
Sono già scattati i primi allarmi di stagione da parte degli analisti. Ma niente panico: in borsa questo È il rialzo più lungo della storia
I primi allarmi sono già scattati. Secondo Filippo Lanza (gestore del fondo HI Numen Credit di Hedge Invest Sgr) ci aspettano mesi difficili, il terrore dei mercati sarà Chimera, il mostro sputa fuoco, creatura ibrida, il cui corpo è composto dalle parti di 3 animali, leone, capra e serpente. Tre animali, ognuno portatore di una minaccia diversa: il desiderio delle Banche Centrali di iniziare una stretta monetaria; l’inverno tecnologico, inteso come l’indebolimento industriale dei Faang, i big del Nasdaq; e il rischio liquidità, accentuato dall’eccessiva attività in leva, che associato a un aumento della volatilità, potrebbe portare forti oscillazioni dei prezzi con potenziali perdite nei fondi molto esposti. Mohamed El Erian (ex stella di Pimco, ora ad Allianz), usa Dickens per raccontare il presente, “era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi, era l’era della saggezza, era l’età delle sciocchezze”. L’intento è di smorzare l’attuale entusiasmo, perché secondo El Erian in fin dei conti da inizio anno lo S&P500 non è andato da nessuna parte, e dall’estate in poi la strada dovrebbe procedere in salita, con il rischio che l’aumento dei tassi d’interesse si inasprisca. Sono i soliti timori che si ripetono puntualmente: ogni inizio anno i rischi pendono sempre verso una correzione e un aumento della volatilità che per gli operatori (erroneamente) è sinonimo di pericolo e di crisi. Così all’inizio dell’estate.
Le incognite della Cina, la guerra dei dazi, le valute deboli e i debiti in dollari dei paesi emergenti: ecco i fattori del nervosismo delle borse
A dire il vero, l’ultima vera crisi estiva l’abbiamo vissuta nel 2008, con lo scoppio della bolla dei mutui subprime, ancor prima del fallimento Lehman, e sinceramente non ricordo che le sirene d’allarme suonassero a tutto volume, anzi molti tendevano a sdrammatizzare. E prima ancora un’altra grave crisi estiva fu nel 1998, con il problema russo, lo scandalo Clinton/Lewinski e il rischio crack per Ltcm, il fondo dei Nobel. Tutti anni che terminano con il numero 8, numero che per i cinesi è di buon auspicio, significa fortuna e più 8 ci sono e più esponenzialmente aumenta la sua carica positiva. Un talismano che in questo momento sembra non funzionare, perché proprio dalla Cina potrebbero emergere gli eventuali problemi per l’estate 2018. Cina e Paesi Emergenti, già fiaccati dall’andamento delle proprie borse (-17% da inizio anno), hanno visto le loro valute indebolirsi di circa il 10% nell’ultimo periodo, il tutto accentuato dalle vendite dei fondi istituzionali che scappano da queste zone, riducendo esposizione e leva finanziaria. La vera o presunta guerra dei dazi, anche psicologicamente, non aiuta: invece che rasserenare gli animi, li innervosisce. Il problema principale, però, sono i debiti crescenti dei Paesi Emergenti, che sono principalmente espressi in dollari, più il dollaro si rafforzerà e più i problemi aumenteranno. Questo spingerà la Fed a non essere precipitosa sui tassi d’interesse. L’inflazione non è ancora un pericolo. Nel 2008 ci fu un banchiere centrale, Jean-Claude Trichet, che agì incautamente, spaventato dai picchi del petrolio (150$ al barile), in agosto aumentò i tassi, in piena crisi finanziaria, mentre le economia scivolavano. Fu come andare incontro a tutta velocità contro il treno della recessione. Oggi, fortunatamente, banchieri di ben altra caratura, hanno in mano i comandi e sapendo bene quali rischi si corrono accelerando il ritorno alla normalità, si muoveranno cautamente e con benevolenza verso il mercato. C’è chi, come Morgan Stanley, chiama a raduno i 4 cavalieri dell’apocalisse, esacerbando il pericolo, identificato nelle curve (pericolose) dei rendimenti obbligazionari, la recessione è sempre più vicina, avvertono. Mi chiedono come si possa cadere in recessione ora, quando i tassi, le armi delle banche centrali per rivitalizzare l’economia, sono ancora a zero, quindi inutilizzabili. Non lo permetteranno mai, e soprattutto un mercato obbligazionario ostaggio delle suddette, non è un indicatore attendibile.“Tornerà un altro inverno” canta Bruno Martino, la stagione che per le borse rappresenta la felicità, perché se anche in quest’estate dovesse capitare qualche temporale, sarà solo una nuova occasione per tornare a comprare,: finché la mano amica di Draghi e soci terrà ben aperte le reti di sostegno del trapezista, lo spettacolo continuerà.
Vuoi vedere che Trump farà partire l’inflazione?
Svalutation, il sedicesimo album di Adriano Celentano, uscì nel 1976. L’inflazione quell’anno fu del 16.53%. Per chi – beato lui – è troppo giovane per ricordala, citiamo la prima strofa: «Eh la benzina ogni giorno costa sempre di più, e la lira cede e precipita giù, svalutation, svalutation. Cambiando i governi niente cambia lassù, c’è un buco nello Stato dove i soldi van giù, svalutation, svalutation». Buona o cattiva? È importante ricordare che l’inflazione può essere sia una sciagura che un evento atteso, come la pioggia dopo la siccità. Considerando l’inanità degli sforzi prodotti da Mario Draghi, la sensazione di assistere a un paradosso è inevitabile. Mentre nei ruggenti ’70 ci si sforzava di calmierare la febbre inflattiva, oggi accendiamo ceri votivi quando l’asticella si alza di un misero zero virgola. Ma in economia i cambi di stato non sono quasi mai graduali. Una conferma la offre il matematico René Thom con la sua teoria delle catastrofi: «In un sistema, qualsiasi elemento si comporta con continuità fino a quando cambia in modo brusco e radicale il suo comportamento o il suo stato. Questo avviene per un terremoto, per la cascata di un fiume, per un crollo finanziario, fino ad arrivare ad un singolo oggetto come un tavolo, col suo piano continuo che termina con un “salto” dove finisce il tavolo». Il pensiero corre a Trump e alla sua guerra dei dazi. Vuoi vedere che sarà lui l’artefice involontario della benefica crescita dell’inflazione?
















