Il caro energia torna a colpire uno dei nervi più sensibili dell’economia italiana: trasporti, logistica e distribuzione. Con il gasolio ormai stabilmente sopra i 2 euro al litro, la tensione nel comparto dell’autotrasporto si trasforma in protesta organizzata, mentre il tentativo del governo di contenere i rincari attraverso il decreto carburanti appare già sotto pressione. Sullo sfondo ci sono le tensioni internazionali, l’effetto diretto sui costi delle imprese e una filiera che denuncia di non riuscire più ad assorbire aumenti così pesanti senza trasferirli su prezzi, margini e competitività. È in questo clima che le sigle di categoria alzano la voce, parlano di emergenza, di quadro insostenibile e preparano iniziative destinate a incidere ben oltre il solo settore dei Tir.
La miccia del diesel sopra quota 2 euro
Il dato che accende la protesta è quello del gasolio, salito a 2,059 euro al litro secondo il Ministero delle Imprese, con un prezzo che in autostrada arriva a 2,118 euro. In crescita anche la benzina, a 1,750 euro al litro, mentre sulla rete autostradale tocca 1,813 euro. Numeri che certificano una pressione costante, pesante sui costi di esercizio.
Il fermo nazionale proclamato da Trasportounito
Trasportounito ha annunciato il fermo nazionale dei Tir dal 20 al 25 aprile. Il presidente Franco Pensiero parla di “assoluta emergenza” e di un rincaro fuori controllo che colpisce in modo letale, diretto bilanci già fragili. Secondo l’associazione, l’impennata del carburante rischia di bloccare i mezzi già nelle rimesse e di paralizzare una parte della filiera.
Il decreto carburanti e il nodo della trasparenza
Il taglio delle accise disposto fino al 7 aprile puntava a contenere il diesel entro 1,90 euro al litro, ma il rialzo delle quotazioni ha già neutralizzato l’effetto della misura. Intanto Faib Confesercenti e Fegica hanno presentato un esposto a Mister Prezzi, accusando le compagnie energetiche di non aver ancora pubblicato con adeguata evidenza sui propri siti i prezzi consigliati di vendita, come previsto dal decreto del 18 marzo. Un fronte delicato, politico che aggiunge tensione a un mercato già sotto stress.
















