I data center che alimentano l’intelligenza artificiale stanno assorbendo chip a una velocità superiore a quella con cui le fonderie riescono a produrli. Il risultato è una carenza strutturale che ha già fatto quadruplicare nell’ultimo anno i prezzi di memorie e storage. Tim Cook, CEO di Apple, ha definito la situazione un'”alluvione centenaria”, ammettendo che i rincari sono ormai “inevitabili”. Morgan Stanley prevede un aumento del 15% sui prezzi di smartphone e PC negli Stati Uniti entro fine anno.

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Apple ha già alzato il prezzo del Mac Mini; Mac e iPad potrebbero seguire a breve, mentre secondo TechInsights il prossimo iPhone Pro costerà circa 270 dollari in più rispetto all’attuale. Anche HP, Dell e Nintendo hanno rivisto al rialzo i listini.

L’allentamento della crisi non sembra imminente. Nonostante l’aumento della capacità produttiva, i clienti AI — disposti a pagare di più — hanno la precedenza sulle forniture, lasciando il mercato dei dispositivi consumer con un deficit pari a circa il 15% rispetto alla domanda.

Apple nell’angolo. Il gruppo di Cupertino ha costruito per anni il suo vantaggio competitivo sulla capacità di strappare prezzi minimi ai fornitori, mettendoli in concorrenza tra loro. Oggi quella leva si è spuntata: i grandi operatori cloud la battono sul tempo con contratti triennali o quinquennali e pagamenti anticipati in contanti. Apple dovrà attingere alla propria liquidità per garantirsi l’accesso ai chip — con possibili ripercussioni su uno degli indicatori più apprezzati dagli investitori: i ritorni straordinari sul capitale.

Il picco o la conferma? La carenza di chip potrebbe segnalare che la domanda AI non è semplice euforia di mercato. Ma potrebbe anche indicare che siamo vicini al punto di massima espansione. Uber e Walmart hanno già chiesto ai dipendenti di limitare l’uso degli strumenti AI; Microsoft, secondo quanto riferito, avrebbe cancellato la maggior parte delle licenze interne di Claude Code. Se alcune grandi aziende stanno già stringendo i cordoni della borsa sull’AI, la domanda che si apre è se la corsa ai chip — e ai prezzi — abbia davvero ancora molto spazio per crescere.