Il mondo del vino e degli spirits sta imboccando la strada già percorsa dalla ristorazione, dove i cuochi sono diventati blasonati chef e il cibo un’opera d’arte. Come dalle cucine sono usciti i guru dell’impiattamento, ormai venerati come premi Nobel, anche dalle cantine e dai banconi dei bar stanno salendo alla ribalta i nuovi santoni del bere bene, responsabile e originale. Sono i bartender o meglio i mixologist, cioè gli esperti dell’arte di creare drink miscelando alcolici, vini, bevande e ingredienti vari.
Il mixologist è considerato un artista della sperimentazione del gusto. Per valorizzare un hotel non basta più il ristorante stellato: ci vuole anche il bar firmato. Così per il luxury hotel Eala di Limone del Garda, Eduardo Bortolotti ha condensato il territorio in una drink list con distillati e aromi che si trovano solo qui. Al Verdura Rocco Forte Hotel, sulla costa meridionale della Sicilia, Missoni ha firmato non solo ogni elemento di décor del resort club, ma anche i cocktail realizzati con ingredienti locali.
Secondo la ricerca di TradeLab, l’aperitivo serale è un fenomeno in crescita, con 14 milioni di italiani che generano un giro d’affari di 4,5 miliardi di euro. Il settore è l’alfiere dello stile di vita mediterraneo: attento al gusto e responsabile. Il 75% degli italiani, infatti, beve in abbinamento al cibo, con un consumo pro-capite che è circa la metà della media europea. L’export vola, secondo Federvini, la federazione italiana dei produttori, esportatori e importatori di vini, acquaviti, liquori, aceti. L’Italia è diventata il secondo maggiore esportatore mondiale di vino (dopo la Francia), con un incremento in 20 anni del 188%. Il comparto degli spirits ha registrato una crescita del 300%, posizionando l’Italia al quinto posto a livello globale. Lungi dal star seduti sugli allori, i 340 mila produttori italiani guardano con attenzione ai trend dei consumi.
Cin-cin Savoia!
Il Vinitaly di Verona, la principale manifestazione del settore, ha visto quest’anno una nutrita presenza di cantine che hanno promosso l’abbinamento tra vino e spirits per la creazione di cocktail innovativi in grado di intercettare un pubblico nuovo.
La presenza del vino nei cocktail non è certo una novità. Le truppe dell’impero austro-ungarico che nell’800 stazionavano nel regno Lombardo-Veneto, non erano abituate ai vini troppo alcolici: è così che è nata la versione primordiale dello Spritz (l’aggiunta del bitter arriva solo verso il 1930).
Non è una novità che prestigiose cantine abbiano creato proprio la miscela più richiesta dai bartender: il vermouth. Uno dei più antichi è il Carlo Alberto, nato a Torino nel 1837 miscelando 27 erbe e vini pregiati. Utilizzato inizialmente come bevanda medicamentosa, a fine 800, nei caffè torinesi diventa di moda sorseggiare il Vermuttino, vermouth sporcato con un goccio di selz. Nasce così l’antenato dell’aperitivo.
Per capire l’alchimia del vermouth, si può visitare nelle Langhe, a Cossano Belbo, il Museo Enologico accanto alla cantina Toso fondata nel 1910 dall’omonima famiglia. Oltre a vini e spumanti piemontesi, Casa Toso produce anche lo storico Vermouth Superiore di Torino Gamondi. Nel museo, la sala dell’erborista accoglie le principali essenze utilizzate nella lavorazione del vermouth e alle pareti, una ricca esposizione di manifesti e vecchie bottiglie di vermouth.
Da semplice aperitivo il vermouth, diventa abbinamento perfetto con il cibo. Il Luxury B10 Martini a base di Belvedere 10 Vodka, un’opera d’arte nella bottiglia e nel contenuto. Viene guarnito con due gocce di olio extravergine d’oliva e si abbina a caviale e patate fritte oppure pizza e fois gras.
Gin-Mania
Il gin è il re dei cocktail ed è oggetto di culto tra gli appassionati. Le celebrità fanno a gara per firmare il più originale. L’attrice Emma Watson ha lanciato Renais, un gin prodotto a partire dagli scarti delle uve utilizzate per la vinificazione. Brad Pitt, in Francia produce The Gardener con la blasonata famiglia Perrin. Ryan Reynolds ha il suo Aviation Gin, Margot Robbie (protagonista di “Barbie”) firma Papa Salt Gin, e il rapper Snoop Dog per il suo Indoggo Gin ha voluto aggiungere alle botaniche classiche l’aroma naturale di fragola. L’Italia è tra i maggiori produttori mondiali di bacche di ginepro (componente centrale da cui si estraggono gli oli essenziali poi sottoposti a distillazione). Inoltre è ricca di botaniche diverse, grazie ad un’enorme biodiversità. Oggi si contano un migliaio di gin nostrani. Infinite le declinazioni. Menta del Piemonte, cardamomo e bergamotto ispirarono nel 1856 il Gin di Emilie Ballor, fondatrice dell’omonima casa ed esperta erborista. Ginnastic Gin fa tesoro degli agrumi di Calabria. Vincitore alla London Spirits Competition 2024, il toscano Sabatini sfrutta l’iris fiorentino. Sempre in Toscana il gin Castelfalfi trae le note dolci dalle erbe della tenuta: salvia, rosmarino, radice di angelica. In Alto Adige ai piedi dell’Ortles, il profumo dell’albicocca caratterizza il gin Felix Luis, creato dalla famiglia Pobitzer proprietaria del boutique hotel Garberhof a Malles Venosta. Volcano Etna Dirty Gin è il primo gin macerato con olive Nocellara e affinato con olio extra vergine d’oliva Monte Etna Dop. Le botaniche siciliane del Volcano vengono esaltate nei cocktail creati da Antonino Platania per l’Atlantis Bay Hotel di Taormina.
Per gli amanti dei record, a Kufstein in Tirolo, lo storico Stollen 1930 vanta la più grande collezione di gin al mondo. Oltre 1000 tipi diversi vengono serviti in una grotta naturale a 90 metri di profondità, scavata nella roccia sotto la fortezza.
La Tequila di Clooney
La bottiglia è firmata da George Clooney e da Rande Geber che l’hanno creata nel 2013 proprio per se e gli amici. Una tequila artigianale con polpa 100% agave blu. Una vera chicca in tre diversi invecchiamenti. Superato il motto “dagli amici, per gli amici”, l’attore e il businessman, marito dell’ex modella Cindy Crawford, hanno venduto la distilleria per un miliardo di dollari a Diageo, colosso internazionale, che ha allargato la cerchia di amici!
Un’altra storica distilleria messicana, Volcan De Mi Tierra, è entrata nel gruppo del lusso Lvmh. Fondata a inizio ‘900 ai piedi del vulcano Tequila dalla famiglia Gallardo, ancora a capo dell’azienda, utilizza agavi blu provenienti da due terroir: Le agavi delle pianure portano note erbacee, agrumate e speziate, mentre quelle degli altipiani sprigionano sentori fruttati e densi.
Se il gin è il re dei cocktail, la tequila è la regina, partner perfetta di ogni mix. Perfino con la birra. Il Blanchelada abbina la birra artigianale Testadariete e la tequila Vecindad. Il risultato è un drink dove il coriandolo e la buccia di arancia della birra si fondono con le note speziate ed erbacee della tequila.
Spirito artistico
Nella tenuta Vallepicciola a Castelnuovo Berardenga svetta l’installazione realizzata dall’artista francese Clet Abraham. Il titolo dell’iniziativa promossa dal Consorzio del Chianti Classico ricorda la canzone dei Police: “A(rt) message in a (Chianti classico) bottle”. L’opera è la reinterpretazione in chiave giocosa della bottiglia di Chianti Classico, trasformata in una fantasiosa abitazione. La “Casa in bottiglia” fa da cornice ai tour proposti in vigna e in cantina tutto l’anno.
Arte contemporanea anche alla Montina, l’azienda simbolo del buon Franciacorta nel cuore della rinomata regione vitivinicola. L’artista Marzia Boaglio ha trasformato materiali naturali in oggetti d’arte di grande impatto visivo ed estetico.
All’artigianato d’arte è dedicata la mostra “Memories of tomorrow: a Moët & Chandon Eexhibition” presso le cantine di Épernay. I maestri ricamatori dell’Atelier Baqué Molinié hanno creato undici rappresentazioni emblematiche della storia di Moët & Chandon.
Dopo l’anteprima alla Milano Design Week, la mostra OrobyRuffino è visitabile all’interno della Tenuta Ruffino a Poggio Casciano, culla dei grandi rossi e luogo di raffinata ospitalità nel Chianti Fiorentino, recentemente rinnovata negli spazi esterni ed interni.
Brindisi col Capitano Nemo
Che ne direbbe Jules Verne di stappare una bottiglia invecchiata ventimila leghe sotto il mare? I vini immersi al buio e cullati dall’acqua, dicono gli esperti, diventano più freschi, setosi e longevi. Per provare basta andare a Taormina, al ristorante Brizza di Villa Sant’Andrea, della catena Belmond Hotel. Nella lista dei vini c’è anche l’edizione limitata di vino dell’Etna affinato in mare da Orygini, prima azienda in Sicilia a realizzare quest’attività.
L’Emerald Maldives Resort & Spa è dotato dell’unica cantina subacquea alle Maldive. A 30 metri di profondità nella barriera corallina, si affina il pregiato Emerald Rosso Riserva, un Sangiovese al 100%. Riconosciuto come miglior Deluxe all inclusive e wellness resort ai TripAdvisor’s traveller’s choice awards 2024, il resort continua a eccellere nell’offerta gastronomica.
Salus per …vinum
A mezz’ora da Firenze, sulle colline del Carmignano Docg, sorge la Tenuta di Artimino. Annessa alla villa medicea La Ferdinanda, patrimonio Unesco, il resort è immerso in 70 ettari di vigneti. Sorseggiando un calice di vino, nella spa ricavata da un’antica cantina, si possono sperimentare trattamenti rigeneranti a base dei sali minerali ai polifenoli d’uva. La spa utilizza prodotti realizzati dal laboratorio Agricosmesi Speziale Laurentiani con vinaccia della vicina cantina Bocelli 1831.
Alcol? No grazie!
Li chiamano mocktail, abbreviazione inglese di mock e“cocktail” che significa “finti cocktail. I mocktail sono il successo 2024. Al The Organics SkyGarden al 13° piano dell’Hyatt Centric Milan Centrale, va a ruba il Summer Breeze, il nuovo cocktail alcohol free creato appositamente da RedBull per la terrazza più glamour di Milano. Il gusto della curuba si mixa alle note dei fiori di sambuco portando un po’ di esotismo sullo skyline meneghino.
La tendenza del bere analcolico o poco alcolico è in forte crescita. Uno degli ingredienti decisivi è Match Tonic Water, in quattro referenze: Indian, Spicy, Floral e Mediterrean. Tutte low-sugar, arricchite con superfood e formulate a partire da estratti 100% naturali.
di Carla Serra
















