Da sinistra Francesco Condoluci, caporedattore Economy online, Mauro Califano direttore HR Rodacciai e Pietro Fortunato, Managing Director di Hubnet

La salute. L’istruzione dei figli. Il benessere psico-fisico. La tutela del potere d’acquisto. La voglia di conciliare vita professionale e privata. Il lavoro può anche cambiare, certo, si può anche lasciare un’azienda per passare ad un’altra, ma le esigenze individuali, quelle no, quelle restano. E sono sempre più dirimenti e cruciali per il lavoratore. Altro che stipendio e gratificazioni puramente economiche.

«Lo dimostra il fenomeno ribattezzato “The Great Resignation”, le dimissioni in massa di milioni di lavoratori, che dall’America si è propagato anche in Europa – conferma l’esperto Paolo Stern, presidente di NexumStp Spa, società di consulenza del lavoro che da anni è una presenza fissa nella prestigiosa classifica Ft1000 – oggi le persone cercano principalmente il worklife balance. Nella costruzione delle ragioni che, nel mondo del lavoro, determinano il “perché me ne vado” e “perché resto” ci sono certamente motivazioni “impalpabili” che è difficile intercettare. Ci sono però anche vantaggi economici e fiscali sui quali già il legislatore può e deve intervenire».

Welfare, nuovi bisogni, nuove risposte

La parola magica, per modellare il lavoro sulla base delle esigenze individuali e renderlo più attrattivo, più appetibile, più stimolante al cospetto dei lavoratori, è insomma più che mai “welfare aziendale”. Ed in un mondo dove ormai – vista la quantità di informazioni personali che ogni giorno riversiamo in rete – l’approccio data-driven è diventato una sorta di commodity, la nuova frontiera, in tal senso, è quello che si potrebbe definire il “welfare di precisione”.

Un piano di misure per il benessere e la protezione sociale costruito su “misura”, a prescindere cioè dal contesto del momento, dall’attuale impiego dal dipendente, ma valevole per tutta la vita.

È la proposta chiave – che in realtà però è già un progetto strutturato – venuta fuori dalla tavola rotonda “Welfare aziendale: nuovi bisogni, nuove risposte”, secondo appuntamento di una serie di eventi sull’argomento, tenutasi presso lo spazio eventi Manzoni16 a Monza e organizzata da Linea Aziende, divisione Pmi di Generali Assicurazioni, in collaborazione con Economy.

Welfare territoriale, cos’è e come si può costruire

È stato Pietro Fortunato, Managing Director della società Hubnet, a illustrare l’idea: «Si tratta di una community interaziendale di welfare che nasce con il preciso obiettivo di studiare lo sviluppo di politiche e servizi dedicati al miglioramento della qualità della vita del capitale umano in azienda attraverso la condivisione di esperienze e l’utilizzo di nuove tecnologie». Machinelearning, algoritmo proprietario e moneta digitale saranno i tre strumenti tecnologici con i quali, attraverso una piattaforma, «si porterà l’esperienza welfare a un livello superiore».

Ogni utente potrà personalizzare il proprio piano di welfare e al resto, sul piano empirico, ci penseranno le convenzioni e gli accordi con le realtà territoriali di cui beneficeranno le aziende aderenti. «La community risponderà anche ad un’altra logica – ha spiegato Fortunato – quella di far aggregare le piccole aziende che, per ragioni economiche, non riescono ad accedere a misure di welfare aziendale. I servizi erogati invece andranno a toccare direttamente le “tasche dei lavoratori e dei cittadini”».

Rodacciai Spa, un’acciaieria dal cuore tenero

Un progetto ambizioso quello del welfare territoriale e “di precisione” che, alle spalle ha anche una realtà consolidata come Rodacciai SpA. Un’azienda storica specializzata nella produzione di acciai per utilizzi industriali, con sede a Bosisio Parini, che appartiene al gruppo brianzolo Rodasteel, oggi una delle industrie metallurgiche più importanti d’Europa con un fatturato da oltre 700 milioni di euro. Rodacciai da anni si fregia del sigillo di qualità Top Job Best Employers, grazie alle misure varate per i suoi 730 collaboratori.

«Le iniziative per il benessere dei nostri collaboratori è da sempre un nostro impegno e così abbiamo pensato che era arrivato il tempo di esportare il modello anche fuori dall’azienda» ha spiegato il Direttore Hr di Rodacciai Mauro Califano nel corso di un dibattito che ha dato spazio anche alla case history in ambito welfare della multinazionale Verisure, l’azienda di allarmi numero uno in Italia.

La direttrice Risorse Umane di Verisure, Dalila Ferraioli, nell’occasione, ha raccontato il “Welfare REvolution Program” ideato dall’azienda «per offrire un piano welfare ai dipendenti destinato al supporto della genitorialità e delle famiglie con persone non autosufficienti, alla tutela della salute e del work life balance, ad aiutare le neo mamme ma anche i nuovi papà».

Fringe benefit e flexible benefit a cosa possono servire?

«”Welfare di precisione” è una bella sintesi, azzeccata. Non si tratta solo benefits, ma di welfare sociale e ancoraggi sul territorio» ha commentato Michela Berto, Health Employee Benefit che da anni si occupa per Generali Assicurazioni di piani di welfare: «Durante il periodo Covid sono state annullate più di un milione di assistenze specialistiche. Si potranno recuperare, certo, ma coi tempi del pubblico e il costo del privato, il welfare aziendale può essere una risposta più efficace ed efficiente alla domanda di protezione sociale. Negli anni sono sparite le famiglie allargate e le spese sanitarie sono aumentate, oggi c’è un 47% di famiglie di single per cui il welfare è anche uno strumento di inclusione».

«Il welfare motiva, incentiva, integra la retribuzione e fidelizza, sostenendo il reddito» ha ricordato Laura Imovili, dirigente nazionale Ancal, l’associazione dei commercialisti area lavoro, all’inizio del suo intervento incentrato sugli aspetti fiscali e contributivi di fringe e flexible benefit: «Ecco perché il legislatore riconosce oggi la non fiscalizzazione e non contribuzione difendendo il potere d’acquisto del lavoro di somme che prima venivano colpite pesantemente».

«Se 1000 euro lordi in busta paga per il lavoratore diventano circa 700, per l’azienda sono invece 1300 – ha puntualizzato, entrando nel dettaglio – con le misure di welfare attuale 1000 euro restano mille euro per entrambi. Ovviamente si tratta di utilità sociali, educative, istruttive, spese assistenziali. Sono piani adatti anche a piccole realtà: in passato ne ho redatto uno per un parrucchiere con 4 dipendenti».

Dal Welfare al Welfare State, adesso si può

Anche le istituzioni locali stanno prendendo consapevolezza dell’importanza del welfare sui territori: «Stiamo procedendo con l’istituzione di un Osservatorio per l’individuazione e la premiazione delle best practices» ha annunciato in conclusione della round table di Monza la consigliera della Regione Lombardia Silvia Scurati, «nella nostra regione ci sono tante aziende che hanno assunto donne incinte, instaurato orari flessibili e introdotto la settimana corta per le lavoratrici. Ho firmato personalmente una risoluzione poi approvata in Aula che sostiene e promuove ciò che già esiste e ciò che già funziona o vorrebbe funzionare meglio».

«Adesso abbiamo anche un governo che rivede i criteri Isee, abbassando l’incidenza della prima casa e contestualizzandola e vuole introdurre un fattorefamiglia che terrà conto del numero di figli conviventi e disabili a carico – ha aggiunto – gli ambiti di possibile collaborazione tra il sistema lombardo e quello nazionale sono tanto. È tempo di passare dal welfare al welfare state».