Le domande per prestiti garantiti arrivano a quota 430 mila

Solitamente, si pensa che le decisioni finanziarie siano sempre prese in modo puramente razionale, ma la realtà è ben diversa. Il processo decisionale non dipende infatti solo da calcoli e analisi, ma anche dalle emozioni, specialmente quando si è molto coinvolti nell’operazione in questione.

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Quando ad esempio si deve valutare la possibilità di sottoscrivere un prestito personale, ansia, paura o stress possono creare o rafforzare un bias cognitivo e influenzare negativamente la scelta finale. Non si tratta di dettagli, ma di un aspetto oggetto di studi e ricerche da parte di una disciplina conosciuta come “Finanza comportamentale”.

Cos’è la finanza comportamentale

La finanza comportamentale si differenzia da quella tradizionale proprio per lo spazio dedicato al ruolo delle emozioni nei processi decisionali. Si parla in questo caso di “Razionalità limitata”, un presupposto secondo il quale non tutte le persone hanno il tempo o le capacità necessarie ad analizzare criticamente i fattori alla base di un’operazione economica.

La percezione del rischio, che è una dimensione prettamente soggettiva, viene dunque influenzata dalle emozioni, portando spesso a decisioni che non sono in linea con i propri interessi finanziari a lungo termine.

Decisioni finanziarie, le emozioni che le influenzano e i bias cognitivi

Più nel dettaglio, secondo la finanza comportamentale, stati emotivi di paura o ansia possono portare le persone tanto a evitare investimenti rischiosi, quanto a fare scelte troppo conservative che comportano la perdita di un’opportunità di crescita.

Euforia e ottimismo possono d’altro canto condurre a decisioni impulsive, come richiedere prestiti senza valutare a fondo le conseguenze sulle proprie finanze. Frustrazione e stress possono invece falsificare le valutazioni e ridurre l’attenzione ai dettagli.

Oltre alle emozioni, anche i bias cognitivi influenzano negativamente le decisioni finanziarie. Uno dei più comuni è l’avversione alla perdita, per cui le persone tendono a evitare perdite più di quanto cerchino di ottenere guadagni.

L’effetto ancoraggio, invece, fa sì che ci si concentri su un’informazione iniziale, come il tasso d’interesse, perdendo però la capacità di attenzionare altri aspetti del finanziamento. Infine, l’effetto gregge porta le persone a seguire le scelte degli altri, richiedendo prestiti “Perché lo fanno tutti”, non attenzionando però adeguatamente la propria situazione personale.

Come ridurre l’impatto delle emozioni sulle proprie decisioni finanziarie

Una volta compreso che la dimensione emotiva è una componente inevitabile del processo decisionale, bisogna capire come prendere decisioni finanziare equilibrate. Un consiglio fondamentale è di consultarsi sempre con personale specializzato. I professionisti del risparmio sono infatti adeguatamente formati per fornire un’assistenza lucida e obiettiva, proprio per evitare conseguenze spiacevoli correlate a decisioni emotive.

Anche una buona educazione finanziaria personale aiuta a limitare il peso delle emozioni. Si consiglia dunque di avere sempre una gestione ottimale del budget personale, di fissare obiettivi chiari, in linea con le proprie possibilità e di aggiornarsi quanto possibile sulla materia.

Infine, è bene imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni, così da comprendere come esse entrano realmente in gioco nel momento di prendere decisioni. In questo modo sarà anche più semplice evitare valutazioni errate, in modo da favorire il pensiero critico e razionale.