cibi fake

Con un stand a New York al Summer Fancy Food 2024 Coldiretti sfida direttamente i cibi fake a casa loro, cioè direttamente negli Usa, paese che contraddistingue per la propria produzione di cibi taroccati. Oltre un turista italiano su due (53%) che viaggia all’estero si è ritrovato a tavola pietanze e prodotti tricolori “taroccati”, fatti con ingredienti o procedure che non hanno nulla a che fare con la vera cucina italiana. Lo dice un’indagine Coldiretti/Ixe’ diffusa in occasione del Summer Fancy Food 2024, il più importante evento fieristico nordamericano dedicato alle specialità alimentari inaugurato a New York City presso il Javits Center, alla presenza di Ettore Prandini, presidente Coldiretti, assieme a Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare.

 

Un esposizione anti cibi fake

 

Nello stand dove Coldiretti è presente insieme a Campagna Amica e Filiera Italia (2718 – 2827 Pavillon Italy), in collaborazione con Ice, è allestita un’esposizione che mette a confronto le eccellenze della dieta mediterranea con le sue versioni fake. Si va dall’olio “pompeiano” al vino Chianti Sangiovese fatto in California, fino all’immancabile Parmesan, diventato negli anni simbolo dei cibi fake ispirati alle nostre migliori produzioni.

Gli Usa primi nella classifica dei cibi fake

“Gli Usa – scrive Coldiretti – sono in testa alla classifica dei maggiori taroccatori con una produzione di italian sounding che ha superato i 40 miliardi in valore e che vede come prodotto di punta i formaggi. Nel 2023 si sono prodotti negli Stati Uniti 222 milioni di chili di Parmesan, 170 milioni di chili di provolone, 23 milioni di chili di pecorino romano oltre a quasi 40 milioni di chili di formaggi italian style di altro tipo, come il friulano, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Usda, il dipartimento di stato dell’agricoltura statunitense. Senza dimenticare gli oltre 2 miliardi di chili di mozzarella, che portano il totale dell’“italian cheese” a quasi 2,7 miliardi di chili. Il risultato è che in America si producono oggi più formaggi finti italiani che formaggi locali come il Cheddar. Il problema riguarda però tutte le categorie merceologiche a partire dai salumi più prestigiosi, come le imitazioni del Parma e del San Daniele o la mortadella Bologna o il salame Milano”. Spiega il presidente di Coldiretti  Ettore Prandini: “Possiamo arrivare a raddoppiare le esportazioni agroalimentari italiane dagli attuali 64 miliardi a oltre 120, se arrivasse un chiaro stop al fenomeno della contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine e toglie spazio ai veri prodotti made in Italy. Un obiettivo che va perseguito anche negli accordi commerciali stipulati dall’Unione Europea dove serve l’applicazione del principio di reciprocità. Le stesse regole imposte ai produttori italiani ed europei devono valere per chi vuole vendere in Europa. Siamo pronti a confrontarci a testa alta con tutti i mercati del mondo, portando la nostra qualità”.