produzione industriale

Dopo due anni di montagne russe, l’industria europea sembra aver ritrovato un fragile equilibrio. I prezzi della produzione industriale, che dal 2020 hanno registrato scossoni senza precedenti, dalla metà del 2023 si sono stabilizzati. A confermarlo è l’Eurostat, che però avverte: i livelli restano “storicamente elevati” e continuano a pesare sulle imprese e sui consumatori.

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Produzione industriale, differenze tra i paesi europei

Secondo l’istituto europeo di statistica, produrre beni oggi costa lo 0,2% in più rispetto all’anno scorso nell’area euro e lo 0,4% nell’intera Unione Europea. Numeri contenuti, ma che celano profonde differenze tra Paesi. In Bulgaria, ad esempio, i costi sono esplosi di oltre il 10%, seguita da Danimarca e Romania, mentre in Estonia, Lussemburgo, Portogallo e Lituania si è assistito a un calo significativo.

I settori che trainano i prezzi

Anche i settori produttivi si muovono a velocità diverse. L’energia e i beni intermedi hanno visto una flessione, ma alimenti, bevande e cosmetici hanno registrato rincari superiori al 2%. In crescita anche i macchinari industriali e i beni durevoli di consumo, dagli elettrodomestici agli smartphone. Una dinamica che sposta l’attenzione: non è più l’energia a trainare i prezzi, ma la manifattura e i beni che finiscono direttamente nel carrello delle famiglie.

La pandemia ha fatto schizzare i costi

Il quadro generale resta comunque complesso. Tra il 2015 e il 2020 i costi erano rimasti stabili, ma la pandemia ha spezzato quell’equilibrio: nei primi tre mesi del 2020 si è registrato un crollo del 4%, seguito da un rimbalzo impressionante, con un aumento di quasi due terzi fino all’autunno 2022. Poi di nuovo una rapida discesa, durata fino all’estate 2023. Ora i prezzi si sono fermati, ma su un altopiano molto più alto rispetto al passato.

Impatti su imprese e consumatori

Per le imprese europee, questo significa margini compressi e maggiore difficoltà a competere sui mercati globali. Per i consumatori, significa che i prezzi al dettaglio rischiano di restare rigidi ancora a lungo. La sensazione, in altre parole, è che la stagione delle grandi oscillazioni sia finita, ma che la normalità pre-Covid resti lontana.