GIORGIA MELONI, MAURIZIO LANDINI

Il tetto al contante? “Una misura di buon senso”. La soglia dei 60 euro per l’obbligo del Pos, anche ma “se ne riparlerà in sede di contrattazione Ue”. Adelante, Giorgia, con juicio. La premier difende le scelte della Manovra di bilancio ma senza alzare barricate.

Manovra di Bilancio, sciopero dei sindacati il 16 dicembre

A quelle però ci penseranno i sindacati che sono usciti dal confronto con la Meloni sicuramente spaccati (la Cisl, più morbida, è disponibile a continuare il confronto sui tavoli tematici) ma altrettanto decisi (Cgil e Uil) a scendere in piazza il prossimo 16 dicembre (con in testa i pensionati) per protestare contro una Legge di Bilancio che Maurizio Landini ha definito «priva di risposte su precarietà, fisco, lotta all’evasione e tutela del potere d’acquisto».

Per Bombardieri della Uil invece, nella manovra licenziata dal Consiglio dei ministri e attualmente al vaglio delle Camere non c’è risposta all’emergenza salari e pensioni e, proprio su tetto al contante e condono, «sembra dire che i cittadini possono evadere le tasse a danno dei lavoratori dipendenti e dei pensionati che pagano il quasi il 90% dell’Irpef di questo Paese».

Sul tavolo del confronto aperto con il Governo, a Cgil e Uil sono rimasti insomma sul grugno parecchie questioni, dalla detassazione della tredicesima al taglio del cuneo fiscale mentre altre, come l’applicazione dei voucher, la modifica di Opzione Donna e la riduzione per la tassa sugli extraprofitti, sono andate decisamente di traverso.

Giorgia Meloni va avanti e mette fretta ai suoi

Una bocciatura netta, che fa il paio con quella (contestatissima dalla maggioranza di governo) da parte di Bankitalia. Ma tant’è. La presidente del Consiglio intende andare avanti e, ammettendo che sul fisco avrebbe voluto fare di più ma le scelte fatte sono «di emergenza», ha chiesto ai partiti di maggioranza di «risolvere velocemente» i nodi della manovra economica nella cabina di regia appositamente convocata.

La palla, dunque, passa ora al Parlamento. La manovra verrà esaminata infatti dall’Aula di Montecitorio dal 20 dicembre, in vista del via libera definitivo da parte del Senato in seconda (e velocissima) lettura, atteso tra Natale e il 31 dicembre, secondo il copione visto e rivisto negli ultimi anni. Alle 16.30, allo scadere del termine per la presentazione, in Commissione Bilancio alla Camera sono stati depositati 3.104 emendamenti al Ddl bilancio. Le proposte di modifica in capo alla maggioranza sono 617 (di cui 285 da Fratelli d’Italia, 151 dalla Lega, 136 da Forza Italia e 45 da Noi moderati). Di queste almeno 400 sono “segnalate”, cioè definite in seguito alle intese nell’ufficio di presidenza della Commissione e che verranno subito messe al voto, già dalla metà della settimana prossima.

Superbonus, FI vuole proroga e ok a cessione dei crediti

L’idea che cullano nella maggioranza è quella di arrivare a un accordo sui temi che ancora dividono. Il Superbonus in primis.  «Ci sono buone notizie, c’è una cabina di regia, un tavolo di lavoro tecnico. Arriverà credo un emendamento del governo, del Mef, su questo che andrà nella direzione chiesta da Forza Italia quindi sicuramente sulla proroga al 31 dicembre e anche una soluzione per la cessione dei crediti incagliati» ha annunciato la presidente dei senatori di Fi Licia Ronzulli al termine del vertice a Palazzo Chigi.

Tra i casi da dirimere, oltre alla mitigazione del costo dell’energia, ci sarebbero anche la decontribuzione per il primo impiego da 6 a 8 mila euro, le pensioni minime da portare a 600 euro, la retribuzione dell’aspettativa obbligatoria all’80% dello stipendio non solo per le madri lavoratrici potenzialmente a beneficio di entrambi i genitori, senza tralasciare le monofamiglie.

Reddito di Cittadinanza, difesa a spada tratta del M5S

Dal fronte delle opposizioni invece sono arrivati 957 emendamenti dal Partito Democratico, 772 dal Movimento 5Stelle (che ha parlato di «tsunami») 311 da AzioneItalia Viva, 191 da Alleanza VerdiSinistra. Il resto è stato depositato dai componenti del gruppo Misto.

Stop al ponte di Messina, no alla riattivazione della Società Ponte sullo Stretto in liquidazione, fine delle sovvenzioni dell’era fossile, cancellazione dei voucher, salario minimo legale indicizzato, contrasto alle delocalizzazioni, riduzione delle spese militari da destinare all’aumento del fondo sanitario fino a sei miliardi. Tra gli emendamenti proposti alla Manovra da parte delle opposizioni c’è tutto questo ed altro. L’obiettivo, dicono dall’Alleanza Verdi-Sinistra, è chiaro: «alzare i salari, ridurre le ingiustizie, abbassare le emissioni e proseguire con decisione sulla strada della transizione ecologica».

«All’interno delle nostre proposte abbiamo previsto molti interventi, tra cui quelli in favore del Reddito di Cittadinanza, del Superbonus, per il raddoppio delle indicizzazioni delle pensioni, per riportare opzione donna alla sua versione originale e per il salario minimo» gli fanno eco dal Movimento 5Stelle.

Flat tax, Italia Viva vuol sopprimere quella incrementale

Più concentrati sulla questione fiscale il gruppo dei renziani-calendiani: «Siamo convinti che qualunque intervento di riforma fiscale debba essere improntato ad un’equità di fondo e non di maniera – hanno commentato Matteo Richetti, Luigi Marattin e Giulio Sottanelli, deputati di Azione-Italia viva – sappiamo come la destra abbia fatto campagna elettorale sbandierando l‘estensione a 85 mila euro quale un provvedimento che rendesse più equo e ordinato il sistema fiscale, mentre invece rappresenta la consacrazione di una disparità di trattamento e quindi di una inaccettabile contraddizione in termini».

«L’emendamento da noi proposto – hanno aggiunto – sostituisce l’estensione a 85 mila euro del forfettario con uno scivolo biennale per chi supera i 65mila euro, che accompagni gradualmente l’ingresso alla tassazione ordinaria Irpef. E sulla scia di quanto disposto, un altro nostro emendamento propone di sopprimere la norma che prevede la Flat tax incrementale per le partite Iva, così da generare risparmi adeguati da reindirizzare sul Fondo Sanitario Nazionale. Questo, per noi, significa governare responsabilmente, senza privilegi o parzialità».