Ursula von der Leyen
Ursula Von Der Layen

di Andrea Granelli

La Commissione UE ha recentemente avviato un procedimento formale per valutare se la società Meta, (che gestisce sia Facebook che Instagram), possa aver violato la legge sui servizi digitali in settori connessi alla protezione dei minori. In una nota si legge che la Commissione è preoccupata che le piattaforme gestite da Meta – grazie agli algoritmi utilizzati – possano attivare dipendenze comportamentali nei bambini e creare molti comportamenti indesiderabili come, ad esempio il cosiddetto effetto “tana del coniglio”, cioè l’imprigionamento dell’utente in un loop di contenuti da cui è sempre più difficile uscire.

Il tema però è ancora più complesso e intricato di quanto sembri. Le scoperte recenti della neuroscienza e dell’economia comportamentale, infatti, hanno svelato i meccanismi con i quali la mente viene ingannata. Un aspetto da tenere presente che emerge da questi studi è che spesso questi meccanismi di inganno e di costrizione agiscono a livello inconscio, in modo quasi automatico.

Il motivo è che la nostra mente ha un funzionamento imperfetto ed è facilmente ingannabile. Questa caratteristica – come sanno bene non solo gli studiosi di queste materie ma anche i pubblicitari e i comunicatori politici – non dipende necessariamente dall’età.

Pertanto legare questo rischio esclusivamente al tema della protezione dei minori è insufficiente per contenerne gli aspetti problematici ed è addirittura rischioso, in quanto nei fatti sdogana queste tecniche manipolative che creano una dipendenza dal contenuto (che la cultura anglosassone ha simpaticamente ribattezzato stickiness, in quanto rendono i contenuti appiccicosi e quindi più facilmente attaccabili alla memoria), rendendole de facto ammissibili per i maggiorenni, che invece sono a loro volta senza difese.

È interessante anche la risposta che Meta ha fatto pervenire alla Commissione EU tramite un suo portavoce: «Vogliamo che gli adolescenti abbiano esperienze online sicure e adatte alla loro età». Chissà cosa vorrà dire “sicure”? Spesso la dipendenza non nasce da materiale violento o pornografico, quanto piuttosto da immagini avvolgenti che si insinuano nelle nostre fragilità. Lo dice chiaramente Sherry Turkle – psicanalista e docente al Mit di Boston – nel suo Alone together: «La tecnologia è seducente quando i suoi richiami incontrano la nostra umana vulnerabilità».

La recente ondata di manipolazioni – che hanno determinato le più varie forme di distorsione della realtà – dal no-Vax/no-Covid al terrapiattismo, i rettiliani e i rapimenti alieni, fino al movimento QAnon – vedono nelle tecnologie per generare fake content & news e nel social media lo strumento ideale per questo tipo di propagazione informativa. La potenza di queste manipolazioni si vede chiaramente nel grado di accettazione – negli Stati Uniti – delle tesi di QAnon, secondo le quali (fonte Treccani) esisterebbe un deep state globalizzato, organizzato in una rete mondiale composta da celebrità di Hollywood, miliardari e politici democratici dediti alla pedofilia e al satanismo, contro cui il presidente Donald Trump condurrebbe una strenua lotta per smascherarne le trame occulte e stabilire un Nuovo Ordine Mondiale.

Questi meccanismi non solo diffondono credenze inattaccabili da evidenze e buon senso, ma creano anche una sorta di dipendenza dall’informazione stessa, che viene compulsivamente ricercata per rinnovare la certezza della credenza. Inoltre, come nota Dan Ariely nel suo False Credenze, «alimentano la ‘bolla’ dell’informazione, e la valutazione sociale associata ai ‘mi piace’ e ai commenti offre la percezione di contribuire in quanto membro della comunità».

Oltretutto, questa compulsività nella ricerca di informazioni dipende dal fatto che la credenza è una sorta di mascheramento di un disagio che crea un sollievo temporaneo… ma richiede poi un irrobustimento della credenza stessa.

Non si può dare la colpa solo alle tecnologie e ai contenuti e bloccare l’innovazione, ma se questi strumenti sono resi disponibili a un mondo sempre più impreparato, indifeso e fragile, gli effetti devastanti sono quasi certi.