Niente più lancette da spostare due volte l’anno: l’ipotesi di mantenere l’ora legale per tutti i dodici mesi torna al centro del dibattito in Italia. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, infatti, si passerà all’ora solare, con le lancette che alle 3 torneranno indietro alle 2. Un cambiamento che riporta l’attenzione sui vantaggi e sui limiti dell’attuale sistema, tra risparmi energetici sempre più contenuti, possibili benefici per il commercio e interrogativi sugli effetti sulla salute.
La discussione è arrivata anche alla Camera, dove le audizioni di esperti, associazioni di categoria e organismi tecnici hanno contribuito a delineare le diverse opzioni. Tra le proposte figura l’avvio di una sperimentazione nazionale, accompagnata da un monitoraggio degli effetti su consumi elettrici, salute, sicurezza e attività economiche, prima di decidere se modificare definitivamente il calendario dei cambi d’ora.
Ora legale permanente, i risparmi energetici sono limitati
Uno degli argomenti a favore dell’ora legale – riporta Il Sole 24 Ore – è la possibilità di sfruttare più a lungo la luce naturale nel pomeriggio e in serata, riducendo il ricorso all’illuminazione artificiale. Un vantaggio che, secondo le valutazioni emerse durante le audizioni, negli ultimi anni si sarebbe progressivamente ridotto.
Nella propria memoria, Terna ha evidenziato che il risparmio elettrico associato all’ora legale permanente rispetto al sistema attuale, caratterizzato dall’alternanza tra ora legale e solare, sarebbe complessivamente limitato. Alla base di questa evoluzione ci sarebbe soprattutto la maggiore efficienza energetica delle tecnologie di illuminazione, che ha diminuito il peso dei consumi legati alla luce artificiale.
Anche la diffusione delle lampadine a basso consumo ha contribuito a ridimensionare uno dei principali argomenti storici a sostegno del cambio stagionale dell’ora. Questo non significa che il beneficio energetico sia necessariamente nullo, ma rende più complessa la valutazione dei vantaggi economici di un eventuale cambiamento.
Più luce la sera, possibili benefici per commercio e turismo
L’adozione dell’ora legale per tutto l’anno potrebbe avere ricadute positive anche sulle attività economiche. Confesercenti e Confcommercio hanno sottolineato come una maggiore disponibilità di luce naturale nelle ore pomeridiane e serali possa incentivare le persone a uscire dopo il lavoro e a trascorrere più tempo nelle aree commerciali.
Una giornata con più luce nel tardo pomeriggio potrebbe favorire la frequentazione dei negozi, dei centri storici e degli spazi pubblici, con possibili effetti positivi sulle vendite e sulla vitalità urbana. Anche il turismo potrebbe beneficiare di giornate percepite come più lunghe, soprattutto nei periodi in cui le attività all’aperto rappresentano un elemento importante dell’offerta.
L’ipotesi presenta tuttavia anche alcune criticità. Nei mesi invernali, mantenere l’ora legale significherebbe posticipare ulteriormente l’alba, con possibili conseguenze per chi si sposta nelle prime ore del mattino e per le attività lavorative svolte all’aperto. Tra i settori che potrebbero risentirne figurano l’agricoltura, l’edilizia e il turismo montano invernale.
Cambio dell’ora e salute: il nodo dei ritmi biologici
Il confronto – si legge su Il Sole 24 Ore – non riguarda soltanto l’economia e i consumi, ma anche gli effetti del cambio dell’ora sul sonno e sull’organismo. Nel corso delle audizioni, diversi esponenti della comunità medico-scientifica hanno espresso la necessità di superare l’attuale alternanza stagionale, pur senza convergere sulla soluzione da adottare.
L’Accademia Italiana di Medicina del Sonno (AIMS) ha distinto l’abolizione del doppio cambio annuale dalla scelta di mantenere l’ora legale in modo permanente. Secondo l’associazione, infatti, le due questioni non coincidono: dal punto di vista biologico, l’ora solare permanente sarebbe l’opzione più prudente per favorire l’allineamento dei ritmi circadiani, cioè i meccanismi che regolano il ciclo sonno-veglia in relazione alla luce naturale.
Una posizione condivisa anche da altri specialisti intervenuti nelle audizioni, che hanno richiamato l’attenzione sui possibili effetti di un’alba più tardiva durante l’inverno. Il tema resta quindi aperto: eliminare il cambio stagionale potrebbe ridurre i disagi legati all’adattamento dell’organismo, ma la scelta tra ora legale e ora solare permanente richiede una valutazione distinta dei rispettivi effetti sulla salute pubblica.
Una sperimentazione prima della decisione definitiva
Per valutare le conseguenze di un eventuale cambiamento, alla Camera è stata proposta una fase di sperimentazione di durata definita, estesa almeno a un intero ciclo stagionale. L’obiettivo è raccogliere dati riferiti al contesto italiano, così da confrontare gli effetti delle diverse soluzioni su più ambiti.
Il monitoraggio dovrebbe riguardare i consumi energetici, la sicurezza stradale, i reati predatori, la salute, la produttività e le ricadute sui diversi settori economici e territori. La proposta prevede inoltre l’individuazione di un’amministrazione responsabile del coordinamento e di un organismo stabile incaricato di analizzare i risultati, con il coinvolgimento degli enti tecnici, delle parti sociali e delle associazioni dei consumatori.
Per rendere il percorso trasparente, durata della sperimentazione, indicatori e criteri di valutazione dovrebbero essere stabiliti prima dell’avvio, prevedendo anche la pubblicazione periodica dei dati.
Ora legale o ora solare permanente: le ipotesi a confronto
Le alternative principali restano due. La prima consiste nel mantenere l’ora legale durante tutto l’anno, puntando sui possibili vantaggi per il commercio, il turismo e la disponibilità di luce nel pomeriggio, pur tenendo conto delle criticità legate alle ore più buie del mattino in inverno.
La seconda prevede invece l’adozione permanente dell’ora solare, considerata da una parte della comunità scientifica più coerente con i ritmi biologici. Questa scelta potrebbe però ridurre i benefici legati alla maggiore disponibilità di luce serale, con possibili conseguenze sulle attività commerciali e turistiche.
In entrambi gli scenari sono state suggerite misure di accompagnamento, come una maggiore flessibilità degli orari scolastici e degli uffici pubblici nei mesi invernali, il potenziamento dell’illuminazione nelle aree più esposte e la promozione di modelli di lavoro flessibile concordati con le parti sociali.
La decisione, dunque, non riguarda soltanto lo spostamento delle lancette, ma il modo in cui distribuire le ore di luce nell’arco della giornata. La sperimentazione proposta alla Camera punta proprio a fornire elementi concreti per individuare la soluzione più adatta all’Italia, bilanciando esigenze economiche, sanitarie e sociali.
















