di Giovanni Talente
Nel secondo trimestre 2026 i prezzi alla produzione dei servizi venduti alle imprese sono cresciuti dell’1,5 per cento sul trimestre precedente e del 4,3 su base annua, contro il 2,7 registrato nel primo trimestre, secondo il comunicato Istat del 2 settembre. Sul mercato complessivo, che somma clientela d’impresa e clientela finale, gli aumenti sono dell’1,8 e del 4 per cento. Nello stesso periodo l’indice nazionale dei prezzi al consumo, nella rilevazione definitiva di agosto diffusa il 16 settembre, segna un aumento dello 0,5 per cento sul mese e del 3,3 sull’anno, con l’inflazione di fondo al netto di energetici e alimentari freschi all’1,5 per cento, in discesa dall’1,6 di luglio.
Il dettaglio settoriale spiega dove si concentra la pressione. Trasporto e magazzinaggio segnano il 3,5 per cento sul trimestre e il 7 sull’anno, con il trasporto marittimo al 5,1, le attività di supporto al 4,8 e il trasporto merci su strada al 3,4, mentre il trasporto aereo di passeggeri arretra del 2,7. I servizi di supporto alle imprese crescono dell’1,6 per cento sul trimestre e del 3,6 sull’anno, trainati dai servizi per ufficio al 4,4, con la ricerca e selezione del personale ferma. Le attività professionali, scientifiche e tecniche salgono dello 0,7 e del 3,5. Informazione e comunicazione si fermano allo 0,9 e al 2,2.
Il confronto che conta per un imprenditore è un altro. Nella stessa rilevazione di agosto sui prezzi al consumo, i prezzi dei beni accelerano dal 3,2 al 4,1 per cento mentre quelli dei servizi rallentano dal 2,7 al 2,4, con il differenziale fra le due componenti che si amplia a meno 1,7 punti percentuali dal meno 0,5 del mese precedente. I servizi venduti alle imprese accelerano al 4,3 per cento, quelli venduti ai consumatori decelerano al 2,4. Nel comparto dei servizi, in questo momento, la trasmissione lungo la filiera non sta avvenendo.
A monte l’accelerazione è più forte ma la sua composizione va guardata. I prezzi alla produzione dell’industria a luglio 2026 segnano il 7,8 per cento su base annua e il 9,3 sul solo mercato interno, contro il 6,8 di giugno. Il motore è quasi interamente uno: energia elettrica e gas sul mercato interno passano dall’8,9 per cento di giugno al 14,5 di luglio. Al netto di quel comparto l’aumento scende al 3,3 per cento, con una variazione mensile dello 0,3.
La stessa scomposizione vale a valle. L’Istat attribuisce l’aumento dell’inflazione di agosto soprattutto agli energetici, con i prezzi regolamentati passati dal 14,8 al 18,6 per cento e quelli non regolamentati dall’11,4 al 17. Il carrello della spesa, che raccoglie alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona, si ferma allo 0,9 per cento, in discesa dall’1. La parte di inflazione che il consumatore vede sulla bolletta cresce in doppia cifra, quella che vede sullo scontrino del supermercato resta sotto l’uno per cento.
Il fattore comune alle due estremità della filiera è geopolitico. Nella Congiuntura Flash del 22 settembre il Centro Studi di Confindustria registra che il persistere della chiusura quasi completa dello stretto di Hormuz tiene il prezzo del petrolio e del gas ai livelli più alti da fine 2022, e annota che «l’inflazione è in aumento e le banche centrali stanno alzando i tassi per arginarla».
Il comparto che l’Istat indica come più dinamico è anche quello che ha documentato per primo l’aumento dei propri costi. La nota congiunturale di Confetra diffusa il 14 maggio 2026 stimava un incremento del 9 per cento su base annua dei costi delle imprese di autotrasporto, con il gasolio a 2.045,6 euro ogni mille litri e un rialzo del 29 per cento in dodici mesi, e una componente energetica pari a circa il 30 per cento delle spese operative. «Se il conflitto perdurasse, la crescita del PIL potrebbe essere inferiore», aveva avvertito il presidente Carlo De Ruvo, indicando un punto percentuale di prodotto in meno e oltre un punto e mezzo di inflazione in più.
L’osservatorio Freight Insights presentato l’11 giugno da Conftrasporto colloca il valore della logistica italiana a 94,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,9 per cento sul 2024, e rileva che la dinamica dei costi ha superato quella dei volumi comprimendo i margini. Dal 2019 il gasolio risulta cresciuto di circa il 30 per cento e l’energia elettrica di oltre il 25, mentre il trasporto ferroviario delle merci ha perso il 4 per cento dei treni-chilometro nel 2025. “È necessario intervenire per rivedere il sistema Ets”, ha chiesto il presidente Pasquale Russo, che è anche vicepresidente di Confcommercio.
La misura di chi stia assorbendo esiste ed è statistica. In un focus inserito nella nota sull’andamento dell’economia italiana del 10 luglio 2026, l’Istat registra una riduzione dei margini di profitto diffusa a tutti i settori e particolarmente marcata in agricoltura e manifattura, «causata da un incremento dei costi variabili superiore a quello dei listini di vendita». Nel confronto lungo fra il 2019 e il primo trimestre 2026 i prezzi di vendita risultano saliti del 18,4 per cento e quelli degli input produttivi del 17,7, con il costo del lavoro cresciuto del 12,9 per cento da metà 2022: il margine complessivo ha retto per anni e si è rotto negli ultimi trimestri.
Quanto alle intenzioni, le imprese le hanno dichiarate. Nell’indagine sulle aspettative di inflazione e crescita del secondo trimestre 2026, diffusa dalla Banca d’Italia il 14 luglio su un campione di aziende dell’industria e dei servizi con almeno cinquanta addetti, la maggioranza degli intervistati «dichiara di avere trasferito, o di voler trasferire, sui prezzi di vendita» gli aumenti dei costi di produzione, precisando però che lo farà in misura contenuta. Le attese di inflazione al consumo si collocano fra il 2,5 e il 2,8 per cento a seconda dell’orizzonte temporale.
Quattro limiti delimitano il quadro. I prezzi alla produzione dei servizi sono rilevati per trimestre e diffusi con circa due mesi di ritardo, quelli al consumo sono mensili: accostare la variazione del secondo trimestre a quella di agosto significa confrontare periodi diversi, e nel testo i due riferimenti sono sempre datati. La componente energetica, che spiega gran parte dell’accelerazione sia a monte sia a valle, dipende da un fattore geopolitico che nessuna delle fonti citate proietta nel tempo. L’indagine della Banca d’Italia copre le imprese con almeno cinquanta addetti, che nel tessuto produttivo italiano sono una minoranza. E la compressione dei margini rilevata dall’Istat è riferita al primo trimestre 2026: il dato del secondo trimestre non era ancora disponibile al 24 settembre.
















