ELEZIONI POLITICHE 2022

Il 25 settembre 2022, una data che va ricordata e sicuramente ricorderemo, come ogni buon cittadino sono andato a votare e per la prima volta, forse per la configurazione delle schede abbastanza sorprendente sotto vari aspetti, mi sono fatto alcune domande che non mi ero mai posto prima, sul sistema elettorale.

Del sistema elettorale, infatti, come la maggior parte delle persone, non mi ero mai  occupato, fidandomi che i voti venissero raccolti e conteggiati senza brogli o scorrettezze. Questa volta invece mi sono concentrato sulle modalità della consultazione e mi sono preoccupato.

Per i collegi uninominali, dove si votava per una persona specifica che ci veniva proposta, potevamo scegliere chi meglio ci rappresentasse, nessuna obiezione. Passando invece al proporzionale, mi sono trovato di fronte, non a persone che si propongono di rappresentare i nostri interessi esponendosi personalmente, ma a delle liste chiuse, nominate dai partiti, e intangibili.

Rosatellum apoteosi della partitocrazia

Questo sistema chiaramente ha favorito la destra durante queste ultime elezioni, ma la destra questa legge elettorale non la votò, questo sistema è stato una diavoleria della sinistra, non a caso si chiama Rosatellum, dal nome dell’ideatore, proveniente dalle file della sinistra.

Una sinistra che deve aver fatto i suoi studi a Mosca, perché è l’apoteosi ideale della partitocrazia. Anzi, il Rosatellum è un po’ peggio del sistema elettorale sovietico: se ben ricordo, quel sistema  permetteva che almeno dalle liste proposte dal partito si potessero cancellare i nomi di quelli che proprio l’elettore non sopportava. Questo in Italia non lo si può fare. Col Rosatellum i partiti sono così  gelosi delle proprie scelte da creare un sistema chiuso e immutabile: appunto, l’apoteosi della partitocrazia.

Movimento 5 Stelle programma fatto di proposte casuali

Peccato che nel frattempo i partiti sono diventati l’ombra di se stessi. Non svolgono più la funzione di istruzione e preparazione politica perché le persone elette avessero quel minimo di competenza per gestire la cosa pubblica. Adesso troviamo nelle istituzioni persone scelte dai partiti per ragioni incomprensibili, delle cui motivazioni sappiamo solo voci raccolte dai giornali, e quindi praticamente solo quelli che si occupano di queste cose hanno qualche informazione in più…

Ma a corrompere davvero il sistema è intervenuto un altro fenomeno: abbiamo assistito alla rapida trasformazione di un certo numero di partiti in movimenti. Un comico si è svegliato e a suon di parolacce ha mobilitato la folla e creato delle proposte elettorali puramente casuali, senza riguardo a competenza, conoscenza e preparazione, ma semplicemente capacità di raccogliere consenso on-line.

Fratelli d’Italia partito non più fascista ma nazionalista

Siamo arrivati così alla conclusione di un processo con risultati che rispetto perché frutto di elezioni libere,  ma questo risultato ci dà una serie di messaggi, senza per questo voler fare previsioni. Innanzitutto ci dice che oggi il partito più importante d’Italia è un partito fascista.

Ovviamente quest’affermazione si può negare, qualificare e articolare in altri dodici modi diversi, ma la realtà è che a vincere è stato un partito di origini post e neo-fasciste, che ha perso o archiviato le basi culturali del fascismo e si è ricostituito basandosi sul nazionalismo, che ne costituisce oggi il pilastro portante.

Lega, da Miglio a Salvini e gli obiettivi sono obsoleti

La seconda considerazione è che la Lega è diventata un partito totalmente obsoleto. E del resto, un Paese che ha tanta tendenza al nazionalismo, insita non solo in Fratelli d’Italia, un partito che mira al separatismo del Nord dal Centro-Sud, che vede le sue radici nelle sorgenti del Po e si riunisce vociante a Pontida, non è molto attuale.

E quindi la perdita di voti della Lega non è dovuta solo all’insipienza di Salvini che aveva tentato un salto carpiato per fare della Lega secessionista e localista un partito nazionale,  ma anche al fatto che c’è una componente di obsolescenza oggettiva, socio-culturale, perché il presupposto ideologico fondativo, risalente al professor Miglio, è diventato obsoleto e non più accettabile, secondo me sognava il ritorno dell’era dei Comuni e delle contese tra Guelfi e Ghibellini.

Pd ancorato ai diritti civili ma la gente pensa alla bollette

Ma il grande punto interrogativo aperto da questi risultati è il Partito Democratico. Che abbia sbagliato tutto, con la fattiva collaborazione di Enrico Letta, è indubbio. Aveva la possibilità di trovare argomenti di forte mobilitazione sociale e  invece è restato ancorato al dibattito sui grandi temi civili, mentre la gente fa fatica a tirare la fine del mese ed è spaventata dalle bollette.

Il problema del Pd è che non è mai stato un partito, e mi spiace dirlo perché fu fondato da due persone che stimo, cioè Walter Veltroni e Francesco Rutelli, però non si fonda un partito su una visione divisiva, semmai lo si fonda su un riconosciuto bisogno di unità, e bisogna dargli sostegno, fondamenti ideologici esclusivi e riconoscibili. In assenza di tutto questo o di un suo sostituto carismatico, aver portato a casa il 20% è fin troppo successo.

Calenda voleva fare il Macron, peccato non ci sia riuscito

Quanto al resto, quello di Calenda è stato il coraggioso tentativo di riprodurre qui da noi il tentativo di Macron in Francia, ma non  è finito  bene, con quelle assurde polemiche col Pd; e in questo senso che abbia portato a casa il 7,7% è stato a sua volta anche troppo. Peccato, perché se fosse riuscita l’operazione Macron avremmo potuto scuotere dalle  fondamenta il sistema e avremmo trovato una soluzione interessante per gestire la transizione verso un presidenzialismo illuminato. Ora dobbiamo solo scongiurare un’ipotesi di riforma presidenzialista di destra, perché diventeremmo come la Russia di Putin: ma a quanto pare in Parlamento i numeri non ci sono.

In questo quadro su  tutta la grande stampa straniera si legge in varie tinte una grande apprensione per gli sviluppi della politica italiana. Perché non basta dire: “Io adesso sono europeista, atlantista, sono contro Mosca” quando si parla sotto le bandiere di un partito che per una vita ha sostenuto posizioni diverse.

Il sospetto che siano dichiarazioni di facciata è inevitabile: forse dovremmo per un momento sospendere la lettura del Principe di Machiavelli e dedicarci invece a un trattato di filosofia morale uscito ai primi del 1600 e firmato da un fine analista, Torquato Accetto. Il suo titolo era: “Della dissimulazione onesta”. E la tesi sviluppata è che la dissimulazione «è industria di non far vedere le cose come sono» (cap. VIII) e grazie a essa «non si forma il falso, ma si dà qualche riposo al vero, per dimostrarlo a tempo».