Margherita Cera, manager di Rödl & Partner e responsabile del dipartimento IT dello studio, illustra l’importanza degli nft che del Metaverso sono un piccolo “anticipo”. In altre parole, gli nft potrebbero accompagnare una serie di beni dalla prima transazione in poi.

Quindi un’opera d’arte che per esempio viene seguita da un certificato digitale, uno Smart Contract, che dice che l’opera d’arte creata dall’autore viene venduta una prima volta da un acquirente che poi magari la rivenderà a sua volta. Il suo Smart Contract, il suo nft, segue l’opera e la sua storia. Però quello dell’nft è anche un mondo dove si rischia di disguidare sul concetto stesso di valore, come poi sta accadendo sotto gli occhi tutti per le criptovalute. Il valore c’è quando tantissimi soggetti lo riconoscono, però se poi è un valore inesistente prima o poi anche questi numerosissimi soggetti se ne accorgeranno. Domandiamoci se questa può essere un’obiezione. 

Il controllo della riproduzione e il diritto di autore

Per quanto riguarda il valore, effettivamente dal punto di vista della proprietà intellettuale, vi sono alcune criticità che riguardano principalmente la natura stessa del Metaverso. Si è parlato di una realtà “oltre”, che di fatto vorrebbe riprodurre la realtà reale per proporre agli utenti un’esperienza immersiva. 

La proprietà intellettuale prevede il diritto d’autore, in inglese il copyright – il nome stesso lo suggerisce meglio che in italiano – quale sia il diritto conferito agli autori e cioè appunto il diritto di copia, il diritto di riproduzione. Il diritto d’autore nasce proprio con l’intento di voler in qualche modo controllare la riproduzione delle opere.

La disciplina moderna del diritto d’autore viene dalla convenzione di Berna verso la fine dell’Ottocento, 1873, voluta tra l’altro proprio da Victor Hugo, quindi diritto volto principalmente agli scrittori e alla stampa. Evidentemente questo diritto è ancora oggi attualissimo nel Metaverso dove appunto assistiamo a quotidiani fenomeni di riproduzione di opere. Ed ecco che quindi il valore di questi nft dipende evidentemente anche dalla legittimità delle riproduzioni di opere, di immagini di marchi, contenuti all’interno di questi nft. 

Ricordiamo appunto che gli nft non sono altro, detto in parole comprensibili, che file su cui viene in qualche modo “stampata” una stringa alfanumerica che ne costituisce la certificazione. La certificazione è sicuramente importante, utile per l’attestazione di autenticità del nft e quindi del file in esso contenuto. Ma se la riproduzione dell’nft, del contenuto, non era stata autorizzata dall’autore ecco che evidentemente diventa un file illegittimo che viola i diritti di qualcuno. A questo punto non ha nessun valore e anzi comporta, integra, un atto di produzione illecita che può far sorgere il diritto al risarcimento del danno da parte del titolare dei diritti.

La “collezione di nft” del caso Hermes

Vorrei fare alcuni esempi per far capire più chiaramente cosa si intende. Per esempio: la Maison Hermès in questo momento è in causa negli Stati Uniti contro un artista che ha creato una collezione di nft con un’elaborazione creativa delle famose borse Birkin. Evidentemente la maison ha dovuto reagire a questo atto perché si tratta a tutti gli effetti di una riproduzione non autorizzata di un contenuto creativo sul quale la maison è detentrice di tutti i diritti.

È importante quindi considerare che in qualche modo, come tra l’altro sancito dal nuovo Digital Act, quello che è vietato nel mondo reale resta vietato anche nel mondo digitale e quindi in qualche modo tutti gli atti di riproduzione del Metaverso costituiscono a tutti gli effetti atti di riproduzione che devono essere autorizzati dai titolari dei diritti. 

Gli nft e il caso Juventus

In Italia tra l’altro proprio di recente, il 20 luglio ma resa accessibile solo la scorsa settimana, è stata emanata la prima ordinanza del tribunale di Roma proprio in materia di nft. Il caso è attualissimo, si trattava della riproduzione non tanto di un’opera creativa e artistica, quanto degli stessi marchi della Juventus. Il caso riguardava un noto calciatore che aveva effettivamente stipulato un contratto con una società che crea nft e nel contratto erano stati disciplinati i diritti d’immagine del calciatore, che quindi aveva autorizzato questa società a produrre la sua immagine all’interno di una collezione di nft che sarebbe stata venduta. 

Il tutto trascurando però il profilo legato ai marchi, il calciatore aveva evidentemente la maglia della Juventus, e questa ha fatto causa giustamente non avendo autorizzato la riproduzione di propri marchi nel Metaverso con finalità commerciali. Il tribunale di Roma ha accolto le istanze della squadra di calcio, ordinando la sospensione di qualunque riproduzione dei propri marchi nel mondo del Metaverso.

Questo significa che evidentemente il valore degli nft dipende principalmente da questioni anche giuridiche e dalla legittimità stessa delle riproduzioni. Che cosa si può consigliare quindi a chi intende creare una collezione di nft o in generale di oggetti da utilizzare nel metaverso? E’ molto importante avere l’autorizzazione alla riproduzione dai titolari che sono nel mondo reale o eventualmente inserire all’interno di questi contratti e di questi accordi delle clausole di manleva, di garanzia, in base a cui gli artisti, o comunque chi dà il contenuto al nft possa evidentemente tenere indenne, manlevata, la società che poi le mette online nel wallet a disposizione delle piattaforme. Questo per evitare situazioni che possano dare origine a ingenti risarcimenti o richieste di risarcimento del danno.