GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Sarà ancora una volta “mamma Europa” (e chi l’avrebbe mai detto, fino a qualche tempo fa?) a chiarire le idee all’ormai ex sovranista (pentita) Giorgia Meloni. Anche sulla vexata quaestio “contanti contro pagamenti elettronici”, la premier lascerà che sia Bruxelles a levarle le castagne dal fuoco. La sua “istituzionalizzazione” continua, insomma, e a ritmo spedito. Il digital payment, del resto, è uno dei nodi della partita Pnrr e l’Italia non può scherzare col fuoco.

Obbligo di Pos, Meloni non è d’accordo sui piccoli importi

«Sull’obbligo di Pos ci si dice che vogliamo impedire di pagare con il bancomat per favorire l’evasione – ha detto la Meloni in un video postato sui social – il governo sta valutando la possibilità di non obbligare i commercianti ad accettare pagamenti elettronici per piccoli importi. Fino a 60 euro non vorremmo obbligarli. Vedremo come andrà a finire l’interlocuzione con la Commissione europea. Ma l’obbligo per importi così bassi incide tantissimo sui commercianti».

Come si diceva, sarà l’interlocuzione con la Commissione Ue a suggerire il da farsi al governo. Meloni, sulla questione parallela del limite ai pagamenti cash, ha anche avuto modo di aggiungere che «il tetto al contante sfavorisce la nostra economia, siamo in un mercato europeo, il tetto ha senso solo se ce lo hanno tutti. In Europa ci sono tanti diversi tetti al contante, e nazioni che non ce l’hanno. La Germania non ha un tetto al contante, l’Austria che confina con l’Italia nemmeno. Chi ha contante da spendere preferisce andare a farlo in altre nazioni».

Pagamenti elettronici in aumento nell’Unione Europea

Ma è davvero così? Detto che il contante è certamente il metodo più utilizzato nelle transazioni quotidiane dei cittadini europei e che all’interno dei confini dell’Unione Europea sono considerati validi sia i pagamenti in denaro che numerose forme di transazione elettronica, nel bilanciamento tra vantaggi e svantaggi gioca un ruolo importante chi effettua il pagamento e l’importo.

E Bruxelles vuole limitare l’uso del cash, perché ritiene che implichi molte criticità e che i digital payment siano il futuro (oltre che un presente sempre più importante).

È innegabile, ad esempio, che le transazioni fatte con mezzi diversi dal contante siano nettamente cresciuti nell’Eurozona negli ultimi anni. Nel 2021, secondo la Bce, il numero dei pagamenti elettronici è aumentato del 12,5% rispetto all’anno prima. Il 49% di questi pagamenti è stato effettuato tramite carte, il 22% da bonifici e il 20 da contrazione diretta di debito.

La pandemia ha inciso sulle abitudini di pagamento

A determinare un cambio di abitudine più incisivo e diffuso in tutti gli strati della popolazione è stata sicuramente la crisi pandemica. Le restrizioni, il lockdown, la segregazione in casa e in ambienti circoscritti ha fatto sì che le persone, giocoforza, usassero i metodi di pagamento virtuale in maniera molto più frequente rispetto al passato.

Da Francoforte dicono anche che il contante ha avuto un ruolo di “riserva di valore” più che di mezzo per effettuare dei pagamenti. Sono infatti diminuiti i pagamenti ma è aumentata la richiesta di banconote. Prima del Covid il contante era il metodo più utilizzato per quel che riguarda i pagamenti di natura ordinaria, a cui seguiva la carta di credito (il 73% dei pagamenti effettuati nel 2019 era a mezzo contante). I trasferimenti in contante rappresentavano il 48% del valore totale dei pagamenti mentre quelli della carta componevano il 41%. Il restante era coperto da altri metodi.

Contante, dove si usa di più in Europa è Malta

Analizzando i singoli stati, le differenze nelle modalità di pagamento sono evidenti. Il Paese in cui si effettuano più transazioni in contante è Malta (88%) a cui seguono Spagna (83%), Cipro (83%) e Italia (82%). In fondo alla classifica si trovano l’Estonia (48%), la Finlandia (35%) e i Paesi Bassi (34%). Per quel che riguarda il valore complessivo di questi pagamenti, i paesi caratterizzati dai valori più alti sono Malta (73%), Cipro (73%), Spagna (66%) e Slovacchia (63%).

A Bruxelles sanno bene che il pagamento in contante è “uno strumento inclusivo” dell’economia oltre che importante. Le persone meno dotate di mezzi e competenze digitali (come gli anziani e i meno abbienti) tendenzialmente usano più il danaro che i pagamenti elettronici. Ma il rovescio della medaglia dice che il contante favorisce le attività illegali come riciclaggio ed estorsioni, a tutto vantaggio delle organizzazioni mafiose e terroristiche. Da qui l’idea di imporre limitazioni delle transazioni tradizionali.

Paesi dove c’è il limite al contante

Sono 12 gli stati comunitari in cui c’è una soglia massima per commercianti e consumatori riguardo ai pagamenti in contante. In alcuni casi si tratta di un limite comune a consumatori e commercianti, in altri differenziato tra queste due categorie. Per 6 paesi esistono delle soglie solo in determinate situazioni. Nei restanti 9 non ci sono limiti alle transazioni in contanti.

Il limite più basso che si riscontra nell’Unione europea è quello imposto dalla Grecia, pari a 500 euro, applicato in qualsiasi circostanza. Quello più alto si trova in Ungheria e si tratta di un limite di 40.000 euro al mese applicato esclusivamente alle persone giuridiche.