Il petrolio torna al centro dell’attenzione dei mercati mentre i negoziati tra Usa e Iran provano a riaprire uno spiraglio. Dopo il balzo di quasi il 4% registrato mercoledì, giovedì il Brent si mantiene sopra quota 100 dollari al barile, con gli investitori concentrati soprattutto sul futuro dello Stretto di Hormuz, una delle principali vie di transito dell’energia mondiale.
Il movimento delle quotazioni riflette l’incertezza sulla possibilità di arrivare rapidamente a un accordo tra Washington e Teheran. I due Paesi hanno ripreso i contatti a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ma restano profonde differenze sulle condizioni per mettere fine al conflitto.
Petrolio ancora sopra i 100 dollari
Nella mattinata del 24 settembre – si legge su Il Sole 24 Ore – il Brent arretra di circa lo 0,9% a 102,13 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) perde lo 0,7% a 91,56 dollari. Il movimento arriva dopo la forte accelerazione della seduta precedente, quando il Brent aveva guadagnato il 3,86%, chiudendo a 103,08 dollari.
Il mercato resta quindi in una fase di elevata volatilità. Da una parte, l’ipotesi di un’apertura diplomatica tra Usa e Iran potrebbe favorire un miglioramento delle prospettive sull’offerta. Dall’altra, l’assenza di una svolta concreta mantiene elevato il premio legato al rischio geopolitico.
Negoziati Usa e Iran, ripartono i contatti
A New York si sono svolti nuovi contatti tra le delegazioni americana e iraniana attraverso la mediazione di Paesi terzi. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff sono impegnati nei tentativi di riaprire il dialogo con Teheran.
L’Iran ha fatto sapere di essere ancora disponibile alla diplomazia, mentre le condizioni per un’intesa restano legate, tra gli altri punti, alla riduzione della pressione militare statunitense e alla questione del blocco dei porti iraniani.
Uno dei nodi principali è proprio lo Stretto di Hormuz. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che Teheran potrebbe riaprire il passaggio entro una settimana qualora Washington riducesse la pressione militare e rimuovesse il blocco sui porti iraniani.
Hormuz resta il principale rischio per l’energia
Per il mercato petrolifero, la questione è particolarmente delicata. Il traffico attraverso Hormuz è infatti drasticamente diminuito dall’inizio dell’escalation. Secondo i dati di monitoraggio citati da Reuters, lunedì soltanto due navi commerciali hanno attraversato lo Stretto, contro una media pre-conflitto di circa 125 grandi navi al giorno.
Qualsiasi segnale di riapertura della rotta potrebbe quindi avere effetti immediati sulle aspettative degli operatori. Al contrario, un nuovo peggioramento dello scenario militare rischierebbe di alimentare ulteriormente le tensioni sull’offerta e sui prezzi dell’energia.
È proprio questa incertezza a mantenere il petrolio su livelli elevati. Nei giorni scorsi il Brent aveva già superato quota 100 dollari, mentre gli attacchi alle infrastrutture energetiche e alle navi nella regione avevano aumentato i timori sulla disponibilità di greggio e prodotti raffinati.
Petrolio e inflazione, minaccia per l’economia
L’effetto non riguarda soltanto il mercato delle materie prime. Un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari può tradursi in una nuova pressione sui costi di trasporto, produzione e distribuzione, complicando il quadro per le banche centrali.
Il problema è particolarmente evidente sul fronte dei carburanti. La combinazione tra tensioni geopolitiche e difficoltà nell’approvvigionamento dei prodotti raffinati ha già spinto i prezzi del diesel a livelli eccezionalmente elevati, aumentando il rischio di una nuova trasmissione dell’energia all’inflazione.
L’eventuale prolungamento della crisi potrebbe quindi alimentare un mix particolarmente delicato per l’economia: energia più cara, inflazione più persistente e condizioni finanziarie potenzialmente più restrittive. Reuters ha evidenziato come l’aumento contemporaneo dei costi energetici e dei rendimenti obbligazionari stia già spingendo i mercati verso un quadro di maggiore rischio di inflazione e rallentamento della crescita.
Mercati in attesa della diplomazia
Per gli investitori, dunque, il prossimo movimento del petrolio dipenderà sempre più dalle notizie provenienti dal fronte diplomatico. I contatti tra Washington e Teheran rappresentano un possibile elemento di stabilizzazione, ma al momento non hanno prodotto un accordo né un cambiamento sostanziale delle posizioni delle due parti.
Il mercato continua così a muoversi tra due scenari opposti: da una parte la prospettiva di una soluzione diplomatica, che potrebbe favorire il ritorno dei flussi energetici e ridurre il premio per il rischio; dall’altra il pericolo di una nuova escalation, con conseguenze immediate sul petrolio e, a cascata, su inflazione, consumi e crescita globale.
















