Uno stipendio più alto non basta, da solo, a sentirsi più ricchi. Se l’aumento serve a inseguire il costo della vita, una parte del recupero può finire nelle casse dello Stato attraverso l’Irpef. È l’effetto del drenaggio fiscale, che accompagna la crescita dei redditi nominali anche quando il potere d’acquisto resta sotto pressione. Secondo le stime del Mef, il fenomeno vale complessivamente 35,4 miliardi nel quadriennio 2026-2029: entrate già contabilizzate, mentre resta aperta la partita degli sgravi.
Il rincaro entra nella busta paga
Il meccanismo passa attraverso la progressività dell’imposta. Quando stipendi e pensioni aumentano per compensare i rincari, il reddito nominale sale e può essere soggetto a un prelievo proporzionalmente maggiore, se soglie e detrazioni non si adeguano. Il contribuente paga così più Irpef, senza che l’incremento delle somme percepite corrisponda necessariamente a una maggiore capacità di spesa.
Un gettito che non diventa un tesoretto
I 35,4 miliardi stimati per il quadriennio non costituiscono una disponibilità aggiuntiva per la manovra. Sono già inclusi nei conti tendenziali, le previsioni di entrata e spesa a legislazione vigente. Destinarli a nuovi interventi richiederebbe quindi altre risorse compensative oppure una modifica dei saldi: la crescita degli incassi prevista non offre, da sola, nuove coperture per ridurre le imposte.
Prezzi più alti anche per lo Stato
L’inflazione sostiene le entrate di Iva e Irpef, ma contemporaneamente mette sotto pressione la spesa pubblica. Pensioni e assegno unico risentono degli adeguamenti ai prezzi, gli acquisti della pubblica amministrazione diventano più costosi e anche gli interessi sul debito possono aumentare. Il beneficio sul gettito va dunque confrontato con questi maggiori oneri, prima di valutare lo spazio disponibile per nuove misure.
Il ceto medio aspetta gli sgravi
È dentro questo equilibrio che si gioca il confronto sui tagli al ceto medio. Antonio Tajani insiste sulla necessità di procedere, mentre nella maggioranza restano tensioni sulle risorse da destinare all’intervento. Il nodo sono le coperture: alleggerire il prelievo richiede fondi utilizzabili, oltre agli incassi già previsti. Per i contribuenti, la posta in gioco è quanto degli aumenti di reddito resterà effettivamente disponibile dopo le tasse.
















