Il debito americano supera i 40mila miliardi di dollari e riporta al centro dei mercati il costo del finanziamento degli Stati. Washington deve raccogliere risorse per coprire il disavanzo e rinnovare i titoli in scadenza, mentre gli interessi assorbono una quota crescente del bilancio. Una pressione che può trasmettersi anche all’Europa, attraverso la concorrenza per i capitali e l’andamento dei rendimenti obbligazionari.

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Washington, il conto degli interessi

Nell’anno fiscale 2026 il deficit federale ha raggiunto circa 1.990 miliardi di dollari, secondo i dati del Tesoro riportati da Reuters. Il debito ha oltrepassato i 40mila miliardi, accompagnato da un aumento della spesa per il suo servizio. Il problema riguarda dunque sia le dimensioni dell’esposizione sia il costo necessario a sostenerla: maggiori risorse destinate agli interessi riducono lo spazio disponibile per altre priorità di bilancio.

La concorrenza per i capitali

Rendimenti americani elevati possono aumentare l’attrattiva dei Treasury, intensificando la competizione con le obbligazioni europee. Il confronto, però, non si esaurisce nel tasso offerto: per chi investe dall’area euro contano anche il cambio, il costo dell’eventuale copertura valutaria e la durata dei titoli. Un rendimento in dollari superiore a quello di un’obbligazione in euro non equivale quindi, da solo, a un guadagno maggiore per il risparmiatore.

Per l’Italia conta anche il livello dei tassi

Per Roma, l’elevato debito rende particolarmente importante il costo delle nuove emissioni. Lo spread misura la distanza tra Btp e Bund, ma non descrive da solo quanto il Tesoro debba pagare: il differenziale può restringersi mentre i rendimenti restano elevati. Non esiste invece una soglia minima dei Btp fissata automaticamente dai titoli americani: incidono anche le prospettive della Bce, l’inflazione e il rischio attribuito all’Italia.

Il riequilibrio diventa una sfida globale

La pressione sui conti pubblici supera i confini americani. Nel Fiscal Monitor di aprile 2026, il Fondo monetario internazionale stima che il debito pubblico mondiale, vicino al 94% del Pil nel 2025, raggiunga il 100% nel 2029. Per i governi, la sfida è contenere gli squilibri preservando gli investimenti: una spesa crescente per interessi rende più difficile conciliare il finanziamento dei servizi, il sostegno all’economia e la tenuta dei bilanci.