Cinque giorni che rischiano di paralizzare la logistica italiana. Gli autotrasportatori alzano il pressing sul governo e fissano le condizioni per sospendere lo sciopero nazionale previsto dal 25 al 29 maggio. Sul tavolo ci sono il caro gasolio, il ripristino dei rimborsi sulle accise e nuove misure fiscali per sostenere un comparto schiacciato dall’aumento dei costi.

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A pochi giorni dal confronto convocato a Palazzo Chigi, le associazioni dell’autotrasporto anticipano le richieste che porteranno all’esecutivo. L’obiettivo è evitare uno stop che potrebbe avere effetti immediati sulla distribuzione delle merci, dai supermercati ai rifornimenti di carburante.

Le richieste degli autotrasportatori

Il nodo principale – si legge su Repubblica – riguarda il recupero del rimborso sulle accise del diesel professionale, cancellato dopo le modifiche introdotte dal governo nei mesi scorsi. Le imprese chiedono di tornare al sistema precedente, che garantiva un beneficio pari a 26,9 centesimi al litro di gasolio.

Secondo gli operatori del settore, il meccanismo introdotto con il decreto contro il caro carburanti non sarebbe sufficiente a compensare i rincari sostenuti dalle aziende di trasporto. Il credito d’imposta previsto per le spese effettuate tra marzo e maggio avrebbe infatti un impatto limitato, stimato tra i 6 e i 10 centesimi al litro solo per un periodo ristretto.

Accanto al ripristino delle accise, il comparto chiede anche una riduzione dei tempi burocratici per ottenere la compensazione fiscale dall’Agenzia delle Dogane. La proposta punta a portare il silenzio-assenso a dieci giorni, accelerando così i rimborsi alle imprese.

La terza richiesta riguarda invece la liquidità delle aziende: gli autotrasportatori chiedono una proroga dei versamenti fiscali e contributivi, compresi Iva e contributi previdenziali, fino alla fine dell’anno.

Il peso del caro carburante sul settore

Alla base della protesta c’è l’esplosione dei costi operativi. Le associazioni stimano extracosti annuali fino a 9 mila euro per ciascun mezzo pesante, una cifra che sta mettendo sotto pressione migliaia di imprese della logistica.

Il malcontento nasce anche dal fatto che molte aziende non riescono a beneficiare pienamente degli sconti sul carburante previsti dal governo. Gran parte degli autotrasportatori, infatti, si rifornisce tramite fornitori all’ingrosso e cisterne aziendali, restando esclusa dai tagli applicati direttamente alla pompa.

Per il settore, quindi, le misure adottate finora non sarebbero sufficienti a compensare l’aumento del prezzo del diesel e il rallentamento dei margini operativi.

Il rischio di blocchi e disagi alla logistica

Le associazioni di categoria hanno invitato i camionisti a mantenere una linea di protesta senza blocchi stradali o iniziative estreme. Tuttavia cresce la preoccupazione per possibili tensioni durante i giorni della mobilitazione.

Il timore principale riguarda le ripercussioni sulla catena di approvvigionamento. Un fermo prolungato dei tir potrebbe rallentare le consegne di merci alimentari, carburanti e prodotti destinati alla grande distribuzione, con effetti diretti su imprese e consumatori.

Se il confronto con il governo non porterà a un accordo, il rischio è che lo stop dei mezzi pesanti si estenda oltre i cinque giorni annunciati, complici anche le limitazioni alla circolazione previste per il ponte del 2 giugno.