E’ nata una stella, e si chiama Alis. è nata e cresciuta: ha appena compiuto un anno, che sarebbe poco per un’associazione d’imprese, ma le è bastato per diventare adulta. Alis fa sul serio: tutto qui. Vuole rilanciare l’economia attraverso lo sviluppo della logistica sostenibile, “facendo sistema”. E dialogando col sistema politico e istituzionale. L’ha riaffermato con chiarezza il suo presidente Guido Grimaldi, sottolineando i risultati concreti già ottenuti, alla sua prima assemblea annuale, il 14 novembre a Roma. “Fare sistema”, dunque: un vecchio e inascoltato appello, che stavolta sembra diventato realtà. Un’unica, nuova associazione per 1300 imprese che danno lavoro a 140 mila addetti. E se il cemento della grande Confindustria degli Anni Settanta e Ottanta è stato la politica dei redditi, ora il nuovo collante è la logistica sostenibile e intermodale. Che significa più opportunità commerciali, più lavoro, meno costi, meno inquinamenti, meno incidenti stradali, meno morti, più coesione sociale.

All’auditorium centrale del Parco della Musica, il “miracolo Alis” era plasticamente rappresentato dalla plaea gremita da 3000 persone. In prima fila – e poi sul palco per discutere la relazione – due sottosegretari di Stato, Barbara Degani, all’Ambiente e Gabriele Toccafondi, all’Istruzione; il capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo economico Ernesto Somma; il presidente di Confitarma Mario mattioli, il presidente di Confimea Roberto Nardella.

«Il primo nostro obiettivo è il rilancio verso l’estero delle aziende italiane, spina dorsale dell’economia nazionale»

Al microfono, Guido Grimaldi. Ringrazia tutti, si rivolge a tutti, legge la sua relazione, parlando con impeto ma senza arroganza. Inizia richiamando i quattro principali obiettivi dell’Alis: l’internazionalizzazione delle aziende di trasporto, la continuità territoriale con le grandi isole, lo sviluppo del Mezzogiorno, la riduzione di emissioni di Co2. Ribadisce un concetto-guida: “Alis affonda le sue radici nel coraggio, nella forza e nell’entusiasmo di donne ed uomini, imprenditori protagonisti di tante battaglie quotidiane volte al progresso ed alla crescita delle aziende” e “alle grandi responsabilità sociali che comporta essere un imprenditore, prima tra tutte quelle nei confronti dei lavoratori delle nostre imprese e delle loro famiglie”. “La sfida dell’intermodalità passa attraverso una seria, competente e lungimirante opera di divulgazione della validità e opportunità del suo utilizzo (…) L’intermodalità è il modo più efficace per decongestionare le strade e ridurre il tasso di incidentalità e, quindi, di vittime e di costi per il sistema sanitario”.

“Si parla di sviluppo sostenibile”, prosegue, “quando un sistema economico rispetta la regola delle tre E: economics, equity e environment”. La prima “E”, l’economicità, per un Paese come l’Italia transita per l’internazionalizzazione: chi non esporta, chi non s’internazionalizza, è perduto. La seconda significa ridurre finalmente il divario Nord-Sud, vera palla al piede del Paese; la terza è la riduzione delle emissioni di CO2 che ci stanno avvelenando.

Dal 2007, le Autostrade del mare hanno evitato il 37,2% degli incidenti stradali che coinvolgono veicoli pesanti

“Il primo nostro obiettivo – dice ancora Grimaldi – è certamente il rilancio verso l’estero delle aziende italiane, che devono avere sempre maggiori possibilità di operare su scala internazionale e Alis, su questo aspetto, si pone come aggregatore per la creazione di nuove opportunità di business attraverso la promozione di nuove linee marittime, l’apertura di nuove direttrici, l’impiego di navi più efficienti e con maggiore capacità di carico. Tra i paesi europei, l’Italia è quello con il più alto numero di piccole e medie imprese. Si tratta della spina dorsale dell’economia nazionale.(…) Ed è proprio a queste aziende che Alis vuole offrire un sostegno concreto nel loro processo di internazionalizzazione favorendo il loro avvicinamento ai mercati esteri tramite lo sviluppo di sistemi e reti di trasporto sempre più intermodali, sostenibili ed efficienti”. Ma non basta: occorre anche “una massiccia campagna di digitalizzazione, finalizzata all’efficienza”.

Poi c’è la continuità territoriale: una chimera, fino ad oggi. E invece “garantire la continuità territoriale per la Sicilia e la Sardegna deve rappresentare un punto cardine della politica dei Trasporti del nostro Paese. Ma occorre che non ci siano alterazioni della concorrenza. Invece in Italia vengono tuttora erogati 92 milioni di euro di contributi di Stato in favore di un operatore marittimo che collegamenti le 2 isole maggiori con navi vetuste,  alcune addirittura con oltre 50 anni” e nonostante abbia molti debiti con lo Stato. Questo a discapito di altri operatori marittimi che offrono servizi sulle stesse direttrici senza alcun tipo di aiuti pubblici. “Sarebbe molto più utile erogare tali contributi direttamente ai cittadini ed alle aziende di trasporto sarde e siciliane. Chiediamo quindi che il Ministero riveda in maniera lungimirante la sua posizione”.

Per rilanciare l’economia del Sud occorre “abbattere i costi della logistica e del trasporto (…). La sfida del cabotaggio continentale, che sta favorendo sia il Mezzogiorno che le aree settentrionali del nostro Paese, è stata lanciata dai nostri associati su diverse direttrici, ad esempio sulle linee marittime Venezia/Bari e Ravenna/Brindisi sul versante adriatico. Ma anche Genova/Salerno sul versante ligure-tirrenico. Linee che al momento hanno conseguito degli ottimi risultati, contando circa 50.000 camion all’anno, ovvero 1.000 a settimana, con 1,5 milioni di tonnellate sottratte alla strada”. Un serpentone virtuale di 825 km. “Gli associati Alis hanno evitato questo mega ingorgo stradale! Dal 2007, le Autostrade del mare hanno evitato il 37,2% degli incidenti stradali che coinvolgono veicoli pesanti in autostrada e le persone coinvolte sono diminuite del 32,2%. La prospettiva è, nel prossimo triennio, di arrivare a 200.000 camion trasportati via mare che sottrarranno circa 6 milioni di tonnellate alle nostre strade e autostrade”.

Entro il 2030 il 30% delle merci che percorre più di 300 km dovrà viaggiare su ferrovia o sulle vie navigabili

Grandi i risultati sul fronte ambientale:  “Nei primi otto mesi del 2017, le emissioni di CO2 derivate da benzina e gasolio sono diminuite di quasi 1 milione di tonnellate, pari a -1,4% rispetto ai primi otto mesi del 2016”. Il futuro del trasporto su gomma resterà “fondamentale per il primo ed ultimo miglio, sul corto e medio raggio, per permettere alla merce di raggiungere il primo nodo logistico dal luogo di partenza ed il proprio destino finale sull’ultimo nodo logistico”. “L’Europa è stata molto chiara: entro il 2030 il 30% delle merci che percorre più di 300 km dovrà viaggiare su ferrovia o sulle vie navigabili ed al 2050 si dovrà arrivare al 50%. In questo senso il 2018 si prefigura come un anno di scelte nel nostro settore. Scelte alle quali la politica dovrà porre molta attenzione”. In questa direzione vanno anche gli incentivi governativi di Marebonus e Ferrobonus, che mirano a premiare i fruitori del trasporto intermodale, soprattutto gli autotrasportatori. Ma è solo un timido inizio: “L’Austria, che non ha mare, destinerà 130 milioni per cinque anni al trasporto combinato, mentre in Italia il Marebonus e Ferrobonus prevedono uno stanziamento medio annuo di solo 65 milioni per tre anni”. Per rafforzare la propria azione Alis si è alleata in Confalis con la Federazione Imprese, una realtà forte di oltre 20 mila associati, specializzata nella relazione con le istituzioni europee. Il 13 settembre a Treviso, a pochissimi mesi dalla sua nascita, Confalis ha fatto il suo ingresso sulla scena internazionale in qualità di Advisor Esterno presso la Mid-Term Conference del Progetto europeo Stm – Sea Traffic Management. Di fronte a più di 300 delegati in rappresentanza di oltre 20 Paesi ed in presenza della Commissione Europea, la Confederazione “ha annunciato un progetto che prevede l’investimento entro il 2022 di 15 milioni di euro in iniziative strategiche di de-carbonizzazione e blue economy, tramite il nuovo strumento della Fondazione Csmare”, che finanzierà “azioni strategiche, le prime volte in particolare all’utilizzo di carburanti alternativi nel trasporto, principalmente Gnl (Gas Naturale Liquido) e bio-Gnl. Per massimizzare la propria rappresentatività, Confalis ha firmato un accordo con Confimea, Confederazione italiana delle imprese radicata sul territorio, e insieme costituiranno il fulcro di riferimento per le istituzioni ed il polo per il confronto sulla creazione di contratti collettivi nuovi, unici nel loro genere per la prima volta sulla scena italiana. In tal modo, questa sinergia si traduce in beneficio per gli oltre 3 milioni di lavoratori che Confalis e Confimea insieme rappresentano e mantengono sotto la propria tutela”.

“Alis è diversa da tutte le altre associazioni di settore”, ha concluso Guido Grimaldi. “in quanto si ispira a valori di semplicità e concretezza che mettono l’impresa e l’imprenditore prima di tutto. Temi di questo tipo impongono la necessità di far parte di una grande Associazione al fine di proteggere gli interessi nostri, dei nostri lavoratori e delle nostre famiglie ma soprattutto la voglia di poter dare ai nostri ragazzi ed ai tanti giovani presenti qui oggi la possibilità di guardare al futuro con ottimismo e gioia di vivere”.