Abbiamo ridotto il numero dei parlamentari, ma non migliorato la loro qualità: o almeno, viene da crederlo difronte allo stupefacente disegno di legge presentato da un gruppo di deputati leghisti che propongono di incentivare con un contributo in denaro pubblico fino a 20 mila euro le coppie che decidono di sposarsi in chiesa.

Il commento semplice, nudo e crudo, può essere solo uno: cose da pazzi.

Incentivare il ricorso a un sacramento con un contributo in denaro equivale a bestemmiare. Tra l’altro, c’è nel catechismo cattolico un peccato preciso a descrivere questo genere di comportamenti, ed è la simonia, cioè la vendita di indulgenze o cariche ecclesiastica o altri “beni sacri” praticatissima dalla Chiesa dei secoli bui.

Altro che i rosari e i baci ai crocefissi del segretario leghista, Matteo Salvini: sarà anche in buona fede, ma dica ai suoi di ritirare l’obbrobbrio. Che il matrimonio in Chiesa comporti lungaggini burocratiche è vero, ma ne parlino con la Cei, invochino snellilmenti procedurali, verifichino semmai se davvero ci sono costi eccessivi (non si direbbe, peraltro) e comunque superiori a quelli dei matrimoni civili, e nel caso ne chiedano la riduzione: ma non si scherza con la morale religiosa.

A parte il fatto che la neutralità confessionale della Repubblica italiana non è smentita dai patti Lateranensi, per cui probabilmente molte altre chiese potrebbero chiedere lo stesso trattamento di favore, e che c’è già chi ipotizza un’anticostituzionalità del provvedimento ipotizzato, di sicuro questo disegno di legge propone un provvedimento antilogico ed antietico.

Chi crede in Dio, e pratica i precetti della Chiesa cattolica, non può non sapere che i sacramenti non si comprano e non si può pretendere di avere incentivi materiali per accostarvisi. Per la precisione, Gesù Cristo prescrive con chiarezza: “Non si può servire Dio e e la ricchezza” (Mt, 6,.24). Che i primi a farlo, e a peccare contro questo semplicissimo comandamento siano spesso preti e vescovi è molto triste per loro, e per chi crede nel ruolo di guida della Chiesa, ma comunque chi mette in testa ai giovani idee strambe del genere prende una colossale cantonata, spiegabile solo con la malintesa strategia di cercare effetti di consenso con spese contenute… che poi contenute non sarebbero, visto che i matrimoni religiosi in Italia sono oltre 90 mila all’anno, e dando 20 mila euro a ogni coppia si arriverebbe a sborsare quasi 2 miliardi.

Ma poi, non ci infiniti altri problemi più pressanti e spinosi di cui occuparsi, che non il calo dei matrimoni religiosi, che si iscrive semmai nel più generale calo della pratica religiosa, che è però un problema della Chiesa e dei fedeli, e non certo degli Stati?