abitazioni inutilizzate può quindi contribuire ad ampliare l’offerta senza dover attendere i tempi necessari per costruire nuovi edifici. La riqualificazione, tuttavia, è soltanto una parte della risposta a una domanda abitativa che continua a superare le disponibilità, soprattutto nelle aree con maggiore pressione sul mercato immobiliare.

Piano Casa, housing sociale e nuove costruzioni tra gli altri obiettivi

Il recupero delle case popolari costituisce soltanto il primo tassello del Piano Casa. Gli altri due pilastri riguardano lo sviluppo dell’housing sociale e la realizzazione di nuove abitazioni attraverso la collaborazione tra amministrazioni pubbliche e operatori privati. L’intento è aumentare l’offerta di alloggi mantenendo condizioni economiche compatibili con le possibilità delle famiglie interessate.

Sull’efficacia complessiva dell’iniziativa restano però interrogativi legati alla dimensione del fabbisogno nazionale. Un rapporto del Centro studi Einaudi realizzato con Assoimmobiliare e Assonime stima in circa 159mila le abitazioni necessarie ogni anno in Italia. Un dato che evidenzia la distanza tra la domanda potenziale e la capacità di risposta del sistema.

Il programma di recupero può dunque rappresentare un primo intervento per rimettere in circolo una parte del patrimonio inutilizzato, ma la sua capacità di incidere sull’emergenza abitativa dipenderà anche dall’attuazione degli altri pilastri, dai tempi dei cantieri e dalle risorse effettivamente mobilitate negli anni.