n impegno finanziario di proporzioni mai viste: 300 miliardi di dollari in cinque anni per acquistare potenza di calcolo da Oracle. È il valore del contratto siglato da OpenAI, riportato dal Wall Street Journal, che segna una delle operazioni più grandi nella storia del cloud computing. Un accordo che supera di gran lunga il fatturato della stessa startup di Sam Altman e che mette in evidenza la portata economica della corsa all’intelligenza artificiale. La cifra, oltre a impressionare per la scala, pone anche questioni infrastrutturali: per soddisfare le esigenze di OpenAI, Oracle dovrà garantire circa 4,5 gigawatt di energia, l’equivalente del consumo elettrico di quattro milioni di persone. Un fabbisogno che mette in prospettiva i costi energetici della nuova economia dell’IA e apre interrogativi sulla sostenibilità ambientale del settore.
Oracle, da software house a colosso dell’infrastruttura
Per Oracle il contratto è un colpo di acceleratore. Negli ultimi dati trimestrali, l’azienda ha dichiarato ricavi complessivi per 14,9 miliardi di dollari, di cui 7,2 miliardi dal cloud. Ma soprattutto ha registrato Remaining Performance Obligations (RPO) per 455 miliardi di dollari, il valore più alto della sua storia, a dimostrazione della portata delle commesse già firmate ma non ancora contabilizzate. Il mercato ha reagito immediatamente: le azioni Oracle hanno toccato un massimo storico, con una delle salite più rapide degli ultimi decenni. Secondo El País, la capitalizzazione ha beneficiato di un “effetto IA” paragonabile solo a quello visto negli anni della bolla dot-com, ma con una base contrattuale molto più solida. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: far crescere il business cloud da 18 miliardi di dollari attuali a 144 miliardi entro il 2030, come riportato da Reuters.
OpenAI: la scommessa più rischiosa
Se per Oracle l’operazione consolida la trasformazione in fornitore di infrastrutture per l’IA, per OpenAI il rischio è più alto. L’azienda non dispone oggi di ricavi comparabili a 300 miliardi, e l’accordo implica un indebitamento o finanziamenti futuri per sostenere un impegno di questa scala. È una scommessa sul fatto che la domanda di modelli linguistici e servizi di intelligenza artificiale esploderà a livelli tali da rendere sostenibile il contratto. Il nodo, oltre al capitale, resta la supply chain tecnologica: GPU, chip avanzati e data center in grado di reggere i nuovi carichi. Il tutto in un contesto di forte pressione competitiva, con Microsoft, Google e Amazon che continuano a investire miliardi nelle proprie infrastrutture.
















