Negli Stati Uniti sta accadendo qualcosa che potrebbe cambiare profondamente il rapporto tra adolescenti e social network. Meta, la società che controlla Facebook e Instagram, ha raggiunto un accordo con quasi tutti gli Stati americani per chiudere un vasto contenzioso riguardante la sicurezza dei minori e la presunta progettazione delle piattaforme in modo da favorirne un utilizzo compulsivo che prevede, da parte di META, pagamenti per circa 18 miliardi di dollari. Ma probabilmente l’aspetto più interessante per le famiglie non è la cifra che META deve corrispondere. Sono le regole che Meta ha accettato di introdurre per gli utenti con meno di 18 anni: due ore al giorno, stop di notte e silenzio durante la scuola. Per gli adolescenti verrà impostato un limite predefinito di due ore complessive al giorno tra Facebook e Instagram. Il ragazzo non potrà semplicemente eliminarlo: per disattivarlo sarà necessaria l’autorizzazione di un genitore.
Tra mezzanotte e le sei del mattino entrerà inoltre in funzione una modalità notturna che bloccherà l’accesso a funzioni come Feed, Stories, Explore e Reels. Durante l’orario scolastico, dalle 8 alle 15, le notifiche saranno invece silenziate per impostazione predefinita, con alcune eccezioni per messaggi diretti e comunicazioni relative alla sicurezza dell’account. Non basta. Dopo ogni 15 minuti consecutivi trascorsi sulla piattaforma compariranno richiami a interrompere l’utilizzo; altri avvisi arriveranno al raggiungimento dei 60 e dei 90 minuti giornalieri.
L’accordo comprende anche altre misure significative: niente visualizzazione pubblica del numero di like e reazioni per gli under 18, divieto dei filtri legati alla chirurgia estetica, sistemi più incisivi per individuare l’età degli utenti e un’opzione che consenta ai minorenni di utilizzare un feed non personalizzato, sottraendosi quindi almeno in parte alla selezione algoritmica dei contenuti finalizzata a prolungare la permanenza sulla piattaforma.
La maggior parte di queste condizioni dovrebbe rimanere in vigore per dieci anni. E in Europa, cosa cambia per un adolescente?
Il confronto è particolarmente interessante se visto dalla prospettiva di una famiglia. In Europa non esiste un limite giornaliero unico obbligatorio di 2 ore, l’UE raccomanda misure contro l’uso eccessivo, ma non impone questo specifico blocco orario, non esiste una fascia scolastica uniforme obbligatoria, Il DSA (Digital Service Act) affronta il rischio di uso eccessivo, senza imporre questa specifica cadenza, le linee guida UE raccomandano di disattivare di default funzioni come autoplay, notifiche push e altre caratteristiche persuasive, l’UE chiede maggiore controllo dei minori sui sistemi di raccomandazione e raccomanda sistemi affidabili e rispettosi della privacy; inoltre il quadro UE prevede e incoraggia strumenti di parental control.
Sarebbe però sbagliato concludere che negli Stati Uniti i minori siano tutelati mentre in Europa non esistano regole. Anzi, sotto alcuni aspetti l’Unione Europea si è mossa prima e con un approccio più generale e preventivo. Negli Stati Uniti, infatti, le nuove misure accettate da Meta non nascono da un’iniziativa spontanea della società né da una normativa federale organica, ma sono il risultato di un lungo e rilevante contenzioso avviato dagli Stati americani nei confronti della piattaforma. È proprio per chiudere gran parte di queste controversie che Meta ha accettato di introdurre una serie di protezioni molto concrete per gli adolescenti.
Il Digital Services Act (DSA) stabilisce invece, a livello europeo, un quadro generale nel quale le piattaforme accessibili ai minori sono chiamate a tutelarne la privacy, la sicurezza e il benessere fisico e mentale. Nel luglio 2025 la Commissione europea ha inoltre pubblicato specifiche linee guida per la protezione dei minori online. E qui emerge un elemento molto interessante: Bruxelles parla esplicitamente anche di comportamenti problematici e che creano dipendenza.
Tra le misure raccomandate figurano account privati per impostazione predefinita, maggiore controllo sui sistemi di raccomandazione e la disattivazione di caratteristiche che possono favorire un uso eccessivo, come autoplay, notifiche push, conferme di lettura e alcune forme di design persuasivo progettate soprattutto per aumentare l’engagement.
L’Europa, dunque, ha individuato il problema. La differenza è un’altra: le linee guida della Commissione non impongono alle piattaforme di adottare esattamente ciascuna delle misure indicate, ma costituiscono un riferimento per applicare e valutare il rispetto degli obblighi previsti dal DSA.
Ed è qui che il caso americano diventa particolarmente interessante. Affermare che una piattaforma debba proteggere un adolescente dall’uso eccessivo è un principio. Prevedere un limite di due ore, il blocco notturno, il silenzio delle notifiche durante la scuola e richiami dopo un uso prolungato significa invece trasformarlo in regole concrete e immediatamente percepibili da ragazzi e genitori. Non si tratta necessariamente di copiare il modello americano, né di pensare che queste misure possano da sole risolvere il problema dell’uso compulsivo. Ma il settlement dimostra un punto essenziale: queste protezioni sono tecnicamente possibili. Se Meta può applicare limiti di tempo, intervenire sulle notifiche e modificare il funzionamento del feed per gli adolescenti, la questione non è più soltanto tecnologica. Diventa una scelta politica e sociale.
Perché non anche in Europa? È difficile spiegare a una famiglia italiana perché uno stesso social network debba offrire automaticamente determinate protezioni a un quindicenne americano e non necessariamente le stesse a un coetaneo che vive a Milano, Roma, Parigi o Berlino.
«Se Meta è tecnicamente in grado di introdurre strumenti concreti per ridurre il rischio di un uso compulsivo dei social tra gli adolescenti americani, è ragionevole chiedersi perché le stesse tutele non possano essere adottate anche in Europa», osserva Federico Seghi Recli, fondatore di IEuD Milano, centro specializzato nel trattamento delle dipendenze patologiche impegnato anche nella prevenzione attraverso corsi di formazione ecm rivolti a psicologi, psicoterapeuti e altri professionisti. «Quando parliamo di adolescenti, la prevenzione non può essere affidata soltanto alle famiglie o alla capacità del singolo ragazzo di autoregolarsi. Anche il modo in cui le piattaforme sono progettate può contribuire a ridurre i comportamenti problematici e il rischio di dipendenza.»
Naturalmente, i due sistemi giuridici sono diversi. L’accordo statunitense nasce da un contenzioso e non da una legge federale generale sui social media. In Europa, al contrario, il DSA costruisce un sistema regolatorio destinato alle piattaforme che rientrano nel suo campo di applicazione. Paradossalmente, quindi, l’Europa dispone di un quadro normativo più organico, mentre il caso americano produce oggi prescrizioni più concrete e immediatamente verificabili da ragazzi e famiglie.
Scopri in esclusiva le news più rilevanti direttamente nella tua casella di posta elettronica.
















