Il mercato obbligazionario ha cominciato a vendere il debito legato al boom dell’intelligenza artificiale. Nell’ultima settimana gli investitori si sono liberati di titoli emessi dai nuovi fornitori di cloud e perfino di bond che finanziano alcuni dei più grandi data center americani. Il primo segnale è arrivato da CoreWeave, una delle cosiddette neocloud, società che si sono indebitate pesantemente per affittare potenza di calcolo alle aziende dell’AI. Le sue obbligazioni sono crollate perché il mercato teme che le spese superino i ricavi, e il costo per assicurarsi contro un suo default ha toccato il livello più alto di sempre. Le vendite però non si sono fermate lì. Hanno colpito anche concorrenti come Nebius e persino i bond dei data center affittati a inquilini considerati sicuri, come Meta e Microsoft. In questo caso il timore non è l’insolvenza ma il ritardo dei cantieri, rallentati dalla scarsità di energia elettrica, dall’opposizione delle comunità locali e dai problemi di costruzione. Il contesto non aiuta. Dopo il dato sull’inflazione americana di settembre, più alto del previsto, la maggior parte degli operatori si aspetta un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve entro dicembre, e a pagarlo di più sarebbero proprio le imprese che si indebitano per costruire. Gartner, del resto, prevede che oltre l’80% delle neocloud smetterà di operare in modo indipendente entro il 2030, schiacciato da costi crescenti e rendimenti deludenti. Il rischio è che il contagio si allarghi. Anche Oracle si è indebitata molto, in parte per costruire data center destinati a OpenAI, il suo cliente principale, e oggi il suo rating è appena un gradino sopra la soglia dei titoli spazzatura. Un ulteriore declassamento costringerebbe a vendere i fondi istituzionali che possono detenere soltanto debito “investment grade”. Poi c’è Nvidia, che ha investito decine di miliardi nelle startup dell’AI e nei fornitori di cloud che comprano i suoi chip. Le difficoltà dei clienti potrebbero colpirla due volte, con le vendite perse e con gli investimenti che perdono valore. In una settimana il gruppo ha bruciato circa 270 miliardi di dollari di capitalizzazione. Tutto questo non significa che la domanda di intelligenza artificiale stia calando. Mostra però quanto siano intrecciati i conti del settore e perché valga la pena osservare il mercato del debito, che spesso è il primo ad accorgersi dei problemi.

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